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Elezioni cantonali a Zugo: Status quo per il governo cantonale

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Il Consiglio di Stato rimane quindi composto da tre rappresentanti dell’Alleanza di Centro, due liberali radicali e due Udc. Foto: la neo-eletta consigliera di stato Laura Dittli
Bienne, 2 Ottobre 2022 - Il Consiglio di Stato del Canton Zugo rimane interamente in mani borghesi: i sei membri in carica sono stati rieletti oggi e Laura Dittli (Alleanza di Centro) ha difeso brillantemente il seggio del direttore della sicurezza uscente Beat Villiger. Il campo rossoverde non è riuscito a riconquistare la poltrona in governo persa quattro anni fa. Il Consiglio di Stato rimane quindi composto da tre rappresentanti dell’Alleanza di Centro, due liberali radicali e due Udc. L’uscente Martin Pfister (Alleanza di Centro), responsabile della Sanità, ha ottenuto il punteggio più alto con 21’894 voti. Alla sua prima elezione, Laura Dittli, 31 anni, è arrivata seconda con 21’013 voti.
I due liberali-radicali e la terza rappresentante del Centro seguono a breve distanza: Andreas Hostettler (Plr, Interno) ha ottenuto 20’674 voti e il suo collega di partito Florian Weber (Costruzioni) 20’492 voti. La responsabile dell’Economia Silvia Thalmann-Gut (Centro) ha ricevuto 20’087 voti. Chiudono la lista degli eletti i due consiglieri di Stato uscenti dell’Udc: il responsabile delle Finanze Heinz Tännler con 19’203 voti e quello dell’Istruzione Stephan Schleiss con 18’379 voti. Tutti hanno raggiunto la maggioranza assoluta di 12’055 voti. L’affluenza è stata del 44,68%.
La deputata dei Verdi e Alternativi (partito affiliato ai Verdi svizzeri) Tabea Zimmermann, dietro la quale la sinistra si è mobilitata per riconquistare il seggio perso quattro anni fa, ha totalizzato 11’739 voti. Segue poi un’altra giovane donna, la Plr Tabea Estermann, presidente della sezione cantonale, che ha ricevuto 11’667 voti. L’elettricista Adi Hadodo, che rappresenta un movimento contrario alle misure anti-pandemia, è all’ultimo posto, nettamente distaccato (3’636 voti).
Pochi cambiamenti anche in Parlamento
L’Alleanza di Centro rimane la principale forza politica non solo nel governo, ma anche in parlamento, nonostante la perdita di due seggi. Attualmente detiene 19 seggi (2018: 21 seggi). L’UDC ne ha ancora 18, come il PLR che ha guadagnato un seggio rispetto al 2018. L’ALG mantiene i suoi 11 deputati in Gran Consiglio, mentre il PS perde un seggio e ne conta ora 8. I Verdi liberali guadagnano due seggi e passano a 6.

Anziani sempre più poveri

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Uno studio di Pro Senectute rileva che ad oggi in Svizzera una persona su otto in età pensionabile è in forte difficoltà economica
Bienne, 2 Ottobre 2022 - Gli anziani in Svizzera sono sempre più colpiti dalla povertà. Pro Senectute è preoccupata per l'attuale aumento dei prezzi e per la situazione di emergenza energetica. Anche prima del recente aumento dei prezzi, in Svizzera una persona su otto in età pensionabile era colpita o minacciata dalla povertà. I prezzi della benzina, dei generi alimentari, dell'energia e i costi degli alloggi stanno influenzando settori chiave della vita quotidiana. "Siamo molto preoccupati per questa situazione", ha dichiarato Alain Huber, direttore di Pro Senectute Svizzera.
Secondo Le Matin Dimanche e la SonntagsZeitung, che riportano uno studio di Pro Senectute, non meno di 46'000 anziani sono in condizioni di estrema povertà perché guadagnano meno di 2'279 franchi e non hanno riserve. L'indagine mostra differenze tra le regioni: gli anziani in Ticino sono i più colpiti, con quasi il 30% dei pensionati che vivono in condizioni precarie, mentre Basilea ha il tasso più basso (6%).

Dopo la morte della 22enne curda Mahsa Amini
Oltre 1000 persone protestano contro il regime iraniano

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In Svizzera sabato più di mille persone hanno manifestato in varie città a sostegno delle proteste in corso in Iran dopo la morte della 22enne curda Mahsa Amini.
Bienne, 1 Ottobre 2022 - Anche in Svizzera sabato più di mille persone hanno manifestato in varie città a sostegno delle proteste in corso in Iran dopo la morte della 22enne curda Mahsa Amini. A Zurigo, un migliaio di persone ha manifestato in parte sotto la pioggia battente, mentre a Berna 200 manifestanti si sono riuniti davanti all’ambasciata iraniana, hanno potuto constatare giornalisti di Keystone-Ats. In serata un’altra manifestazione è prevista a Ginevra. A Berna, la polizia ha arrestato un manifestante che ha tolto la bandiera iraniana dal terreno dell’ambasciata. Non si sono verificati incidenti gravi.
Grido di protesta
I manifestanti hanno innalzato cartelli e scandito tra l’altro "Via via via - il Mullah deve andarsene". A Zurigo c’erano fra i manifestanti anche politici, tra cui il consigliere nazionale Balthasar Glättli (Verde) e la consigliera nazionale Min Li Marti (Ps). Ricordiamo la tragica vicenda: il 13 settembre scorso la ventiduenne Mahsa Amini è stata arrestata a Tehran dalla polizia religiosa, dove si trovava con la sua famiglia per fare acquisti, a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981. Dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo non adeguato (forse considerato troppo allentato) e condotta presso una stazione di polizia, la giovane è in seguito deceduta in circostanze sospette il 16 settembre, dopo 3 giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica.
La ragazza presentava ferite riconducibili a un pestaggio, nonostante le dichiarazioni della polizia affermassero che era deceduta a seguito di un infarto. Testimoni oculari hanno affermarono che era stata picchiata e che aveva battuto la testa. L’incidente avrebbe causato un’emorragia cerebrale. La morte di Mahsa Amini è diventata un simbolo di violenza contro le donne sotto la Repubblica islamica dell’Iran. Il presidente Ebrahim Raisi ha chiesto al ministro dell’Interno Ahmad Vahidi di aprire un’indagine sull’accaduto.

Meloni, il delirio della banca svizzera: “Governo di postfascisti”
Dalla newsletter della Banca Migros una comunicazione critica nei confronti di FdI

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Bienne, 1 Ottobre 2022 - La Banca Migros, fondata nel 1958, è una delle dieci maggiori banche in Svizzera, controllata dall’omonimo Gruppo, leader della distribuzione con numerosi supermercati e punti vendita al dettaglio su tutto il territorio elvetico. Come ogni banca che si rispetti, anche la Migros invia periodiche newsletter ai suoi clienti, ordinate poi come “posts” in un blog, rigorosamente trilingue (tedesco, francese e italiano), come spesso avviene in Svizzera. La comunicazione del 23 settembre, firmata da un senior economist dell’istituto di credito, offriva un’analisi sulle allora imminenti elezioni italiane del 25 settembre. Sorprendentemente però, come segnalato da un attento lettore, il dovuto distacco e l’interpretazione economica si intrecciavano fin troppo spesso con critiche, condanne e facili ironie sulla politica italiana e in particolare su Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni.
Il post si apre con una domanda retorica al vetriolo: “Cominciamo con un quiz: in Italia il Parlamento e il governo vengono sempre eletti per una legislatura quinquennale. Quanti sono stati i governi del nostro vicino meridionale negli ultimi dieci anni? Due? […] In realtà sono stati sei”. Ahimè, l’alternanza dei governi e i loro relativi rimpasti, effettuati spesso contraddicendo gli esiti delle urne, è stato un innegabile dato di fatto ultimamente. Tuttavia l’evidenziare questo fenomeno sembra voler mettere il dito nella piaga ancor più del necessario oltre a delegittimare le elezioni, sminuendone i risultati. L’economista svizzero continua battendo su questo tasto, riuscendo a sbeffeggiare non solo il nostro Paese, ma anche l’Europa: “Forse in Italia e in Europa ci si è assuefatti a questo va e vieni a Palazzo Chigi – dalla fine della Seconda guerra mondiale sono stati ben 71 i governi che si sono avvicendati a Roma”. Da che pulpito viene la predica. Come si sa, infatti, la Svizzera si tiene orgogliosamente fuori dalla Ue, anche se, molto opportunisticamente, con gli accordi bilaterali, ne gode i benefici senza dover rispettare quelli che per molti Paesi membri sono spesso veri e propri oneri.
E poi la “bomba” nella continuazione dell’articolo: “Ma in vista delle prossime elezioni la situazione è particolarmente delicata: con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, è molto probabile che alla guida del governo non sarà solo per la prima volta una donna, ma anche una personificazione del postfascismo. Il partito FdI affonda infatti le proprie radici nel Movimento Sociale Italiano, fondato nel 1992, che ha letteralmente fatto della sua bandiera la salvaguardia del patrimonio politico di Benito Mussolini”. Eccallà! Innanzitutto il Msi fu fondato ben prima del 1992 e della nascita di Giorgia Meloni stessa. Poi la transizione e l’evoluzione della Destra in Italia, dalla fine della Guerra ad oggi, hanno costituito un importante processo di affrancamento da possibili residui di fascismo, molto più di quanto venga raccontato dalla Banca Migros. Di mezzo c’è stata Alleanza Nazionale (fondata nel 1994) e poi, dal 2012 è sorto Fratelli d’Italia.
La Destra in Italia, intesa come partito conservatore, quindi, ha perso già da tempo ogni legame con il fascismo. Del resto, se FdI fosse un partito dall’anima fascista o neofascista o postfascista, lascerebbe veramente al suo comando una donna? AI tempi della dittatura mussoliniana, la visione della donna era piuttosto diversa: una figura che doveva essere sottomessa, prettamente madre e custode della famiglia, piuttosto che emancipata leader politica. L’articolista dice di non essere stupito “tenuto conto del rispetto di cui gode ancora il “Duce” dietro al braccio teso di alcuni gruppi della popolazione italiana”. Leggendo una frase del genere, anche un marziano che volesse visitare l’Italia, scapperebbe inorridito, nella paura di venir inseguito da diverse orde di squadristi ancora presenti nella nostra Penisola. Questi giudizi generici e addirittura estesi a “gruppi della popolazione Italiana” manifestano un vero e proprio pregiudizio sia verso i vincitori delle ultime elezioni sia verso il nostro Paese.
Il senior economist si dice addirittura irritato dalla retorica antieuropea con cui il centrodestra sembra riuscire a ottenere il favore dell’elettorato italiano. In particolare, viene ricordato l’ormai famoso “è finita la pacchia” menzionato dalla Meloni e citato a sproposito, come in questo caso, da quasi tutti i suoi detrattori. Il porre fine alla pacchia non è altro che il voler insistere sulla salvaguardia dei diritti dell’Italia, prima di quelli dell’Europa, come fanno praticamente tutti gli altri Paesi membri, senza porsi neanche troppe remore: quale Paese si immolerebbe davanti a richieste inadeguate della Ue, a svantaggio dei suoi stessi cittadini? Nessuno (nè tantomeno la Svizzera). L’articolo insinua che gli interessi nazionali, sottolineati dalla Meloni, avrebbero come obiettivo principale quello di “garantire i circa 20 miliardi di euro trimestrali che saranno stanziati all’Italia dai fondi Ue Next Generation, che in realtà sarebbero vincolati a obblighi di ristrutturazione e riforma”. A leggerlo, sembra quasi che l’Italia cerchi di estorcere il recovery fund all’Europa in modo quasi subdolo senza rispettare le regole per ottenere il finanziamento.
L’articolo mette in dubbio la disponibilità alle riforme del possibile nuovo governo di centrodestra, menzionando le dichiarazioni di Berlusconi sulle pensioni minime da mille euro o la flat tax di Salvini o l’amnistia per gli evasori fiscali e il pensionamento anticipato. Manovre che avrebbero, secondo il blog della Banca Migros, un “retrogusto di tattica elettorale”. Secondo l’analisi, un’altra possibile causa di disastro dopo la vittoria del centrodestra riguarderebbe l’ulteriore crescita dello spread: “Se, in un’eventuale vittoria elettorale, Meloni e i suoi avversari dovessero mettersi, anche solo marginalmente, in rotta di collisione con l’Ue e la Bce, il premio di rischio sui titoli di Stato italiani aumenterebbe e i costi di rifinanziamento e debito andrebbero a pesare ancora di più sul bilancio italiano”.  “Dopotutto l’Italia è troppo importante e troppo legata all’Ue e all’eurozona per essere abbandonata al proprio destino” continua bonariamente l’articolo, facendoci passare ancora per sprovveduti e in balia della benevolenza e magnanimità europee.
Ed ecco una nuova frecciatina finale all’Europa: “Ne consegue una strana situazione in cui le istituzioni europee sostengono niente meno che un governo euroscettico”. Leggendo l’articolo, sembrerebbe che il sostegno all’Italia, malgrado il presunto (non vero) euroscetticismo della Meloni e dei suoi alleati, rischierebbe di far spaccare l’Europa, facendo innervosire soprattutto i Paesi dell’Europa settentrionale. Viene poi sottolineato come le elezioni italiane siano state un evento che è andato ben oltre i confini nazionali. Ce ne siamo accorti anche noi italiani, dopo il voto, con le varie “ingerenze” di vari leader di Paesi stranieri preoccupati per il nuovo centrodestra al potere.
Ed ecco, per concludere, ancora una bordata di anti-italianità nell’analisi della banca: “Ma se guardiamo alla storia, non è errato avere per lo meno un pizzico di serenità. Perché se ci sarà il 72° governo, molto probabilmente il 73° non sarà così lontano. Dalla Fondazione della Repubblica nel 1946, la durata media del governo italiano è stata inferiore a un anno”. La newsletter della Banca Migros ha dipinto un quadro allucinante (e allucinato) di un’Italia continuamente incapace di darsi un governo e, adesso che quasi ce l’ha, di centrodestra, sembra dire: si salvi chi può. Certi clamorosi luoghi comuni o ironie dovrebbero essere evitati, perché questi sì potrebbero allontanare investitori e capitali da un Paese (l’Italia), se viene dipinto dalla miopia di chi, pur maneggiando denaro nella ricca Svizzera, vorrebbe vederlo solo di un colore, il rosso.
Andrea Gebbia, 30 Settembre 2022

Una tassa per chi va all'ospedale con sintomi lievi

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A volerla imporre è il Consiglio nazionale - I bambini e i giovani sino a 16 anni ne sarebbero esentati
Bienne, 30 Settembre 2022 - L'introduzione di una tassa per i cosiddetti «casi bagatella» comporterebbe difficili problemi di delimitazione, causerebbe elevati oneri amministrativi e accrescerebbe ulteriormente la partecipazione ai costi dei pazienti, che già risulta proporzionalmente elevata, ha fatto notare Flavia Wasserfallen (PS/BE) a nome della commissione. Soltanto una piccola quota di popolazione si reca in ospedale per casi di lieve entità, ha aggiunto invano la bernese, precisando che sussiste inoltre il rischio che persone bisognose di cure rinuncino a recarvisi proprio a causa della tassa rischiando eventuali conseguenti complicazioni.
Ma la maggioranza del Nazionale ha invece ritenuto che la tassa proposta per accedere al pronto soccorso sia uno strumento utile per rafforzare la responsabilità individuale. Lo scopo della misura - secondo Jörg Mäder (PVL/ZH) che ha difeso in aula il testo del suo ex collega - è rendere i pazienti più consapevoli delle varie componenti del sistema sanitario e privilegiare i contatti con il medico di famiglia. In questo modo si potrebbero sgravare i reparti di pronto soccorso degli ospedali e quindi anche contenere l'evoluzione dei costi. Le consultazioni ambulatoriali negli ospedali costano più del doppio di quelle presso uno studio medico, ha aggiunto.

Minacce nucleari, improbabili o meno a Berna ci si premunisce

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Definite dal Dipartimento della difesa l’organizzazione e le competenze in caso di grave crisi atomica
Bienne, 30 Settembre 2022 - Le minacce nucleari proferite da Vladimir Putin in relazione alla guerra in Ucraina non lasciano indifferente il Consiglio federale: in caso di minaccia o impiego di armi atomiche, verrà attivato lo Stato maggiore di condotta strategica della Confederazione (Smcsc) allo scopo di garantire una reazione rapida ed efficace. Responsabile per l’impiego sarà il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps), spiega una nota governativa odierna.
I compiti dell’Smcsc comprendono l’analisi costante della situazione, in modo da poter attuare tempestivamente le misure necessarie, nonché il coordinamento della pianificazione degli impieghi a breve, medio e lungo termine, in stretta collaborazione con gli organi competenti. Nella sua attuale valutazione della situazione, il Ddps crede improbabile che, in relazione con la guerra in Ucraina, la Russia impieghi armi nucleari o che sia provocato deliberatamente un incidente nucleare. Se un evento nucleare dovesse comunque verificarsi in Ucraina, ciò rappresenterebbe una crisi di grande portata e complessità nonché di particolare urgenza in termini di tempo.
Per garantire una reazione rapida ed efficace, il Consiglio federale definisce l’organizzazione di crisi e i relativi organi competenti. Il governo ha quindi autorizzato il Ddps a impiegare lo Stato maggiore federale Protezione della popolazione (Smfp) quale Stato maggiore di condotta strategica della Confederazione, nel caso in cui si verificasse un evento nucleare oppure che un tale evento si profilasse.

Quattordici anni fra collegialità e fedeltà di partito
Ueli Maurer si dimette dal Consiglio federale

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Ritratto del consigliere federale Udc al passo d’addio a fine anno. Bene alle Finanze interne, non eccelso sulla scena internazionale
Bienne, 30 Settembre 2022 - Dopo aver affermato che sarebbe restato fino al 2023, Ueli Maurer ha deciso invece di uscire di scena oggi, con un anno d’anticipo insomma, nel corso del suo quarto mandato in governo. Lo zurighese di 71 anni ha trascorso in totale 14 anni in Consiglio federale, restando un "vero UDC". Maurer si è sempre destreggiato con aplomb tra collegialità e fedeltà al proprio partito, che aveva diretto prima di entrare nell’esecutivo federale. Basti pensare alla crisi del coronavirus in cui è stato il salvatore dei crediti alle imprese in seno al governo, pur lasciando filtrare verso l’esterno la sua voglia di un deconfinamento più rapido rispetto ai colleghi. Durante la crisi, si è adoperato per non allentare troppo i cordoni della borsa e per consentire alle aziende di rimanere a galla. Tale strategia gli è valsa le lodi anche degli avversari politici.
A suo agio alle Finanze
Maurer è sembrato apprezzare particolarmente il suo periodo trascorso quale ministro delle Finanze. Nel 2016, quando ha ripreso il dipartimento, il consigliere federale sembrava logorato dai suoi sette anni trascorsi quale responsabile della difesa. Contabile di formazione, è subito apparso a suo agio con le cifre. Nel suo bilancio v’è sì la sconfitta, nel 2017 davanti al popolo, della terza riforma dell’imposizione delle imprese che avrebbe dovuto porre fine ai privilegi fiscali accordati alle multinazionali. Ma due anni più tardi, Maurer ha ottenuto la sua rivincita grazie a un pacchetto aggiunto dal parlamento in favore dell’AVS.
Pressione internazionale
Alle Finanze, Maurer ha dovuto governare sotto la pressione costante dell’estero. Avendo il segreto bancario lasciato il posto allo scambio automatico delle informazioni, il ministro UDC ha annunciato la fine dell’eccesso di zelo di fronte all’OCSE e un’offensiva per meglio vendere la piazza finanziaria svizzera. Inoltre, non bisogna dimenticare la reazione dell’Unione europea all’interruzione dei negoziati in vista di un accordo istituzionale. Maurer ha dovuto convincere il Consiglio federale di attivare il diritto d’urgenza per proteggere la piazza finanziaria dal mancato riconoscimento dell’equivalenza borsistica. Il suo piano sembra funzionare per il momento.
L’abbandono unilaterale dell’accordo quadro ha causato ulteriori turbolenze in governo. Tuttavia, da uomo "di campagna" affezionato al suo Oberland zurighese, Maurer ha moltiplicato i viaggi all’estero per difendere gli interessi della Svizzera, rischiando anche passi falsi. In generale, lo zurighese non ha brillato sulla scena internazionale. Nessuno ha scordato la sua "prestazione mancata" sulla CNN dopo l’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca. In Svizzera, ha invece raccolto i complimenti, in particolare dalla maggioranza borghese del parlamento. Maurer è stato definito un fautore della disciplina finanziaria. Non ha cessato di presentare programmi di risparmio nonostante conti eccedentari. Ma la pandemia di coronavirus ha in parte annullato i suoi sforzi per cancellare il debito.
Eletto con un solo voto di scarto
Temendo di ritrovarsi con un nuovo Christoph Blocher in governo, nel 2008 le Camere federali avevano eletto Ueli Maurer con un solo voto in più di Hansjörg Walter. Il nuovo ministro della Difesa ha tuttavia subito abbandonato lo stile vendicativo che lo aveva contraddistinto quale presidente dell’UDC svizzera. Nonostante alcune dichiarazioni "shock", in particolare sulla Corte europea dei diritti dell’uomo e sulle donne, e un bilancio alla Difesa poco esaltante (vedi "no" ai Gripen nel 2014), una volta alle Finanze Maurer è riuscito a farsi apprezzare anche oltre il suo schieramento politico grazie alla indiscussa competenza. E spesso, persino, ha difeso dossier contro il suo stesso partito. Ora per l’UDC non sarà facile sostituirlo.

La crisi energetica fa tornare di moda il telelavoro

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Alcune aziende, fra cui la Posta, stanno riconsiderando l’idea di rispedire a casa i dipendenti per risparmiare sul riscaldamento dei luoghi di lavoro
Bienne, 28 Settembre 2022 - Alcune aziende svizzere stanno pensando di spegnere il riscaldamento nei grandi uffici e di rimandare i dipendenti in telelavoro per risparmiare energia, in caso di penuria. Lo rivela un’indagine di Beobachter, stando ad anticipazioni del numero a breve in edicola. Nel caso in cui le autorità chiedano alle aziende di ridurre il consumo di elettricità quest’inverno, Novartis sta esaminando diverse opzioni, fa sapere il colosso farmaceutico, interpellato dal periodico zurighese. "Tra queste l’utilizzo di modelli di lavoro ibridi o a distanza, laddove possibile, e la riduzione del riscaldamento degli edifici".
Anche la Posta indica che potrebbe essere riesaminato il tema dell’impiego da casa: ma questa è solo una delle varie opzioni. Per l’impresa inoltre le sedi degli uffici hanno una bassa domanda di elettricità rispetto a quelle della logistica. Altre società non si esprimono così chiaramente: le misure concrete saranno comunicate solo dopo aver informato i dipendenti. Secondo il Beobachter molte sono impegnate nel calcolare quanta energia si potrebbe risparmiare se i loro uffici open space semivuoti non dovessero più essere riscaldati, ventilati e illuminati. Non ci sarebbe quindi da stupirsi se presto ordineranno al personale di tornare nelle quattro mura domestiche, come ai tempi dei confinamenti per coronavirus.
Ma le aziende sono autorizzate a farlo? Sì, risponde l’esperta Katharina Siegrist. "In situazioni eccezionali, i dipendenti dovranno probabilmente accettare il telelavoro temporaneo". Ma ragioni puramente economiche non sono sufficienti per uno smart working non volontario. Sul tema non esiste peraltro ancora una giurisprudenza, spiega la specialista al bimensile. "La cosa migliore è cercare di trovare una soluzione amichevole e rimanere flessibili". Secondo Siegrist il lavoro a domicilio deve essere accompagnato con un’equa compensazione delle spese.
Se i dipendenti utilizzano una parte del loro alloggio per il lavoro possono, ad esempio, richiedere il rimborso dei costi per stampanti, mobili, internet nonché – come ha stabilito nel frattempo il Tribunale federale – anche un contributo ai costi di affitto. "La cosa migliore da fare è prevedere in anticipo, nell’ambito di un accordo scritto, le regole che si applicano al lavoro concordato nell’ufficio di casa", dice Siegrist. "I datori di lavoro non possono semplicemente scaricare i costi energetici sui loro dipendenti", mette in guardia la specialista.
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Lo "strappo" di Bossi, nella Lega nasce la corrente del Nord

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Le adesioni al progetto del Senatur sono già aperte in Lombardia e Veneto
Bienne, 1 Ottobre 2022 - Neanche una settimana dopo Umberto Bossi, fresco di elezione a parlamentare, una volta terminato con una serie di disguidi il lavoro del Viminale sulle schede, torna a dire la sua dopo tanto tempo e fonda la corrente 'nordista' della Lega.  Uno strappo dal partito, perché la nuova realtà agirà sì dentro al movimento ma per forza di cose dovrà dialogare, e forse - come teme qualcuno nel partito di via Bellerio -scontrarsi , con con la leadership di Matteo Salvini.
La corrente ha già un nome, 'Comitato del Nord', e le adesioni sono aperte a partire dal Veneto e dalla Lombardia. Sembrava fino all'altro giorno escluso il Senatur da un posto in Parlamento dopo 35 anni consecutivi. "Non è stato eletto" è stata la prima versione uscita dalle urne. E l'interessato aveva parlato di un messaggio "chiaro ed inequivocabile" che viene dai cittadini perché "il popolo del Nord va ascoltato". Poi aveva spiegato che non avrebbe voluto candidarsi ma di averlo fatto "per rispetto della militanza".
Addirittura Salvini aveva pensato di farlo rientrare con una nomina a senatore a vita. Ma non ce n'è stato bisogno perché il ministero dell'Interno ha fatto chiarezza in poco tempo sull'assegnazione dei seggi e Bossi, da deputato, entrerà di nuovo il Parlamento dalla porta principale. E ora sarà quella "militanza" a sostenere lui e i suoi nel portare avanti le ragioni del Nord e nel cercare di riconquistare in queste regioni le tante preferenze perse per strada il 25 settembre.
L'iniziativa di Umberto Bossi ha dato sicuramente forza a chi dentro la Lega ritiene irrinunciabile il discorso dell'autonomia. Il cosiddetto Popolo del Nord, fatto anche di tanti piccoli imprenditori, torna alla carica e sembra sostenere e apprezzare l'iniziativa del Senatur:"Dopo trent'anni di battaglie, questa sarà la legislatura che finalmente attuerà quell'autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede. È nel programma del centrodestra, non costerà nulla anzi farà risparmiare milioni, avvicinerà i cittadini alla politica, taglierà sprechi e burocrazia. E il ministero per le Riforme e gli Affari regionali sarà protagonista di questa pacifica rivoluzione", si legge in una nota della Lega diffusa quasi contestualmente all'annuncio della nuova creatura bossiana.

Meloni: non disturbare chi vuole lavorare e produrre ricchezza

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Bienne, 1 Ottobre 2022 - Prima uscita pubblica dopo la vittoria elettorale per Giorgia Meloni che è arrivata, accolta dagli applausi, al Villaggio di Coldiretti al Castello Sforzesco di Milano per il suo intervento. Rigido il protocollo di sicurezza con l'ingresso al cortile del Castello transennato per evitare un contatto ravvicinato tra i giornalisti e la leader di Fratelli d'Italia che ha esordito parlando del rilancio dell'interesse nazionale in Europa."La cultura dell'Italia deve tornare a partire dalla difesa del suo interesse nazionale per trovare soluzioni comuni" ha detto, "È qualcosa che cambierà nei prossimi mesi. Non vuol dire avere un approccio negativo verso gli altri, ma positivo verso sé stessi".
Meloni ha pountato il dito contro quanti la accusano di populismo. "Quelli che oggi hanno letto i giornali avranno dovuto fare i conti con il fatto che quando qualcuno in questa nazione segnalava che 'in Europa si parte dalla difesa degli interessi nazionali per arrivare a soluzioni comuni' non lo facevamo perché eravamo populisti, ma lucidi", ha evidenziato. "Se saremo chiamati a governare, ci siamo dati anche come obiettivo quello di restituire a questa nazione una strategia industriale che non ha avuto negli ultimi tempi". Una strategia - ha aggiunto - che "non può prescindere dagli elementi che sono più identificativi del nostro sistema produttivo. Tra gli elementi sui quali noi siamo molto più competitivi di tutti gli altri e dai quali non possiamo prescindere c'è ovviamente il tema dell'eccellenza del prodotto, del marchio e segnatamente del comparto agroalimentare". "Siamo in un momento molto particolare per il nostro sistema produttivo e particolarmente difficile per il sistema agroalimentare. Noi abbiamo fatto una campagna elettorale dicendo che ci saremmo dati come grande obiettivo quello di modificare il rapporto tra Stato e cittadini e quello tra Stato e imprese".
Perché ha aspettato a parlare
"In questi giorni ho scelto di limitare le uscite pubbliche per dedicarmi anima e corpo ai dossier che sono più urgenti. Se saremo chiamati a governare, abbiamo in mente di dare risposte immediate ed efficaci alla nostra nazione" ha detto Meloni, "A partire dal caro energia, io sono in costante contatto con il governo che è impegnato in una trattativa molto complessa per cercare soluzioni a livello europeo. Se pensiamo a livello nazionale di poter continuare a compensare i costi di bollette per regalare soldi alla speculazione facciamo un errore", ha rimarcato.
Da premier in pectore, ha promesso agli agricoltori che lo Stato si muoverà nel rapporto con le imprese all'insegna del principio "non disturbare". "Sono qui per dare questo messaggio - sono state le parole, applaudite, di Meloni - Abbiamo detto in campagna elettorale che un nostro grande obbiettivo era modificare il rapporto tra lo Stato e i cittadini e lo Stato e le imprese. La nostra bussola è un concetto molto semplice: non disturbare chi vuole fare, chi vuole produrre ricchezza, chi vuole lavorare. Usciamo da una legislatura nella quale si è detto che la povertà si poteva abolire con un decreto, che la ricchezza si faceva con un decreto. La ricchezza in questa Nazione la fanno le aziende con i loro lavoratori".
Prima di parlare a Milano, la leader di Fratelli d'Italia ha incontrato Silvio Berlusconi in un colloquio" che si è svolto in un clima di grande collaborazione e unità di intenti, i due leader hanno ribadito la soddisfazione per l'affermazione del centrodestra alle elezioni politiche e hanno fatto il punto sull'attuale situazione politica".

Governo Meloni, toto-nomi, nuova giornata di incontri e contatti

Bienne, 1 Ottobre 2022 - Nuova giornata di incontri e contatti per Giorgia Meloni, alle prese con il risiko dei ministeri. Anche se lei continua a mantenere la consegna del silenzio, il toto-nomi per il prossimo governo non si ferma. Le ultime indiscrezioni confermano l'intenzione del leader di via della Scrofa di puntare alla Farnesina con un proprio candidato autorevole possibilmente donna (in pole resta Elisabetta Belloni) così da poter dare una propria impronta alla politica estera, anche alla luce del suo ruolo di presidente dell'Ecr, il gruppo dei conservatori a Bruxelles. Di conseguenza, l'azzurro Antonio Tajani, dato tra i favoriti per gli Esteri, potrebbe 'spostarsi' alla Difesa.
A questo punto per Ignazio La Russa, già ministro della Difesa con il governo Berlusconi, si profilerebbe un posto di sottosegretario alla presidenza del Consiglio o, secondo gli ultimi boatos, la guida del gruppo di Fdi al Senato (a Montecitorio resterebbe l'attuale presidente dei deputati Francesco Lollobrigida). Si parla di incarichi di peso a palazzo Chigi per l'uomo-ombra della Meloni, il senatore Giovanbattista Fazzolari, Daniela Santanchè, il responsabile economico del partito, Maurizio Leo, e l'attuale presidente del Copasir, Adolfo Urso (qualcuno diceva alla Difesa ma a quel punto Fdi dovrebbe scegliere se tenersi anche gli Esteri). Mentre da Milano trapela che alla Sanità potrebbe trovare casa Letizia Moratti, che arrivando alla Salute sminerebbe la grana regione Lombardia, dove sono scintille in casa con il governatore Fontana. Fdi potrebbe benedire l'arrivo a Roma della Moratti, visto anche che per il partito di Meloni la rielezione dello stesso Fontana non è più un tabu.
Per la Giustizia i meloniani vedono benissimo l'ex pm Carlo Nordio (l'altra contendente per lo stesso posto, la leghista Giulia Bongiorno, viene data alla Funzione pubblica) e al Sud vorrebbero il governatore siciliano uscente, Nello Musumeci, mentre il dicastero delle Riforme calzerebbe a pennello per l'ex presidente del Senato, Marcello Pera. Per l'Ambiente ci sarebbe in corsa un altro esponente Fdi, Fabio Rampelli e l'eurodeputato e copresidente dell'Ecr, Raffaele Fitto, potrebbe avere buone chance per gli Affari europei. Allo stato, dovrebbe restare fuori dai giochi Guido Crosetto.
Quanto agli alleati, dirimente rimane il nodo Viminale. Ancora oggi dalle parti di via Bellerio fanno sapere che il bis all'Interno resta l'obiettivo di Matteo Salvini. A Salvini potrebbero offrire la carta Nicola Molteni, fedelissimo del segretario, oppure quella di Matteo Piantedosi, prefetto di Roma che è in lizza con l'altro prefetto Giuseppe Pecoraro. In ogni caso se Salvini cedesse, accomodandosi all'Agricoltura, cosa che resta remota, scatterebbe un effetto domino, con Gian Marco Centinaio al Turismo al posto del collega Massimo Garavaglia, che 'pagherebbe' l'aver fatto parte del governo Draghi da ministro. Inciampo che non sembra riguardare invece la conferma di Erika Stefani alla Disabilità. Mentre Lucia Borgonzoni potrebbe giocarsela per il collegio Romano, alla guida della Cultura, dopo due esperienze da sottosegretaria.
Per la guida di via XX settembre favorito ci sarebbe sempre un tecnico: restano in discesa le quotazioni di Fabio Panetta, membro del board della Bce, e sarebbero stabili quelle di Domenico Siniscalco. Se Maurizio Lupi, in rappresentanza di 'Noi moderati', viene dato ai Rapporti con il Parlamento, si parla di Vittorio Sgarbi alla Cultura e di Eugenia Roccella, eletta nelle liste di Fdi, alla Famiglia. Per il lavoro si fa il nome di Luca Ricolfi, ma c'è chi non esclude la carta a sorpresa, cioè che la casella possa andare alla fine proprio a Salvini, che sul lavoro (e sul tema delle pensioni) si fa sempre sentire.
Oltre a Tajani, nomi azzurri che circolano con insistenza anche quelli della fedelissima di Berlusconi Licia Ronzulli, (alla Sanità o alla Famiglia) e del presidente dei senatori Anna Maria Bernini, già ministro per le Politiche dell'Unione Europea. Alessandro Cattaneo, attuale responsabile dei Dipartimenti del partito forzista, potrebbe aspirare allo Sviluppo economico come viceministro.
Legata a doppio filo con il rebus ministri c'è la partita delle presidenze di Camera e Senato, ancora in alto mare. Meloni, raccontano, sarebbe sempre orientata a tenere per il centrodestra la seconda carica dello Stato e lasciare la guida di Montecitorio all'opposizione, come gesto di fair play politico-istituzionale. Per il successore della Casellati tra i papabili c'è il leghista Roberto Calderoli, visto che l'azzurro Tajani, secondo i boatos, si sarebbe tirato fuori dalla mischia perchè disponibile a un incarico di governo. Ma non è escluso che Fdi possa mettere a palazzo Madama un nome gradito.

Meloni: "Stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà"

Bienne, 30 Settembre 2022 - Ieri confronto di un'ora tra la leader di Fratelli d'Italia e quello della Lega. "Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi, incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri", assicurano a via della Scrofa. Il nodo Viminale.  "Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a eventuali ministri di un governo di centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quella di Speranza & Co. vi assicuro che stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà. Non credete alle bugie che circolano". Così su Twitter la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, all'indomani del confronto con Matteo Salvini durato circa un'ora con in primo piano tutte le "priorità e urgenze" che la coalizione deve affrontare. Il primo faccia a faccia dopo le trionfali elezioni di domenica. "Unità di intenti e grande collaborazione", professano da Fratelli d'Italia e Lega.
"Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi, incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri e sono prive di fondamento retroscena di stampa su presunti veti, così come le notizie già smentite da Palazzo Chigi su un 'patto' Meloni-Draghi", si sottolinea da via della Scrofa.Il colloquio avviene all'indomani del primo faccia a faccia con Antonio Tajani, in rappresentanza dell'altro principale partito alleato, Forza Italia. E se, da una parte, corrisponderebbe al vero - lo confermano tutti i partiti - che al momento la discussione sulla squadra è ancora in alto mare; sono fitte le indiscrezioni che circolano tra i corridoi dei palazzi della politica.
Il nodo del Viminale
Il nodo centrale riguarda la guida del Viminale, rivendicata dal segretario leghista come naturale sbocco di una sua partecipazione al governo. Non è chiaro se di questo, nello specifico, i due leader abbiano parlato ieri pomeriggio. Ma le voci di un loro scontro sul tema sembrano state diffuse ad hoc per alimentare il pressing sulla presidente di FdI. La quale - secondo fonti leghiste - avrebbe alcune perplessità sull'opportunità di affidare un tale ruolo a Salvini. Anche se da via della Scrofa si smentiscono tutte le ricostruzioni di stampa su "presunti veti". Quel che è certo è che Salvini vuole una "squadra forte, capace, composta da uomini e donne di cui si fida", spiega un 'big' della Lega.
Anche se il 'capitano', nei giorni scorsi, ha "aperto a una mediazione sul tema con i governatori, in quella nuova fase di confronto che auspica porti a una distensione". Salvini poi rivendica un ruolo centrale per sé e in questo contesto il Viminale appare, appunto, il "naturale sbocco". Ma la trattativa è appena iniziata e non è detto che l'esito del confronto lo riporterà all'Interno. Le incognite sono diverse, compresi i processi per il blocco degli sbarchi di migranti.
Il precedente di Savona
Anche perché il Viminale, come Esteri, Difesa e Economia, di prassi sono oggetto di un confronto con il vertici istituzionali. Un big di Fratelli d'Italia ricorda, in tal senso, il caso di Paolo Savona. Anche se tutte le parti in causa confidano che non si arriverà mai a un problema di quel tipo perché si arriverà con una proposta priva di criticità. Per il Viminale resta aperta l'opzione di un tecnico come il prefetto Matteo Piantedosi, che con Salvini lavorò a lungo al Viminale, magari affiancato da un vice ministro leghista. A quel punto la seconda scelta di Salvini potrebbe essere semmai il Lavoro.  Sul tavolo resta sempre l'ipotesi dei due vice premier. Mentre crescono le quotazioni di Elisabetta Belloni agli Esteri. Per quanto riguarda FI, molto presto ci sarà un incontro tra Meloni e Silvio Berlusconi. Tajani sembra destinato a fare il capo delegazione in un governo in cui FI si attende di avere almeno quattro ministri.
Anche la partita delle presidenze della Camere non è in alcun modo risolta considerato che FdI non sarebbero propensi a 'consegnare' una Camera all'opposizione. Intanto, nella Lega c'è chi spinge ad alzare la posta mettendo anche sul tavolo, come tattica preventiva, l'ipotesi di un appoggio esterno. Mentre il pressing di Salvini è sull'agenda. "Per ringraziare i milioni di italiani che hanno scelto la Lega e il centrodestra siamo già al lavoro, giorno e notte, non sulle poltrone, i nomi e i ministeri, ma sulle emergenze vere del Paese e quindi affrontare il caro bollette, il problema sicurezza, la qualità della vita", scandisce il segretario leghista.
"Già domani ho convocato a Roma i quasi 100 nuovi parlamentari della Lega da tutta Italia per meritarci la fiducia che il popolo italiano ci ha dato. Quindi, al lavoro, uniti, questo ci chiede la gente senza polemiche ma con le idee chiare in testa".

Compleanno Berlusconi, il regalo dal cielo
Palloncini a forma di cuore e un messaggio di Marta Fascina

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Bienne, 29 Settembre 2022 - Una mongolfiera piena di palloncini rossi a forma di cuore e un maxi striscione con la scritta 'Buon compleanno amore, ti amo, Marta', portati in cielo da un aereo ultraleggero. Questa la 'dichiarazione d'amore' di Marta Fascina per Silvio Berlusconi, che oggi compie 86 anni. Un messaggio di auguri speciale, 'filmato' in un video diffuso sui social, che il Cav commenta così: ''Guardate che sorpresa, che bel regalo ho ricevuto! Grazie a tutti per gli auguri!", il commento dell'ex premier sui social.
La clip di 49 secondi inizia con l'arrivo nel giardino di Arcore a bordo di una golf-car, insieme alla 'quasi moglie'Fascina, che sfoggia un tailleur blu carta da zucchero, dal taglio maschile, su camicetta bianca e ballerine ai piedi. lei stringe il cellulare, mentre il Cav, che ha un look casual (sempre di blu vestito, ma nella sua classica tonalità navy) giacca e pantalone con polo in tinta, ha in braccio uno dei barboncini bianchi che sono di casa a Villa San Martino, probabilmente Dudù. Si siedono sulla panchina ad ammirare la sorpresa che arriva dall'alto e sorridenti applaudono. L'happy birthday arriva anche da Dudù, che abbia. "Vedete di arrivare anche a voi a questa età in forma come sono io...'', chiosa Berlusconi.

Lega: 'Piena fiducia in Salvini, avrà ruolo fondamentale'
'Ripartiamo da valorizzazione amministratori e governatori'

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Bienne, 28 Settembre 2022 - "La Lega potrà recuperare il consenso grazie ai risultati che otterrà nel governo di centrodestra - e Matteo Salvini avrà un ruolo fondamentale - ripartendo anche dall'ascolto del territorio e dalla valorizzazione dei tanti amministratori a partire dai governatori". Lo rende noto la Lega, al termine del consiglio federale - durato quasi 4 ore in via Bellerio a Milano - che ha confermato piena fiducia a Salvini.
È andata "benissimo" ha detto dopo il governatore Fontana anche il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. "Abbiamo discusso dei congressi", ha aggiunto Fedriga, che alla domanda "Salvini sì o Salvini no?", ha risposto: "Salvini sì". "Bene", ha detto anche il vicesegretario del partito, Andrea Crippa, e pollice in sù dal presidente del Trentino, Maurizio Fugatti. A testimonianza del clima di condivisione, la Lega aveva diffuso una foto della riunione con Salvini seduto accanto a Luca Zaia. Poi Massimiliano Fedriga vicino a Attilio Fontana. Poco dietro Giancarlo Giorgetti. "E ora si parla di un congresso straordinario della Lega. Ci vuole. Io saprei chi eleggere come nuovo segretario. Ma, per adesso, non faccio nomi", aveva scritto l'ex segretario federale della Lega ed ex governatore della Lombardia Roberto Maroni nella rubrica "Barbari Foglianti" su Il Foglio.
"La vittoria è netta. Svanisce quella che per il centrodestra era l'unica paura e per il centrosinistra l'ultima speranza: non ci saranno incertezze in Parlamento. Una doppia maggioranza in Parlamento abbatte ogni possibile ostacolo sulla strada della Meloni verso Palazzo Chigi. Il risultato sotto le aspettative della lista centrista di Renzi e Calenda non lascia dubbi: il centrodestra non avrà bisogno di altri voti in Parlamento". "La Lega sarà parte fondamentale del governo di centrodestra". E' quanto sottolinea in una nota il Consiglio federale del partito, che si sta svolgendo in via Bellerio, a Milano. "Due ore di lavoro con lo sguardo rivolto soprattutto al futuro e ai problemi da risolvere grazie al nuovo governo di centrodestra, di cui la Lega sarà parte fondamentale", scrive la Lega in una nota.

Calenda e Renzi aprono a Meloni sulle riforme

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"Se farà una bicamerale è un dovere partecipare e discutere". Il leader di Azione: sono però contrario al presidenzialismo. L'ex premier: sempre pronti a riscrivere insieme le regole
Bienne, 28 Settembre 2022 - Se la maggioranza di centrodestra aprirà un nuovo cantiere per le riforme, il Terzo Polo sarà della partita. Matteo Renzi prima e Carlo Calenda poi si schierano sulla linea della disponibilità al confronto. Comincia il leader Iv che nella sua Enews premette che in effetti una Giorgia Meloni premier "avrà la nostra opposizione", a partire dal voto contro al momento della fiducia, ma anticipa anche che "se chiederà un tavolo per fare insieme le riforme costituzionali, noi ci saremo perchè siamo sempre pronti - assicura - a riscrivere insieme le regole".
A fine giornata arriva anche la disponibilità del leader di Azione, per il qule "se Meloni farà una Bicamerale, è un dovere partecipare e discutere". Di più, "se farà delle proposte - spiega ancora Calenda - è un dovere partecipare e discutere". "Dopodiché - puntualizza - personalmente sono assolutamente contrario al presidenzialismo".
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Il gran caos del voto all’estero (dove il Pd fa il pieno)
Burocrazia, schede false, voto negato: tutti i problemi degli italiani residenti all’estero

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Bienne, 1 Ottobre 2022 - Quello che ormai è diventato il partito delle Ztl, dei centri città – Milano Centro, Roma Parioli, ecc. – e di qualche ultima roccaforte rossa in Emilia Romagna, ha trovato una nuova fonte di voti: i sei milioni di italiani che vivono all’estero. Sì, perché se in Patria è stata una cocente sconfitta per il Partito Democratico, che si attesta sotto il 20 per cento per la seconda elezione consecutiva, Letta è riuscito comunque a conquistare sette parlamentari su dodici nella circoscrizione estero: quattro deputati e sette senatori.
Eppure, anche al di fuori dei nostri confini, l’affluenza rimane al minimo storico: solo poco meno del 27 per cento degli aventi diritto ha espresso il proprio voto. Sicuramente, il fenomeno sembra delineare quello che è l’andamento interno, dove un’astensione del 36 per cento non si era mai ravvisata in Italia. Nonostante tutto, mai come in questa tornata elettorale, si sono riscontrati così tanti problemi logistici nel voto per corrispondenza.
Pochi giorni fa, sul sito nicolaporro.it, abbiamo riportato l’esperienza incredibile di un giovane italiano universitario, attualmente all’estero, che non ha potuto esercitare il proprio diritto di voto, perché il comune di residenza non gli ha inviato il plico elettorale via posta per tempo. A ciò, si aggiunge il clamoroso caso delle 25mila schede elettorali false in Sudamerica, nelle circoscrizioni consolari argentine di Rosario e La Plata, broglio ancora senza colpevoli. Per di più, oltre al danno, anche la beffa: le schede riportavano il nome errato di Montecitorio, storpiato in “Camera dei Diputati”.
Ma i disastri burocratici italiani non finiscono qui. Un altro commensale italiano, che vive in Spagna, non ha potuto esercitare il proprio diritto, perché “le schede sono arrivate il lunedì prima del voto. E dentro c’era scritto che avrei dovuto rispedirle entro il sabato… precedente“. Insomma, un’organizzazione da far tremare i polsi, un sistema che pone seri dubbi sulla veridicità dei voti esteri e che, allo stesso tempo, non ha permesso a tantissimi cittadini d’Oltralpe di poter esprimere la propria preferenza. Ma visto il gran caos di queste politiche, il nostro commensale decide di prevenire eventuali inadempienze statali: “Conserverò le schede per le prossime elezioni”.
Nel paradosso, comunque, è proprio il Partito Democratico a fare l’exploit nella circoscrizione Estero, riuscendo a conquistare quasi il 34 per cento dei consensi, e portando la viro-star Andrea Crisanti all’elezione in Parlamento. La lista di Meloni, Salvini e Berlusconi, invece, si attesta al secondo posto con il 27 per cento, triplicando il Movimento 5 Stelle di Conte, fermo al 9,3 per cento. Exploit – si fa per dire, viste le percentuali interne – è anche per Impegno Civico di Luigi Di Maio, che doppia i voti ricevuti in Italia, attestandosi all’1,3 per cento; mentre il Terzo Polo di Calenda e Renzi supera di poco il 6 per cento.
Matteo Milanesi

Il voto all’estero, un’altra Italia

Bienne, 30 Settembre 2022 - Il risultato delle elezioni di domenica è inappellabile e netto. La prima mappa evidenzia la maggioranza schiacciante nella stragrande del territorio nazionale deIla coalizione di centro-destra che conquista quasi tutti i collegi uninominali. Fratelli d’Italia primo partito in tutto il centro nord (tranne in Emilia-Romagna) e 5 Stelle al Sud.  Un esito che non sorprende tanto nel risultato finale, ma nella sua entità.
Un vero e proprio cappotto che lascia completamente a terra chi ha governato con Mario Draghi. Chi ha difeso, più meno convintamente, la sua Agenda è stato bocciato dagli elettori. Il Terzo Polo non decolla, arranca. Il PD crolla. Prendendo addirittura meno voti che nel 2018. La Lega ha preso una batosta e Forza Italia relegata a comprimaria. Chi invece ne ha causato la caduta è stato premiato. Attestandosi come partito del reddito di cittadinanza, collocandosi anche geograficamente come paladino dell’assistenzialismo e della spesa improduttiva.
Poi c’è un’altra mappa, quella che raffigura il voto degli italiani all’estero, più specificatamente in Europa, e che racconta tutto un altro film. Prima differenza: Il Partito Democratico all’estero ha corso da solo. Mossa che gli ha permesso di ottenere il 31,3% contro il 28,3% di tutti i Partiti uniti del centro destra. Al Senato risultato ancora più evidente e massiccio. PD al 41,7% e CD al 28,7%. Tranne che in America Meridionale, Il PD risulta quindi essere il primo Partito in tutti i continenti. E di portare a casa, dei 12 parlamentari eletti all`estero, ben sette rappresentanti, contro i due del Centro destra, i due 2 del MAIE e un solo eletto dei 5 Stelle. 
Anche in termini di voti si va controcorrente. Il PD all’estero prende quasi centomila voti in più al Senato e settemila in più alla Camera rispetto alle elezioni del 2018. Gli italiani all’estero sono più “illuminati”? Non credo. Ma nel caso dell’Europa, dove le Federazioni che hanno maggiore organizzazione e rappresentanza nel territorio (Belgio, Svizzera, Olanda e Lussemburgo ) si sono prese lo spazio per imporre il loro progetto politico e i loro candidati, si sono visti i frutti. Non si sono fatti calcoli correntizi né utilizzato criteri meramente geografici. Si è data la possibilità una nuova classe di dirigente, emersa dal lavoro svolto nel territorio, di potersi esprimere. E la risposta degli elettori c’è stata.
Non a caso, alla Camera Toni Ricciardi che è il segretario della federazione in Svizzera e Nadia Buttini, la Responsabile territoriale del PD in Belgio, hanno raccolto il maggior numero di preferenze in assoluto nella Circoscrizione Europa. Ma a causa dell’improvvida legge elettorale e del taglio dei parlamentari che ha penalizzato enormemente una comunità, quella degli italiani all`estero, che è in continua crescita, solo Ricciardi è stato eletto pur avendo Buttini preso molti più voti degli altri due eletti nelle altre liste. Stessa cosa al Senato, dove Andrea Crisanti e Michele Schiavone hanno fatto man bassa di preferenze ma essendo un seggio praticamente uninominale, solo Crisanti è stato eletto.
È però probabile che chi vive all`estero abbia maggiormente consapevolezza di quella che era e che rimane la posta in gioco. Il futuro di un paese che aveva un governo presieduto da Mario Draghi e che aveva rimesso in moto, con tutte le difficoltà legate al conflitto ucraino ed alla crisi energetica, un circolo virtuoso di riforme e di crescita. Di legami saldi e di rapporti costruttivi con l’Europa e con i leader internazionali. Il PNRR lo ha validato il governo Conte, ma i negoziati, il lavoro di selezione dei progetti, di certosina scrematura e di rapporto con i pignoli uffici di Bruxelles che hanno la mano nel portafoglio lo hanno svolto Mario Draghi ed Enzo Amendola. Ma forse questo messaggio non è passato. La campagna elettorale è stata fatta più sul “noi non siamo” piuttosto che sul “noi proponiamo”.
Proposte su lavoro, casa, bollette, infrastrutture, occupazione femminile, crescita del Sud, pubblica amministrazione, fisco non se ne sono viste. Un pensiero lungo sui bisogni degli italiani non c’è stato. Si è parlato di alleanze mancate, di correnti e di personalismi. Terreno fertile per chi non ha mai amministrato neanche un condominio o avuto per un minuto responsabilità di governo negli ultimi anni. Ed il risultato eccolo qui.
La mappa mostra anche una divisione nella stessa Europa. Nei paesi del cosiddetto gruppo Visegrad prevale comunque il centrodestra. Forse gli echi delle propagande degli Orbán, dei Kaczyński e dei Lukashenko faccia effetto anche sui nostri connazionali? Spero di no. Ma le differenze di percentuale e soprattutto il numero di elettori sono esigui. Il grosso della nostra comunità di expat vive in Germania, nel Regno Unito, in Francia e Belgio. La Svizzera fa  conto a sè. Rappresenta una comunità appiccicata al nord Italia, Lombardia in primis, quando si tratta di votare.
C'è un solo punto in comune pero che accomuna i due voti e i due volti dell`Italia. L’alto tasso di astensione. Che in Italia tocca cifre sconvolgenti. Segnale di totale sfiducia nella classe politica e nella sua proposta. E di partiti, specie il Partito Democratico, che non ha replicato in Italia quanto fatto in Europa. Dopo non essere riuscito nel progetto inclusivo per contrastare la Destra, non si è assunto il rischio di correre da solo. E soprattutto, non ha dato voce e rappresentanza ai suoi territori ma alle sue correnti. Scelte che si pagano a caro prezzo. Specie se a mancare è anche una netta linea identitaria, un’anima.
Perché votare Pd? Chi rappresenta il Partito democratico? Cosa vuole essere? Dove vuole andare? Queste sono le domande da porre e che dovranno accompagnare il percorso congressuale lanciato da Enrico Letta. Urgente chiarire l’identità del Partito. Ed intorno alle varie idee, di cui c’è disperatamente bisogno, identificare chi lo potrà guidare. Sarebbe importante, proprio in questa fase costituente, inserire e coinvolgere la comunità degli italiani all’estero, specie in Europa. La ventunesima regione è riuscita a dare quel poco di ossigeno ad un partito che non si può permettere il lusso di spirare. E non includerla vorrebbe dire dargli il colpo di grazia.

La "Svizzera" ha svoltato a destra

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Bienne, 29 Settembre 2022 - I risultati della Circoscrizione Estero/Ripartizione Europa, per quanto riguarda la Svizzera, sono stati chiari: il centrodestra ha sconfitto la corazzata del PD in territorio elvetico. Qualcosa di inimmaginabile e di pura utopia  fino a pochi  anni fa. Comunque dal 2014, quando il PD di Renzi alle elezioni europee raccolse il 40% dei voti,  il partito democratico ha perso, a livello nazionale,  circa  5 milioni di voti e di riflesso la stessa cosa è accaduta anche   in Svizzera, dove il centrodestra ha ottenuto più voti sia alla Camera dei Deputati sia al Senato.
Le elezioni politiche del  25 settembre hanno assegnato  una  vittoria schiacciante del centrodestra, a guida  Fratelli d’Italia, e l’incoronazione di Giorgia Meloni, che quasi certamente  passerà alla storia come prima donna premier italiana. In questa cornice, non possiamo dimenticarci di  sottolineare la dolorosa    astensione, infatti hanno esercitato il diritto di voto solo il 64%  degli elettori. Il vento del cambiamento ha raggiunto pure l’Europa e la Svizzera, dove la sinistra   la faceva da padrona da molti anni, grazie agli elettori della prima emigrazione, insieme ai loro fedeli patronati di riferimento, che durante le elezioni politiche si trasformavano e si trasformano ancora, sia pure in misura ormai ridotta,  in uffici elettorali di propaganda politica  per i loro candidati. 
I primi segnali di questa svolta si sono notati  con  il voto per il rinnovo dei COMITES, dove finora  i membri erano tutti appartenenti a una stessa area politica, cioè alla sinistra. Invece, dalle elezioni dello scorso dicembre questa egemonia non esiste più, dato che si sono presentate liste civiche e di altre aree politiche che hanno rotto la supremazia  in questi organi dell’emigrazione. L’esempio più eclatante si è verificato nel Comites di Zurigo, l’emblema della sinistra in Svizzera, che  è stato sottratto al PD. Pertanto, questi   segnali di cambiamento si respiravano da tempo e lo spoglio ha dato il colpo di grazia.
Ora, però, il centrodestra non avrà più alibi, in quanto ha la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato e dovrà dimostrare di essere all’altezza del difficile compito che l’aspetta. Chiaramente non si potranno  fare miracoli, in poco tempo,  a causa delle macerie in cui hanno lasciato  l’Italia  i governi precedenti, ma il centrodestra dovrà far ripartire, il più presto possibile, l’economia e ridare  rispetto  al nostro paese in Europa e nel mondo.  Siamo convinti che Meloni, assieme a Salvini e Berlusconi, sapranno governare, perché condividono gli stessi valori e  hanno un programma comune. Di conseguenza meritano  un grande in bocca al lupo! Attendiamo i vincitori alla prova, li accompagneremo con entusiasmo in questa bella prova di rinnovamento delle istituzioni.  Auguri all’Italia che, finalmente,  s’e’ desta e con l’elmo della  Meloni s’è  cinta la testa.
Vincenzo Robolotti- Stoccarda (Germania)

Renato Schifani è sicuro: “Il Ponte sullo Stretto si farà”
Roberto Occhiuto ottimista: “Condizioni irripetibili. È la volta buona”

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Bienne, 28 Settembre 2022 - “Il Ponte sullo Stretto si farà. È ormai nella logica delle cose”. Lo ha detto al Tg2 Post il neo presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani. Anche il presidente della Regione Calabria, nonché suo collega di partito, Roberto Occhiuto, si è espresso in maniera favorevole alla realizzazione del Ponte.“Questa volta ci sono condizioni irripetibili: un governo di centrodestra e due presidenti di Forza Italia”. Lo dice all’Agi, in merito alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
Il governatore calabrese saluta il successo di Renato Schifani, neopresidente della Regione siciliana, suo amico e collega di partito, che ha inserito fra i punti nodali del suo programma la costruzione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. In campagna elettorale, l’ex presidente del Senato aveva promesso una piena collaborazione con il governatore calabrese per la definizione degli atti di competenza delle due regioni interessate.
L’opera
L’opera è anche nel programma del Centrodestra e Occhiuto si dice certo che questa sarà la volta buona, grazie anche all’omogeneità dei due governi regionali. “Sono convinto – spiega – che collaboreremo su Ponte, Alta velocità (che è connessa alla realizzazione del Ponte) e su molte altre questioni perché Sicilia e Calabria possono essere davvero l’hub dell’Europa sul Mediterraneo”. Quando si parla di infrastrutture nel Mezzogiorno, inevitabilmente si evoca lo spettro delle mafie e dei loro interessi sugli appalti. Schifani ha proposto una task force di ex pm che possa vigilare sulle procedure di affidamento dei lavori. Un altro terreno sul quale, dice ancora Occhiuto, si deve collaborare con la Regione siciliana. “Ne parleremo insieme”, assicura il presidente della Regione Calabria.

Gli eletti nel mondo nel nuovo Parlamento

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Bienne, 27 Settembre 2022 - Nel nuovo Parlamento che si insedierà il prossimo 13 ottobre siederanno anche 12 eletti all’estero: 8 alla Camera e 4 al Senato. Una compagine ridotta, rispetto ai 16 eletti finora dai connazionali, alla luce del taglio dei parlamentari che, in totale, ora sono 600: 400 a Montecitorio e 200 a Palazzo Madama.
Il voto per corrispondenza dei connazionali, in controtendenza rispetto al voto nazionale, ha premiato il Partito democratico, primo partito in tre ripartizioni su quattro: fa eccezione l’America meridionale, dove si afferma il Maie. I dem eleggono, in totale, 7 parlamentari su 12: tre senatori su quattro – Crisanti in Europa, La Marca in Centro e Nord America e Giacobbe in Australia; e quattro deputati su otto: Di Sanzo in Nord America, Porta in Sud America, Ricciardi in Europa e Carè in Australia. Segue il Centrodestra, che elegge alla Camera Di Giuseppe (FdI) in Nord America e Billi (Lega) in Europa.
Due anche gli eletti del Maie, entrambi in Sud America: Borghese al Senato e Tirelli alla Camera. Il Movimento 5 Stelle acciuffa un posto a Montecitorio anche in questa tornata: ad occupare il seggio sarà Federica Onori. Una compagine fortemente maschile, le donne sono soltanto due - La Marca e Onori – che si divide esattamente a metà tra conferme e nuovi ingressi in Parlamento. Niente cambia in Australia, per i confermati Giacobbe e Carè; in Sud America, vengono rieletti Borghese, che dalla Camera passa in Senato, e Porta, che viceversa torna a Montecitorio; cambia Camera anche Francesca La Marca, che debutta a Palazzo Madama; mentre resta a Palazzo Chigi Simone Billi.
Alla loro prima elezione il biologo Andrea Crisanti e lo storico Toni Ricciardi in Europa; così come i due nuovi deputati che rappresenteranno il Centro e Nord America, entrambi presidenti di Comites: Di Sanzo, alla guida di quello di Houston, e Di Giuseppe presidente a Miami. È presidente di Comites anche Franco Tirelli, eletto col Maie, alla guida di quello di Rosario. Alla sua prima elezione anche Federica Onori, statistica alla Commissione europea, unica eletta dei 5 Stelle all’estero.

La Sicilia va al centrodestra

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Bienne, 27 Settembre 2022 - Renato Schifani ha conquistato con facilità la presidenza della Regione: "Ci vorrà qualche settimana per rodare il governo. Mi confronterò con tutti ma non accetterò mai mediazioni al ribasso". Le grandi opere e il Pnrr rappresentano i dossier più urgenti. La Sicilia resta saldamente nelle mani del centrodestra, che vede Renato Schifani conquistare con facilità la presidenza della Regione, mentre si apre una fase da un lato 'scoppiettante' con il ritorno all'Ars di Cateno De Luca e dall'altra di 'ricucitura' tra Cinque Stelle e Pd, chiamati a riprendere a Palermo il filo che si era perso dopo la rottura a Roma tra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Il centrodestra, al contrario, sembra ritrovare la propria compattezza, avendo raggiunto una "maggioranza qualificata" per governare.
L'ex presidente del Senato, giunto alla candidatura dopo l'interminabile trattativa che registrò le dimissioni del presidente uscente Nello Musumeci (che oggi può accontentarsi di un posto a Palazzo Madama), è dato dalle proiezioni al 42%, con i dati reali (snocciolati molto lentamente sul sito della Regione: 38% in oltre 1.000 sezioni su 5295) che pian piano si allineano a queste ultime. "Non ci sarà una maggioranza leggera, come qualcuno adombrava", ha detto, precisando di voler lavorare con un "metodo diverso" da quello del suo predecessore. "Ci vorrà qualche settimana per rodare il governo. Mi confronterò con tutti ma non accetterò mai mediazioni al ribasso", ha aggiunto, in attesa di "una rosa di nomi" dai partiti per una "giunta delle competenze" che lavori sui dossier più stringenti: "La realizzazione del Ponte sullo Stretto, un'opera che vogliono sia il centrodestra regionale sia quello nazionale" e il Pnrr, per il quale il neopresidente della Regione Siciliana vuole insediare "un comitato ristrettissimo di ex magistrati ed ex componenti di forze dell'ordine che ne monitori l'attuazione".
Renato Schifani si lascia dietro Cateno De Luca (nelle proiezioni al 22,6%, nei dati delle sezioni al 28%) che conquista qualche "posizione" a Roma ma perde la battaglia più importante a Palermo, ed è il primo a ammetterlo: "Ho perso, ma i siciliani non hanno vinto", urla dal palco della sua Fiumedinisi, nel Messinese, dove ha il quartier generale. "Quando è nata Sicilia Vera, il 18 marzo 2007 - ha raccontato - ero solo con gli amici che mi hanno sostenuto. C'era solo una piccola posizione, oggi ci sono due posizioni a Roma e ci saranno 7-10 posizioni a Palermo, ma se io da solo sono arrivato qui credo che questa squadra potrà rivoluzionare la Sicilia. Io non so - ha aggiunto - - se Schifani abbia bisogno di numeri. Quel che è certo è che io con lui non voglio avere niente a che fare".
"Non bisognava sottovalutare De Luca, io non l'ho fatto e l'ho sempre considerato una vera potenzialità - ha detto con il consueto realismo Gianfranco Miccichè, coordinatore di Forza Italia - trattandolo non come una rottura di scatole ma una forza politica che oggi rappresenterà il 20-25 per cento dei siciliani". Caterina Chinnici, dal canto suo, rientra a Strasburgo. Ha conquistato un terzo posto, ma nel centrosinistra restano macerie e veleni. Se la lista Cento Passi dell'ex presidente della Commissione parlamentare regionale antimafia e candidato alle primarie progressiste, Claudio Fava, non riesce a superare la soglia di sbarramento, è al Pd che tocca fare i conti con numeri da disastro: il 12,5 nelle proiezioni (il 13,5% nei dati reali di oltre mille sezioni) e una scia di tossine politiche.
"Mi assumo la responsabilità di questo risultato - ha affermato il segretario regionale Anthony Barbagallo - così come tutte le decisioni precedenti. Tutte, lo voglio ricordare, approvate all'unanimità dagli organismi del Partito (sic) e condivise con la segreteria nazionale. Abbiamo fatto il possibile con il tempo e i mezzi a disposizione. Anche se, probabilmente qualcuno s'è impegnato molto di più sul dopo e - ha concluso, probabilmente pensando alla piazza di Palermo semivuota la sera del comizio di Letta - molto meno sull'obiettivo principale, che era vincere le elezioni".
Il resto dei dirigenti è rimasto in silenzio, e l'unica uscita pubblica, non a caso, è stata di Valentina Chinnici, che molti considerano una Elly Schlein in salsa siciliana e che vede giungere "buoni risultati" alla propria candidatura alla Regione. In silenzio restano anche i Cinque Stelle, che, alla luce dei risultati nazionali, credevano nel successo di Nuccio Di Paola. Non è andata così, e il candidato ha dovuto rassegnarsi a un quarto posto, con le proiezioni che lo inchiodano al 15,4% (13,5% nei dati reali). Il Movimento preferisce sottolineare il risultato nazionale, glissando su quello del candidato presidente nell'isola: "Otteniamo un grandissimo risultato con circa il 27 per cento a livello nazionale, il centro-destra non fa il cappotto in Sicilia - dice Di Paola - e portiamo a casa due uninominali, risultato dato come impossibile alla vigilia.
Anche a livello regionale il Movimento 5 Stelle ottiene, almeno per i numeri che attualmente sono a disposizione, un discreto risultato, con numeri a doppia cifra". A una cifra sola, circa il 7% ma determinanti, sono invece le percentuali di due 'grandi ritorni', quello di Totò Cuffaro con la Dc e di Raffaele Lombardo con gli Autonomisti, entrambi ex presidenti della Regione: il secondo sottolinea che sono stati smentiti "i sondaggisti telepatici e psichedelici", mentre il primo annuncia un titolo da film: "Cuffaro è tornato".

Il Comites di Losanna si presenta a Bex

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Bienne, 23 Settembre 2022 - Presieduto da Michele Scala, il Comites di Losanna il prossimo 4 ottobre andrà a Bex per presentarsi alla collettività lì residente. L’incontro sarà ospitato dalle 18.30 nella sede della Colonia Libera Italiana, al civico 1 di Route de l’Allex: il Comites presenterà i suoi membri, le attività svolte nei primi mesi dal suo insediamento e i prossimi appuntamenti.
L’incontro – organizzato da Cli e Comites in collaborazione con le Cli di Aigle e Monthey, l’associazione siciliana di Bex e il Circolo Italiano di Monthey – terminerà con uno spuntino. Per partecipare occorre confermare la propria presenza, entro il 2 ottobre, inviando una email a natale.catanese@netplus.ch.

Niente cotte, né baci o cuore spezzato
Due aromantici raccontano cosa (non) si prova

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Bienne, 30 Settembre 2022 - Contrariamente agli insegnamenti di Hollywood, l'amore romantico non arriva per tutti a un certo punto e non basta "trovare la persona giusta". A raccontare come si vive da aromantici due persone che si identificano con questo orientamento: Diana e Alessandro (che è anche asessuale)
Diana, che non si è mai presa una cotta (e vive bene)
"Non so cosa significa prendere una cotta”, Diana, 21 anni, è nata a Palermo e ha studiato Psicologia a Milano. Diana si definisce aromantica. “Da piccola ho anche pensato di forzare me stessa a essere romantica ma era perché non sapevo dell'aromanticismo. Anche se sapevo che in me c'era qualcosa di diverso, non mi innamoravo, non prendevo cotte. Mancava qualcosa”, racconta. “Ricordo di aver finto di avere un paio di cotte quando in realtà non avevo alcun reale interesse a stare con quelle due persone, che erano due miei cari amici. Quando mi si chiedeva se mi piacesse qualcuno fingevo di essere in imbarazzo, prendevo ispirazione dai personaggi di libri e di film che arrossivano e provavano quelle emozioni”. La svolta, l'accettazione di sé, è stata “quando ho scoperto che esistono persone aromantiche. A quel punto molte ansie sono sparite ed era solo una questione di rielaborare le aspettative sul futuro che sarebbe stato diverso da come le persone si aspettano che sia”.
Niente coccole, cotte, innamoramenti. Niente baci, niente struggimenti d'amore, cuori spezzati e sogni a occhi aperti. “Essere aromantici significa sperimentare l'assenza di attrazione romantica ma è uno spettro, il termine include diversi livelli di aromanticismo. Alcuni provano un'attrazione romantica una sola volta nella vita e altri mai”. Ma come funzionano le relazioni? Non c'è alcuna necessità di averne una, “decidere di stare in una relazione dipende da ciascuno, a me per esempio non interessa. Per stare in una relazione occorre naturalmente parlare molto con il partner, sopratutto riguardo ai gesti che mancano, gesti che il partner si aspetta di ricevere. Come gli abbracci. Con un amico lo fai serenamente, ma se sospetti che una persona voglia una relazione con te allora ti ritrai, perché alcune manifestazioni possono diventare oppressive da ricevere e impossibili da dare. E diventa complicato anche far capire a un eventuale partner che non riceverà la risposta emotiva che immagina di ricevere”.
Cosa diversa è l'intimità sessuale che si slega dal romanticismo e quindi dall'aromanticismo: “puoi andare a letto con il tuo partner o avere decine di partner diversi, da quanto mi è stato detto il sesso con una persona di cui si è innamorati è molto diverso da quello con una persona da cui si è solo attratti”, spiega Diana, “ma non so immaginare qualcosa che non conosco, è come cercare qualcosa senza sapere come sia fatta”. L'aromanticismo è “un'assenza di attrazione romantica difficile da capire: se chiedi a qualcuno com'è essere innamorati ti risponde che quando lo sei, lo sai. Allora sai anche quando non lo sei. Di certo comprenderlo è un'esperienza complessa, ma d'altro canto noi non capiamo l'innamoramento anche se lo rispettiamo. Letteralmente non sappiamo cosa si prova a sentirsi legati a qualcuno”. In teoria si potrebbe pensare che due persone aromantiche starebbero bene in una relazione tra loro, “ma la maggior parte di noi non cerca una relazione di quel tipo, stai bene con degli amici, anche molto stretti, di cui non ti innamori. Se qualcuno mi dimostra interesse dico solo che non sono interessata alle relazioni e va bene così”.
Alessandro, senza partner e senza sesso "non fa per me"
"Tira più un... che un carro di buoi". Non per Alessandro, 48 anni che vive vicino Firenze, e fa parte del collettivo nazionale asessuale Carro di Buoi, uno spazio reale e virtuale di divulgazione su i temi di asessualità e aromanticismo. “Ho avuto una relazione di quelle diciamo, regolari, quando ero ragazzo e ho capito che non erano per me e ancora non si parlava di aromanticismo né di asessualità. E sono anche quello”. Alessandro è quindi aromantico e asessuale, non prova né attrazione romantica né sessuale. “Quando leggo qui e lì che sono cose che i giovani fanno contro la società, contro questo e contro quello, rispondo: io ero già così trent'anni fa”.
Oggi come allora, “sin da quando hai 4 anni ti chiedono chi è la tua fidanzatina o chi ti piace, in pratica ti vessano perché entri nell'ordine di idee che dovrai avere quel tipo di relazione”. E per lo stesso stereotipato modo di vedere la realtà, “film e serie tv mancano di personaggi aromantci o asessuali, chi lo è per tutto il film poi trova la persona giusta e si innamora, va a convivere e non si lasciano mai. Allora non è mai stato aromantico né asessuale”. E l'amore rappresentato “è sempre quello là in stile Hollywood, ed è un messaggio terribile quello che devi solo incontrare la persona giusta. Io in 50 anni ne ho incontrate tantissime di persone giuste, solo che non mi va”. Il sesso, “so bene cosa mi perdo ma non lo faccio da tantissimo tempo, anni”, racconta Alessandro, “ho relazioni di tipo diverso fatte di stima, affetto, affinità elettive, fatte di trovarsi bene insieme, magari non tutti i giorni però”.
L'idea diffusa che l'amore romantico spetti a tutti, prima o poi
L'idea che una relazione romantica (monogama) sia necessaria per la vera felicità e ovviamente che sia desiderata da tutti è dannosa, e non solo per le persone aromantiche, perché incoraggia le persone a entrare o a rimanere in relazioni malsane o che semplicemente non le rendono felici. Se c'è una cosa in cui la società è fantastica però, è nel ricordarci che l'amore romantico a un certo punto spetta a tutti e che, sopratutto, è sempre uguale per tutti. Riconoscersi e rivendicarsi come aromantici significa togliersi da sotto le tenaglie di questa narrazione e accettare di non provare attrazione romantica né il desiderio di provarla. Ma che significa? Secondo The Asexual Visibility and Education Network (AVEN) le persone che hanno l'orientamento sessuale aromantico non provano attrazione romantica per gli altri, indipendentemente dal sesso, o potrebbero non desiderare una relazione romantica. È spesso confuso con l'asessualità ma quest'ultima è solo la mancanza di attrazione sessuale: non tutti gli asessuali sono aromantici, né tutti gli aromantici sono asessuali.
Non tutte le persone aromantiche si sentono amareggiate e sole. Molte persone che non appartengono allo spettro aromantico pensano che l'amore romantico sia fondamentale per la felicità perché hanno il desiderio di provare e vivere quell'amore; tuttavia, le persone aromantiche di solito non hanno questo desiderio e sono in grado di ottenere tutto l'amore di cui hanno bisogno dai loro amici, familiari e perfino dagli animali domestici. Alcune persone aromantiche vivono le relazioni. Relazioni che possono consistere nella condivisione della casa, del conto in banca, delle vacanze e possono anche sposarsi o fare dei figli da crescere insieme. Chi li vive, per descrivere rapporti di questo tipo usa spesso la parola “queerplatonico”, il che significa che sono rapporti più intimi o impegnati delle amicizie standard, pur non essendo effettivamente di natura romantica. L'aromanticismo, come già detto è uno spettro: mentre alcune persone si identificano semplicemente come aromantiche, altre possono usare tutta una varietà di parole per descrivere la loro mancata esperienza di attrazione romantica. Alcuni dei termini più comunemente usati sono descritti nel blog del centro Sinapsi dell'ateneo dell'Università di Napoli Federico II.
“L'aromanticismo comprende anche tutta una serie di identità correlate, spesso indicate come lo spettro aromantico, che includono persone che possono non identificarsi come strettamente aromantiche. Il termine Demiromantico indica che la persona prova attrazione romantica solo dopo aver formato un legame emotivo con qualcunǝ. Litromantico o akoiromantico si riferisce all'attrazione romantica senza il desiderio di essere ricambiato, o all'attrazione romantica che svanisce quando viene ricambiata. Grigio-aromantico (grey aromantic) denota qualcuno che raramente prova attrazione romantica, o solo in circostanze specifiche. La persona Quoiromantica è incapace di differenziare tra attrazione romantica e platonica. Infine quella Cupioromantica è aromantica ma desidera ugualmente una relazione romantica”.
Non vuol dire non provare emozioni, empatia e affetto
Le persone aromantiche non sono prive di emozioni, non sono robot, gelide, crudeli o manipolatorie. La mancanza di attrazione romantica non ha nulla a che fare con i tratti della personalità di qualcuno e chi si identifica come aromantico è empatico oppure no a seconda della sua personalità: provano dolore o gioia a seconda di ciò che accade nelle relazioni o per ciò che vivono i loro amici, provano divertimento, interesse e ambizione nel lavoro o nei loro hobby. Il punto è che tutte le persone aromantiche sono diverse, ed essere aromantiche non le appiattisce su un atteggiamento verso la vita e verso il prossimo.
L'organizzazione no profit Aces & Aros (diminuitivo di “asessuali & aromantici”) spiega che il concetto di romanticismo e quindi di manifestazioni e gesti romantici varia a seconda dei tempi e delle culture, oltre che naturalmente da individuo a individuo, e che ci sono molti falsi miti e idee sbagliate sull'essere aromantici. Per esempio, l'idea per cui essere aromantici significa non sperimentare l'amore. L'attrazione romantica non è la stessa cosa dell'amore e le persone che non vogliono una relazione romantica possono perfettamente provare l'amore per il proprio partner, la famiglia, gli amici, i bambini e gli animali domestici.
Non è vero che essere aromantici significa che non vivere mai una relazione: è possibile scegliere di entrare in relazioni che possono avere somiglianze oppure no con le relazioni romantiche comunemente intese. Non è vero infatti che le persone aromatiche hanno paura dell'impegnarsi in una relazione: le persone aromantiche possono assumere lo stesso livello di impegno o anche di più delle persone che vivono una relazione romantica, che non c'entra nulla con il fatto che non amano il contatto fisico, toccare, abbracciare o baciare la persona con cui sono impegnate.
Aromantico e asessuale non significano la stessa cosa
Infine, i termini “aromantico” e “asessuale” ovviamente non significano la stessa cosa. Come suggeriscono i nomi, le persone aromantiche provano poca o nessuna attrazione romantica, mentre le persone asessuali provano poca o nessuna attrazione erotica e sessuale. Ognuno dei due termini contiene uno spettro di identità. Alcune persone si identificano sia come aromantiche che come asessuali; tuttavia, identificarsi con uno di questi termini non significa necessariamente identificarsi anche con l'altro. Le persone asessuali sentono un limitato desiderio o nessun desiderio di fare sesso con altre persone: l'asessualità è uno spettro e alcune persone asessuali provano più attrazione sessuale di altre. Questo non significa necessariamente che le persone asessuali non facciano mai sesso: è possibile fare sesso con qualcuno senza sentirsi sessualmente attratti da loro.
E possono scegliere di fare sesso per una serie di motivi. Al di fuori dell'erotismo, le persone potrebbero voler fare sesso per: avere bambini, per dare o ricevere piacere, per rinsaldare il legame con il proprio partner, per esprimere affetto, per sperimentare. Ogni persona asessuale e aromantica è diversa e ogni persona (del mondo) ha esperienze uniche e soggettive quando si tratta di relazioni. Tuttavia, chi è sia aromantico che asessuale, potrebbe riconoscersi nel fatto che ha avuto poco desiderio di una relazione sessuale o romantica con una persona specifica, fatica a immaginare come ci si sente a essere innamorati o una situazione erotica. Quando altre persone parlano di sentirsi attratte sessualmente o romanticamente da qualcuno, non riescono a immedesimarsi sentendosi a disagio o disgustati dall'idea di fare sesso o di vivere momenti di romanticismo.
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Il Mondo nelle nostre mani

"Dal 2014 oltre 25mila migranti morti nel Mediterraneo"

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Bienne, 30 Settembre 2022 - Dal 2014 sono oltre 25 mila le persone morte o disperse nel Mediterraneo mentre  cercavano di raggiungere l'Europa. Lo rivela la Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) in vista del 3 ottobre, Giornata della memoria e dell'accoglienza in cui si ricorda il naufragio al largo di Lampedusa durante il quale persero la vita 368 persone.
E in questo "il viaggio verso l'Italia - spiegano dalla Fondazione - si conferma il più pericoloso: è sulla rotta del Mediterraneo centrale che si registra da sempre il più elevato numero di morti e dispersi. Ovvero 1.088 dal primo gennaio al 25 settembre 2022 su un totale di 1.473 su tutte le rotte del Mediterraneo. Tra questi 60 erano bambini". Si tratta di oltre il 75%.

7 trucchi per fare una bella figura a un colloquio di lavoro

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Bienne, 24 Settembre 2022 - Così come la voglia di ottenere il posto, anche il fatto che ognuno di noi abbia le proprie carte da giocare durante un colloquio è una verità abbastanza scontata. Esistono, però, alcuni trucchetti sfruttabili più o meno da tutti per fare una bella figura. Scopriamo quali sono e come metterli in pratica per rendere perfetto il colloquio e veder crescere le nostre possibilità di assunzione.
1. Informiamoci sull’azienda
Quando si è in cerca di un lavoro è normale inviare curriculum come se non ci fosse un domani e fare una selezione non proprio approfondita delle aziende, arrivando a sparare nel mucchio in modo massivo sperando in una chiamata. In tutto questo, quando la fatidica mail o telefonata arriva, potremmo farci trovare spiazzati e nemmeno ricordarci di aver mandato la propria disponibilità a quella determinata realtà. Ma se la cosa è normalissima e giustificata, una volta confermata la data del colloquio, sfruttiamo il tempo che ci separa dall’incontro per approfondire la nostra conoscenza sull’azienda che ci ha contattato. Visitiamo il sito e, nel caso, i canali social per comprendere al meglio la lora politica e la loro vision, iniziando a farla nostra ed entrarci in sintonia per non farci trovare impreparati e dimostrare il nostro reale interesse per il posto durante il colloquio.
2. Leggiamo attentamente l’annuncio di lavoro
Nel nostro percorso di preparazione al colloquio, prestiamo particolare attenzione all’annuncio di lavoro. Salviamo sempre tutti quelli a cui mandiamo la nostra candidatura, così da poterli rivedere e rileggere proprio in questi momenti. Studiare l’annuncio non solo ci aiuta ad acquisire consapevolezza, ma ci permette di acquistare maggiore sicurezza. Sapere con precisione che cosa sta cercando l’azienda con cui sosterremo il colloquio, ci permette di preparare meglio risposte capaci di rispondere alle necessità dei selezionatori. Al tempo stesso, possiamo valutare anche le nostre aspettative.
3. Arriviamo in orario
Facciamo, poi, in modo di arrivare in orario all’appuntamento. La puntualità sarà, senza dubbio, apprezzata. Il consiglio è quello di monitorare il tempo del tragitto da casa al lavoro nei giorni precedenti nell’orario pattuito per il colloquio. Facciamoci aiutare da un’applicazione per smartphone. Ovviamente, dobbiamo farci trovare pronti per contrastare la Legge di Murphy.
Quindi, partiamo di casa con almeno 30 minuti di anticipo. Probabilmente arriveremo prima del dovuto. Sfruttiamo il tempo recuperato per regalarci una passeggiata e distendere la tensione. Sistemiamo i capelli e il vestito ed “entriamo in scena” esattamente all’ora stabilita. Può andar bene anche arrivare con un paio di minuti di anticipo, ma non di più. Anche arrivare troppo presto non è un bel biglietto da visita e può infastidire gli esaminatori.
4. Scegliamo l’abito giusto
In tema di abbigliamento è bene tenere conto del livello di formalità dell’azienda. Non è detto che un tailleur sia sempre la scelta migliore, ed ecco perché, anche in questo caso, informarci sull’azienda risulta utilissimo. In ogni caso, optiamo per abiti che ci facciano sentire a nostro agio. È sempre meglio una camicia piuttosto che una giacchia che ci costringe troppo e ci fa sembrare impacciati. In tema di vestiario, un bel trucco per rilassarci è quello di portare con noi un piccolo portafortuna. Non affidiamo completamente il nostro destino alla fortuna e prepariamoci al meglio, ma durante un colloquio, l’aspetto psicologico gioca un ruolo importante e, se abbiamo il modo per regalarci un po’ di sicurezza, perché non sfruttarlo? Infine, cellulare silenzioso o, meglio, spento e copia del curriculum a portata di mano.
5. Ascoltiamo, poi parliamo
Tra i consigli più importanti che possiamo mettere in pratica durante un colloquio c’è senza dubbio quello di rispondere e intervenire solo ed esclusivamente dopo che i nostri interlocutori avranno finito di parlare. Ascoltare con attenzione è, anzitutto, una forma di rispetto e una dimostrazione di buone maniere, oltre che infonderci tranquillità, far trasparire calma e concentrazione e permetterci di rispondere al meglio. Quando parliamo, facciamolo in modo sicuro, chiaro e preciso, senza esagerare con i movimenti di mani, braccia e corpo. Se proprio non riusciamo a tranquillizzarci, uniamo le mani e poniamole sulle gambe. Per permetterci di rallentare, proviamo anche a lavorare d’anticipo ipotizzando le domande che gli esaminatori potrebbero rivolgerci nei giorni precedenti il colloquio. Controlliamo il nostro curriculum per scoprirne le particolarità, o chiediamo a qualcuno di fidato di simulare il colloquio.
6. Valorizziamo le nostre esperienze precedenti
Le esperienze passate fanno parte di noi e ci hanno permesso di arrivare al punto in cui ci troviamo. Per questo motivo è sempre importante valorizzarle al meglio. Parlare bene di ogni lavoro che abbiamo svolto in passato vuol dire parlare bene di noi stessi e della nostra propensione ad apprezzare anche la più semplice posizione coperta. Se c’è una cosa che, infatti, taglia le gambe a un candidato come poche altre cose c’è proprio l'esporsi negativamente rispetto alle vecchie aziende. Evitiamo il più possibile giudizi negativi e palesiamo esclusivamente gli aspetti positivi. Fare gossip e sfruttare un colloquio per sfogarsi non è proprio la tattica migliore per ottenere il posto. Anzi… nella maggior parte dei casi, chi ci ascolta interpreterà questi atteggiamenti come una nostra mancanza nella capacità di rapportarci e vivere il luogo di lavoro.
7. Non temiamo di chiedere
Il colloquio è prima di tutto il modo per presentarci all’azienda, ma può, e deve, essere anche l’occasione per approfondire le nostre conoscenze sulla realtà lavorativa in cui potremmo intraprendere il nostro percorso professionale. Ecco perché, non sfruttarlo per fare domande può significare perdere un’occasione importante. Interrogare, con i giusti modi e tempistiche, dimostra il nostro alto livello di interesse, il che è una cosa estremamente apprezzata. Ovviamente, dovremo porre i giusti quesiti e, anche in questo caso, essere ben informati sull’azienda. Mettere in atto questa specie di “contro-intervista” ci permetterà anche di capire meglio il ruolo che andremo a ricoprire in azienda e fare le nostre valutazioni. Non prendiamo tutto per buono e non accettiamo ogni cosa a scatola chiusa. Per firmare un contratto ci vuole la disponibilità di tutte le parti in causa. Anche noi possiamo farci un’opinione, soppesare i fattori in gioco, valutare l’offerta e decidere, eventualmente, di declinarla.
Elisa Pietrani
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​​​​​​​Libri da leggere almeno una volta nella vita

Ilaria, 25 anni e 24 interventi

“Racconto l’accettazione della disabilità, la verità delle cose negate”

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Ilaria Parlanti, una giovane donna di Chiesina Uzzanese (in provincia di Pistoia), si presenta mentre ci racconta la storia della sua vita segnata da una patologia rara

Arsenio Edizioni, 2021

Bienne, 21 Settembre 2022 - Venticinque anni, 24 operazioni alla colonna vertebrale subite, oltre 300 concorsi di poesia vinti in pochi anni. Sono questi i numeri con cui Ilaria Parlanti, una giovane donna di Chiesina Uzzanese (in provincia di Pistoia), si presenta mentre ci racconta la storia della sua vita segnata da una patologia rara ma anche dall’infinita passione per la letteratura. Una passione che per anni le ha permesso di volare con la fantasia, lontano dalla sofferenze dei troppi giorni difficili che hanno segnato la sua infanzia.
“Ho la sindrome di Jarcho Levin, una patologia genetica rara di cui ho avuto diagnosi certa solo poco tempo fa. Nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza ho subito 24 interventi alla colonna vertebrale, per poter sopravvivere. I difetti del mio scheletro avrebbero dovuto essere stati riscontrati già in fase di gestazione, ma per errore degli ecografisti non fu notato nulla. I medici se ne accorsero solo alla nascita, allora l’Ospedale Pediatrico Meyer presentò ai miei genitori una prognosi di morte certa entro tre 3 giorni. Ma mio padre e mia madre non si arresero: vedendo che il quarto giorno ero ancora viva iniziarono un pellegrinaggio verso molti ospedali d’Italia, fino a che ottennero un nome, quello del chirurgo francese Jean Dubousset”.
Ilaria è ancora in fasce quando, con la sua famiglia, si reca per la prima volta a Parigi, per iniziare il lungo percorso di cura che si protrarrà per tutta l’infanzia e l’adolescenza, ma che alla fine le salverà la vita. Nel suo primo romanzo, “La verità delle cose negate” (Arsenio Edizioni), racconta la storia di Isabella, un giovane chirurgo affetto dalla sua stessa patologia.
Ilaria, possiamo parlare di un libro autobiogrfico?
“In parte sicuramente lo è, nel senso che ho scelto di raccontare un personaggio portatore di una disabilità identica alla mia. Però le nostre vite sono diverse, lei è un medico, io una scrittrice e sceneggiatrice. Il luogo di ambientazione è Parigi, lo stesso dove io ho potuto curarmi ed essere salvata, gli ho solo cambiato il nome per una questione di privacy”.
Cosa ha significato la vita in ospedale per una bambina piccola come eri tu al momento della prima operazione?
“Per me era un luogo ignoto e spaventoso, visto che vengo da una piccola provincia. Ero estranea a tutto, persino alla lingua. Ma a livello professionale mi sono trovata bene, i medici francesi mi hanno salvato la vita e per quanto riguarda la chirurgia alla colonna vertebrale sono i migliori al mondo. Col tempo la sensazione di straniamento è diminuita, mano a mano che imparavo a riconoscere luoghi e persone mi sono sentita un po’ più a casa”.
Perché hai dovuto affrontare ben 24 operazioni chirurgiche?
“Si è trattato di un percorso sperimentale, visto che 25 anni fa non avevo ancora una diagnosi certa. La prima operazione venne eseguita quando avevo 7 mesi, poi le altre via via nel corso degli anni. I medici dovevano accompagnare tutta la mia crescita con l’innesto di protesi che venivano allungate mano a mano, fino alla fine dell’adolescenza, di modo da assicurarsi che la curva della scoliosi non andasse ad intaccare nuovamente il mio cuore e i miei polmoni. La ventiquattresima operazione in realtà l’ho fatta più tardi rispetto alle altre, per motivi di dolore cronico dovuto alla postura scorretta, poiché non essendo una postura naturale ma chirurgica, costruita sotto i ferri, provoca contratture muscolari, squilibri posturali e la compressione dei nervi che la scoliosi esercita sulla colonna”.
L’ospedale come luogo di disperazione, ma anche di nuova speranza per il futuro, dunque?
“Proprio così. Finché ero bambina non riuscivo a concepire questa dicotomia. Per sette o otto volte l’anno mi toccava interrompere la mia vita normale in Italia per andare a Parigi a fare visite di controllo, predisporre bustini ecc. Lo vedevo come luogo di dolore e sofferenza e basta. Crescendo ho capito dell’enorme regalo che invece mi hanno fatto i medici francesi, ho imparato a percepire le sfumature di grigio che esistono tra il bianco e il nero e a vedere l’ospedale come un luogo certamente di sofferenza, ma anche di vita e di speranza. Ho imparato, insomma, che l’esistenza è una cosa davvero preziosa”.
L’amore per la letteratura quando è sbocciato?
“Nei corridoi dell’ospedale, quando ero bambina. Mi ritrovavo in un paese straniero, a disposizione dei piccoli pazienti c’erano alcuni giochi ma soprattutto la televisione, che ovviamente trasmetteva programmi in francese. I miei genitori provarono ad avvicinarmi allora alla lettura. Per me fu una scoperta, una rivelazione. Leggendo potevo incontrare personaggi che poi sarebbero diventati degli amici per me, e riuscivo ad evadere dalla mia realtà visitando luoghi fantastici. Da quando ho cominciato non ho più smesso di leggere”.
Invece la passione per la scrittura?
“A scrivere ho cominciato un po’ più tardi, come conseguenza dell’amore profondo che nutrivo per la lettura. Iniziai a 11 anni, scrivendo poesie. Riversavo nella pagina bianca tutto lo sconforto che mi portavo dentro. La scrittura è stata terapeutica per me, perché mi ha permesso di capire chi ero e soprattutto chi volevo diventare”.
Qual è il messaggio che intendi mandare col tuo libro?
“Mi impegno a sensibilizzare le persone, far conoscere la realtà dei portatori di disabilità, scuotere le coscienze. Perché in Italia di disabilità si parla sempre troppo poco e troppo male, ma i pregiudizi nel 2022 non sono più accettabili. Nel libro parlo di disabilità, ma non è un libro sulla disabilità. Piuttosto sull’accettazione di se stessi. C’è stato un tempo in cui volevo negare verità evidenti, in cui avevo paura di portarmi incollata addosso l’etichetta di disabile, e mi vedevo estromessa dalla società. Poi ho capito che la mia storia poteva diventare un mezzo di riflessione per altri, per trovare quel coraggio e quella tenacia che invece avrebbero potuto mancare. Credo che tutti dovrebbero abbracciare se stessi, accettando le proprie debolezze e i propri limiti. Tutti dovrebbero imparare ad amarsi senza riserve e senza giudizi, per diventare finalmente le persone che vogliamo diventare”.
Quali sono stati i commenti al libro che ti hanno maggiormente colpito?
“Alcuni che sicuramente non mi aspettavo di ricevere, considerando che si toccano tematiche difficili come la disabilità e l’accettazione del sé. “Nel libro non c’è nessuna pagina inutile”, mi è stato detto, “Nelle tue pagine si evocano e si provocano grandi emozioni”. Oppure “Mi hai aiutato a riflettere su me stesso e accettarmi”. Qualcuno mi ha detto persino “Grazie alle tue parole ho superato un momento un po’ difficile”. Ecco, credo che quest’ultimo sia il commento migliore che potessi sperare per il mio libro”.
Hai mai pensato di fondare un’Associazione dedicata alla tua patologia?
“No, perché ho ricevuto la diagnosi certa solo poco tempo fa, ma collaboro con molte associazioni dedicate alle varie disabilità. Molte organizzano presentazioni del mio libro, ed io destino i proventi dell’evento alle loro attività a sostegno dei malati”.
Quali saranno i prossimi eventi culturali che ti vedranno protagonista?
“In primis la presentazione del 23 settembre alle 18 nella Libreria dei Sogni di Ceparana, la prima gestita da persone diversamente abili. Inoltre il mio romanzo, che è già stato presentato al Salone Internazionale del libro di Torino e all’interno del programma di Rai 2 “O anche no”, sarà protagonista di Casa Sanremo, la rassegna culturale del prossimo Festival di Sanremo”.
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Primopiano

Meloni, italiani chiari, governo Centrodestra a guida Fdi​​​​​​​

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Un pensiero speciale...

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  • A chi è solo, a chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati, a tutte quelle persone che non vediamo.
  • A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. 
  • A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità.
  • A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. 
  • A chi chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità.
  • Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi.
  • Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famigliaù
  • ​​​​​​​Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!

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