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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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In Svizzera 1’288 contagi, risale il tasso di riproduzione

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Scende l’occupazione Covid in cure intense. Registrati 36 ricoveri e 3 decessi
Bienne, 22 Ottobre 2021 - In Svizzera, nelle ultime 24 ore, si sono registrati 1’288 nuovi casi di coronavirus, secondo le cifre pubblicate dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Tre nuovi decessi sono stati segnalati. 36 persone sono state ricoverate in ospedale. In calo le degenze nelle terapie intensive occupate attualmente al 12,10% da pazienti Covid. Nel corso delle ultime 24 ore sono stati trasmessi i risultati di 26’486 test, indica l’Ufsp. Il tasso di positività è del 4,86%. I casi per 100’000 abitanti negli ultimi 14 giorni sono 155,03. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 1,14.
In totale la Svizzera ha ricevuto 13’203’825 dosi di vaccino. Di queste, ne sono state somministrate 10’981’904. Il 62,47% delle persone ha già ricevuto una seconda iniezione. Dall’inizio della pandemia, 862’408 casi di Covid-19 sono stati confermati in laboratorio su un totale di 11’479’392 test effettuati in Svizzera e nel Liechtenstein. In totale si contano 10’812 decessi e il numero di persone ospedalizzate si attesta a 33’419. In Svizzera si contano attualmente 7’559 persone in isolamento e 5’105 entrate in contatto con loro e messe in quarantena.

Certificato Covid anche col sierologico

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Il Consiglio federale mantiene l'obbligo di presentazione del pass, ma vuole facilitare l'accesso al documento
Bienne, 20 Ottobre 2021 - Potrebbero ben presto ottenere un certificato Covid anche coloro che scoprono attraverso un test sierologico di essere state infettate dal coronavirus. È la proposta resa nota oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, che per il resto esclude un allentamento dei provvedimenti fin qui adottati. Secondo il Governo i rischi sono attualmente ancora troppo alti per poter disporre una revoca, anche parziale, dell'obbligo di presentazione del documento per i settori dove è in vigore. In vari cantoni i contagi hanno infatti già ripreso ad aumentare ed è difficile prevedere quali saranno gli sviluppi della situazione. Nelle prossime settimane non è esclusa una nuova crescita delle infezioni, dato che la popolazione trascorrerà più tempo al chiuso.
Intanto potrebbero quindi essere rilasciati certificati anche a persone che possono provare la guarigione sulla scorta di test per gli anticorpi con esito positivo ed effettuati a proprio carico. La validità di questi attestati, riconosciuti unicamente in Svizzera, sarà limitata a 90 giorni. Il certificato Covid, oltre ai testati e ai vaccinati, può essere attualmente rilasciato a coloro che possono provare la guarigione dalla malattia grazie ad un test PCR con risultato positivo. In questo caso la validità del pass sarà estesa da 180 a 365 giorni. Il prolungamento avrà effetto però solo in Svizzera, visto che nell'UE questi certificati continueranno a essere riconosciuti solo per 6 mesi.
Un accesso agevolato è poi previsto dall'Esecutivo per coloro che non possono farsi vaccinare o testare. In futuro queste persone potranno conseguire un pass svizzero elettronico della validità di un anno. Attualmente possono già accedere a strutture e manifestazioni che impongono l'obbligo del certificato. Il processo di consultazione sulle nuove misure si chiuderà il 26 ottobre. La decisione definitiva da parte del Governo sarà presa il 3 novembre.

Comprare in anticipo i regali di Natale non conviene

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Novembre sarebbe il mese più caro in cui fare gli acquisti, nonostante il Black Friday - Già a inizio dicembre i prezzi si rivelano inferiori a quelli autunnali
Bienne, 20 Ottobre 2021 - Comprare troppo presto i regali di Natale non conviene, perché i prezzi dei prodotti scendono, anche notevolmente: a inizio dicembre sono inferiori a quanto lo siano in autunno. È quanto emerge da un’indagine di K-Tipp. Molte persone acquistano i loro doni natalizi prima dell’ultimo mese dell’anno, aspettandosi che il loro costo salga con l’avvicinarsi delle feste: questo di solito però non è il caso, rivela il principale periodico consumistico svizzero.
Con l’aiuto del portale di confronti Toppreise.ch i giornalisti di K-Tipp hanno effettuato un’analisi dell’evoluzione dei prezzi nel 2020 di 50 articoli dei settori dell’elettronica, del tempo libero e della casa. È emerso un risultato chiaro: 43 dei 50 prodotti erano più economici in dicembre che in novembre, quando il loro costo era al massimo. Solo 7 prodotti sono rimasti più o meno allo stesso prezzo o sono diventati leggermente più cari.
In base a questa indagine, le tariffe sono più alte all’inizio delle campagne pubblicitarie per gli acquisti di Natale. Possono poi scendere una prima volta per il Black Friday, la giornata di sconti che quest’anno è in agenda il 26 novembre. Ma spesso non è in quella data che viene raggiunto il prezzo più basso: molti rivenditori riducono infatti nuovamente i prezzi tra l’1 e il 12 dicembre, probabilmente per incoraggiare gli acquisti dell’ultimo minuto.
Sono così possibili risparmi del 30% e più rispetto ai prezzi di novembre. Vengono avanzati diversi casi concreti, fra cui per esempio una macchina fotografica Canon che nel novembre 2020 costava 1038 franchi e alcune settimane dopo 854 franchi, o anche lo smartphone Samsung Galaxy S20, passato da 899 a 830 franchi, oppure una cyclette scesa da 1299 a 1054 franchi.
La pazienza può essere pagante, afferma K-Tipp. Secondo la rivisita di difesa dei consumatori non bisogna farsi sviare da questo principio nemmeno quando sui media si diffondo le notizie di possibili strozzature nelle forniture. K-Tipp accusa in particolare un giornale svizzero tedesco di aver diffuso il panico all’inizio di ottobre, raccomandando ai suoi lettori di comprare i regali di Natale il più presto possibile perché altrimenti sotto l’albero non avrebbero trovato nulla.
A chi non vuole confrontare giornalmente i vari siti dei rivenditori i giornalisti consigliano di abbonarsi all’allarme dei prezzi offerto da Toppreise.ch. Si può fissare un prezzo che si è disposti a pagare per ogni articolo e quanto questo viene raggiunto si riceve una e-mail di avvertimento.

Coronavirus: casi in aumento in alcuni Cantoni

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Bienne, 19 Ottobre 2021 - La situazione sul fronte della pandemia di Covid rimane tesa e le prospettive sfavorevoli. Lo ha dichiarato oggi, nel consueto incontro settimanale con i media, Patrick Mathys della sezione crisi e cooperazione internazionale dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). A parere di Mathys, per evitare un incremento dei casi di infezione e delle ospedalizzazioni, il ritmo della vaccinazioni dovrebbe aumentare. Benché la situazione al momento sia relativamente buona, nuvole nere si affacciano all’orizzonte: non è solo il ritmo blando delle immunizzazioni a preoccupare, ma anche il rientro dei giovani dalle vacanze scolastiche e l’arrivo della stagione fredda. La vaccinazione, ha ribadito ripetendo quanto affermato già la settimana scorsa, rimane la via maestra per evitare il peggio
Incremento infezioni in alcuni cantoni
Commentando le cifre diffuse oggi dall’UFSP, le infezioni tendono a stabilizzarsi, ma si registra già un incremento di certi cantoni, specie della Svizzera orientale, dove il tasso di vaccinati è più basso che altrove. Come la settimana scorsa, a contrarre il virus sono soprattutto i giovani tra i 10 e i 19 anni. Circa i ricoveri, attualmente i pazienti che richiedono cure intense occupano il 14% dei letti disponibili, pari a circa 120 persone, ciò che significa un’alta occupazione per il reparto. La metà dei ricoverati ha meno di 57 anni. Per quanto riguarda i decessi, la media è di 5 al giorno, invariata rispetto a una settimana fa, ha sottolineato.
Re a 1, con tendenza al rialzo
Il tasso di riproduzione (Re) del virus si è attestato a 1, con la metà dei cantoni che registra un valore superiore. Mathys si attende un incremento del tasso di riproduzione generale, ossia a un peggioramento della situazione epidemica nelle prossime settimane. Tutto ciò, considerato alla luce del numero di vaccinati (71% completamente dai 12 anni in su) non consente di essere ottimisti: insomma, la situazione è sfavorevole. Dal canto suo, Rudolf Hauri, presidente dell’associazione dei medici cantonali, ha spiegato che nelle prossime settimane dovrà essere fatto uno sforzo ulteriore da parte dei Cantoni per spiegare agli indecisi l’importanza del vaccino, così come prevede l’offensiva del Consiglio federale mediante unità mobili e consulenti. Se non si fa nulla, ha messo in guardia, si rischia una nuova ondata e, di conseguenza, nuove misure protettive per arginarla.
Combattere fake news
Per Hauri è importante anche sgomberare il campo da false notizie che circolano fra la popolazione: il vaccino non rende sterili, mentre la Covid può avere effetti negativi sulle donne in stato interessante, fino alla morte del feto, per non parlare delle conseguenze a lungo termine (long Covid). Tra l’altro, anche l’idea che il virus colpisca duramente solo gli anziani è fuorviante, giacché anche soggetti giovani possono ammalarsi gravemente. In merito ai vaccini, le strutture sanitarie secondo Hauri non ci guadagnano: oltre ad essere sicuri, causano problemi solo in casi isolati. Stando ad Hauri, i Cantoni dovranno rafforzare i controlli su chi offre i test e rimanere vigili sulla bontà dei certificati Covid emessi. Attualmente, si nota una recrudescenza del virus tra le persone di ritorno dall’estero. Oltre il 10% dei soggetti non vaccinati dovrà probabilmente pagare una multa perché non si è sottoposto a un test PCR come previsto. Insomma, la vigilanza è d’obbligo.
Per quanto attiene a una vaccinazione di richiamo, Hauri ha detto di sperare che le autorizzazioni al riguardo giungano al più presto, con anche chiare indicazioni su chi ne ha bisogno.
Long Covid, si sa ancora poco
In merito alle ripercussioni a lungo termine della malattia, un tema esposto da Milo Puhan, direttore dell’Istituto di epidemiologia, biostatistica e prevenzione dell’Università di Zurigo, stando alle ultime scoperte un adulto su cinque con un’infezione sintomatica da Covid è colpito. Tra i bambini, ciò si verifica nel 3% di coloro che hanno contratto l’infezione. La malattia, ha spiegato Puhan, è ancora caratterizzata da una varietà di sintomi così come da una varietà di sviluppi, ha precisato. «Stiamo imparando sempre di più sul decorso clinico della malattia post Covid-19», ha aggiunto lo specialista. Tuttavia, si sa ancora troppo poco per sviluppare trattamenti efficaci per gli effetti a lungo termine del coronavirus. La più grande indagine svolta finora che ha interessato 4 mila persone ha messo in luce alcuni sintomi tipici come la mancanza di respiro e la tosse secca, effetti che diminuiscono col passare del tempo. I disturbi cognitivi, come la stanchezza, durano più a lungo.
Vaccino protegge da long Covid
Le persone vaccinate presentano spesso un decorso lieve e asintomatico della malattia, e il rischio di Long Covid può essere ridotto del 50%, ha spiegato dal canto suo Mayssam Nehme, capo clinica all’Ospedale universitario di Ginevra. Alcuni pazienti Long Covid non potevano più rimanere in piedi correttamente, ha spiegato Nehme e soffrirebbero di forti dolori. Tale fenomeno potrebbe interessare anche persone sane tra i 30 e i 40 anni di età. Dopo una vaccinazione, i sintomi potrebbero scemare. Al momento, ha aggiunto Nehme, stiamo cercando di sviluppare trattamenti per i pazienti post-Covid.

«Niente pass Covid sulle piste da sci», ma l’Ufsp frena

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Funivie Svizzere fa sapere che il certificato COVID non sarà obbligatorio per gli impianti sciistici – Patrick Mathys da Berna: «È prematuro dirlo, non sono le ferrovie di montagna a decidere le misure di protezione, ma il Consiglio federale»
Bienne, 19 Ottobre 2021 - Non sarà necessario possedere un certificato Covid per sciare nel nostro Paese, comunica oggi l’associazione Funivie Svizzere. Ma «l’annuncio è affrettato», replica l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). In un comunicato pubblicato in occasione dell’assemblea generale che si tiene oggi e domani a Le Châble e Verbier (VS), Funivie Svizzere afferma che per il momento non saranno introdotte modifiche all’attuale piano di protezione degli impianti di risalita.
Questo significa che si potrà iniziare la stagione invernale nelle stesse condizioni in vigore nei trasporti pubblici non turistici: obbligo di indossare la mascherina nei locali al chiuso (cabine degli impianti comprese) e di mantenere le distanze all’interno degli edifici. A differenza dello scorso inverno, la capacità delle cabine non sarà inoltre limitata. La mascherina non sarà invece richiesta su skilift e seggiovie. Nessuna eccezione invece per i ristoranti di alta quota: per accedervi bisognerà mostrare il Covid pass, al pari degli esercizi pubblici di pianura. La stessa regola vale per i locali pic-nic.
Ufsp: «annuncio audace»
Le comunicazioni odierne di Funivie Svizzere sono state commentate alla conferenza stampa degli esperti della Confederazione dal responsabile del settore crisi dell’Ufsp Patrick Mathys, secondo cui l’annuncio della rinuncia all’obbligo del certificato «giunge troppo presto». «Penso che sia un po’ audace dire ora che sarà così», ha detto Mathys. Il responsabile dell’Ufsp ha poi ricordato come non siano le ferrovie di montagna a decidere le misure di protezione, ma il Consiglio federale. Quest’ultimo è però in contatto con il settore, ha precisato. «Vedremo a tempo debito quale sarà la situazione», ha aggiunto.
Sempre alla conferenza stampa degli esperti, Milo Puhan, direttore dell’Istituto di epidemiologia, biostatistica e prevenzione dell’Università di Zurigo, ha definito «giustificabile al momento attuale» l’annuncio di Funivie Svizzere. Se i dati sanitari torneranno a salire come in estate al rientro dalle vacanze, la rinuncia al certificato è una scelta «probabilmente poco indicata», sostiene tuttavia Puhan.
Grattacapo aree sciistiche internazionali
Rimane poi anche il problema della gestione delle aree sciistiche internazionali, quando nei Paesi vicini il pass viene richiesto per accedere alle piste. Ciò è ad esempio il caso per il comprensorio sciistico di Zermatt, collegato con quello italiano di Cervinia. In Italia per salire sugli impianti sarà infatti necessario possedere il certificato Covid (chiamato in loco «Green pass»).
Interrogato da Keystone-ATS, il presidente di Funivie Svizzere, nonché «senatore» nidvaldese (PLR), Hans Wicki ha affermato che questo è un problema che riguarda i Paesi a noi vicini. Il controllo di questi certificati non è di competenza delle ferrovie e degli impianti di risalita elvetici. Tuttavia, almeno una stazione sciistica svizzera ha già imposto l’obbligo del certificato COVID per la prossima stagione invernale: si tratta delle Fideriser Heuberge, in Prettigovia (GR). Il documento sarà necessario per accedere agli impianti di risalita, alla localmente molto nota pista di slitte, ma anche a tutte le strutture ricettive (ristoranti, ostelli e alberghi) nonché ai bus.
Buone esperienze nell’inverno 2020/21
Più in generale, le decisioni comunicate oggi da Funivie Svizzere fanno seguito a discussioni «costruttive» sulle misure di protezione svolte con Confederazione e Cantoni. «Le buone esperienze dello scorso inverno sono state apprezzate e l’attuazione pragmatica delle misure va mantenuta anche questo inverno», sostiene l’associazione. Il settore è quindi convinto di poter garantire un esercizio sicuro e regolare anche nella stagione sciistica ormai alle porte.
All’assemblea generale, i gestori degli impianti di risalita svizzeri hanno detto di essere convinti di aver creato un valore aggiunto importante lo scorso inverno, malgrado un calo del fatturato del 24%. Senza l’apertura dei comprensori sciistici, la Svizzera avrebbe infatti subito una perdita economica complessiva di circa 6 miliardi di franchi, affermano. Funivie Svizzere, insieme all’associazione delle scuole di sci Swiss Snow Sports e Swiss-Ski, parteciperà alla settimana nazionale di vaccinazione in programma dall’8 al 14 novembre. Nella nota invita i suoi membri ad attivarsi nelle rispettive destinazioni.

Verso l’abolizione del divieto per la cannabis

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Via libera dalla Commissione sanità degli Stati per l’elaborazione di un progetto ad hoc
Bienne, 19 Ottobre 2021 - Lo Stato dovrebbe controllare la produzione e il commercio di canapa, depenalizzandolo, adoperandosi però anche a proteggere i giovani e i consumatori. È l’obiettivo dell’iniziativa parlamentare di Heinz Siegenthaler (Centro/BE) alla quale la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli stati (CSSS-S), dopo l’omologa del Nazionale, ha dato il suo benestare per 9 voti a 2. Grazie a questo voto positivo, la commissione del Nazionale potrà elaborare un progetto concreto.
Per la CSSS-S, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, è cruciale che la commissione omologa tenga conto dei risultati dei progetti pilota in corso sul consumo di cannabis destinato a uso non medico. La CSSS-S attribuisce grande importanza al fatto che grazie a un nuovo disciplinamento della cannabis si migliorino la protezione dei giovani e la prevenzione. Si deve altresì garantire che il mercato nero sia arginato e che sia disponibile soltanto cannabis di qualità certificata. Occorre inoltre tenere conto del contesto internazionale. Nell’accogliere l’iniziativa parlamentare lo scorso aprile, la commissione del Nazionale sosteneva che si dovessero elaborare norme coerenti e adeguate alla realtà sociale volte a disciplinare e controllare globalmente la cannabis, al posto di vietarla. Già allora, tuttavia, la CSSS-N precisava che, nei suoi lavori, avrebbe tenuto conto dei progetti pilota relativi all’uso non medico della cannabis avviati dal Consiglio federale.
In Svizzera, secondo l’autore dell’iniziativa, sono 300 mila le persone che consumano regolarmente la cannabis come sostanza psicoattiva. L’attuale divieto di coltivare, commercializzare e consumare canapa non ha raggiunto il suo obiettivo, ossia di proteggere la popolazione. Non solo il consumo non diminuisce, ma il divieto ha anche effetti secondari nefasti: il mercato nero prospera, non esistono controlli di qualità e di conseguenza non è garantita la protezione dei consumatori, secondo Siegenthaler. Inoltre, un’effettiva protezione dei giovani presuppone l’esistenza di un mercato regolamentato.
Poiché il THC contenuto nelle canapa, così come l’alcool, è una sostanza psicoattiva, la protezione dei minori è di fondamentale importanza. La modifica di legge richiesta deve considerare tali condizioni in tutti i punti per Siegenthaler, secondo cui un eventuale gettito fiscale dovrà confluire anche nella prevenzione e nella protezione dei giovani. A detta del deputato bernese, il divieto del consumo della cannabis, rispetto alle droghe legali, non verte su attuali ragioni scientifiche, tanto più che la nocività del tabacco e dell’alcool non è inferiore. Quest’incoerenza morale e giuridica si giustifica sempre meno. 
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Le ragioni della sconfitta del centrodestra
non sono quelle che fanno comodo alla sinistra

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Bienne, 19 Ottobre 2021 - Una sconfitta netta, 5 a 1 nelle città più grandi chiamate al voto. Due dati suggeriscono però al centrodestra di non drammatizzare troppo. Il primo: non governava in nessuna delle grandi città dove ha perso, mentre ha tenuto l’unica delle sei – Trieste – che amministrava, sebbene con qualche difficoltà di troppo. La seconda parziale attenuante è la tendenza ormai in atto da anni, ovunque nel mondo occidentale, che vede i grandi centri urbani votare a sinistra e la destra scarsamente competitiva. Dunque, ragionare sull’offerta politica, sulla classe dirigente, sulla strategia e sulla coesione della “coalizione”, ma cadere in depressione ed autoflagellarsi, anche no. È vero, alla tendenza che vede un po’ ovunque i partiti conservatori non riuscire nemmeno a toccare palla nelle grandi città, in questa tornata elettorale si sono sommati gravi errori del centrodestra, che ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare.
Della debolezza dei candidati si è parlato fin troppo – e fin troppo presto la si è data per scontata nel campo dello stesso centrodestra. Ma è una debolezza che prim’ancora dal valore personale (sono consapevole di attirarmi la derisione di qualcuno, ma credetemi Michetti non era più mediocre di Gualtieri…), è dipesa dal profilo “civico” dei candidati. Hanno perso infatti tanto candidati politicamente mediocri, come a Milano, quanto candidati più preparati, come a Torino. L’errore qui è stato piuttosto quello di voler inseguire la sinistra, con un decennio di ritardo, sulla moda dei candidati “civici” e “tecnici”.
Servivano candidati politici – e non per forza i leader (candidare Salvini e Meloni avrebbe significato farli fuori dal campo di gioco nazionale). Non sappiamo dire se la rinuncia a candidature politiche derivi da una carenza di classe dirigente o da una sudditanza psicologica, quasi che per ricevere la patente di presentabilità i partiti di centrodestra non possano presentarsi con i loro volti, ma di certo non siamo in una fase politica in cui si vincono le elezioni convincendo quella fascia sempre più ristretta di elettori che sinceramente prendono in considerazione tutte le opzioni e scelgono di volta in volta, “laicamente”, destra o sinistra.
La polarizzazione è forte e si vincono le elezioni innanzitutto mobilitando il proprio elettorato, cosa che la sinistra è riuscita benissimo a fare – sfruttando al massimo l’assist del Viminale – giocando la sempreverde carta dell’antifascismo. Se non riesci a trasmettere entusiasmo ai tuoi, il senso di una battaglia che valga la pena essere combattuta, una vera posta in gioco, non vai da nessuna parte, anche se convinci qualche indeciso al centro. Il risultato di Roma può apparire scontato a urne chiuse, ma la sinistra ha avuto il merito di non prendere sotto gamba la corsa, tanto da procedere dall’inizio – aiutata chiaramente dalla “Bestia rossa”, la sua potenza di fuoco mediatica – alla scientifica demolizione del candidato avversario, tanto da farlo apparire già in partenza, prima che aprisse bocca, come una macchietta e un perdente. In questo, i partiti (e i media) di centrodestra devono imparare ad avere meno scrupoli.
Il centrodestra comincia anche a pagare un prezzo alto per la sua disarticolazione a livello nazionale, che i governi regionali non bastano più a nascondere. Due pezzi fanno parte del governo Draghi e un pezzo è rimasto all’opposizione. Nella Lega, è sempre più manifesto il divaricamento tra LegaSalvini e LegaEuro (rileggere Musso su Atlantico Quotidiano). Preliminarmente ad un dibattito di idee – per il quale l’ultimo libro di Daniele Capezzone “Per una nuova destra” offre solide basi di partenza – serve chiarezza circa l’esistenza stessa di una coalizione di centrodestra, perché per qualcuno sembra diventata un taxi: serve quando si tratta di governare a livello locale, mentre a livello nazionale sono ormai dieci anni che i tre principali partiti non governano insieme e prendono strade diverse anche quando sono all’opposizione, finendo alcuni per sostenere governi di sinistra. Una situazione che alla lunga non può non generare confusione e minare la credibilità stessa della coalizione.
Già iniziato dopo il primo turno, si rafforzerà dopo i ballottaggi il processo a Salvini e Meloni da parte anche dei politici e commentatori di area centrodestra, che contribuiranno così a potenziare lo spin della sinistra, finalizzato come sempre a dare patenti di presentabilità: immancabilmente la destra presentabile è quella meno competitiva nelle urne. Spoiler (ma ci arriveremo anche con il ragionamento): provate a ricordare chi sono stati, di volta in volta, i leader di centrodestra più odiati e quelli più vezzeggiati, nei loro diversi momenti di consenso elettorale. Ma è davvero una “disfatta sovranista”? Ha perso il centrodestra che ha “strizzato l’occhio ai no-vax“, ai no-green pass, ai razzisti e ai fascisti, insomma agli impresentabili di ogni risma, i deplorables. E quindi, il rimedio sarebbe stringersi ancora di più intorno a Draghi?
Francamente, i dati e la logica dicono ben altro.
Innanzitutto, date un’occhiata alla performance dei tre partiti. Forza Italia in caduta verticale, dal 3 per cento di Roma (insieme all’Udc) al 7 di Milano. La Lega lontana dalle percentuali di politiche ed europee. L’unico della coalizione che ha tenuto, anzi è cresciuto in termini percentuali, è Fratelli d’Italia. Certo, anche il “suo” candidato ha perso, ma a Roma il partito della Meloni correva praticamente da solo.
Se proprio si vuole trarre un’indicazione a livello nazionale della sconfitta del centrodestra, non si può non tenere presente che l’unico partito che ha tenuto, Fratelli d’Italia, è anche l’unico all’opposizione del governo Draghi e quello che più degli altri ha “strizzato l’occhio ai no-pass“, mentre Forza Italia, quello più governativo e favorevole al Green Pass, ha percentuali da lista civica e la Lega, con la sua ambiguità di partito di lotta e di governo, finendo probabilmente per scontentare gli elettori di entrambi gli orientamenti, esce fortemente ridimensionata.
Guardiamo anche ai candidati sindaco. Nessuno era un facinoroso e becero sovranista o no-vax. Moderati come Occhiuto e Dipiazza hanno fatto bene in Calabria e a Trieste, ma gli altrettanto moderati Bernardo a Milano (primario di pediatria al Fatebenefratelli) e Maresca a Napoli (un magistrato!) hanno fallito clamorosamente. Lo stesso Michetti a Roma, indicato da Fratelli d’Italia, almeno nel linguaggio da amministrativista, aveva le sembianze del tecnico compassato, non del capo-popolo. La linea Giorgetti? Ha perso Damilano a Torino e persino il feudo “giorgettiano” di Varese è caduto nelle mani della sinistra.
Insomma, non c’è “linea” tra quelle oggi espresse dai partiti di centrodestra – governativa e pro Green Pass, opposizione sovranista, o via di mezzo leghista – che si possa dire sia stata premiata nelle urne, e probabilmente proprio questa confusione ha disorientato gli elettori, ma quella interpretata dalla Meloni ha raccolto in termini di voti senz’altro più delle altre, tanto da essere stata oggetto delle “attenzioni mediatiche” della sinistra, che ha ripescato la pregiudiziale antifascista, nelle ultime due settimane di campagna. E infine, il dato dell’astensione, più alto nelle periferie, che viene abbastanza concordemente ritenuto abbia danneggiato più il centrodestra che il centrosinistra.
Perché dunque gli elettori potenziali del centrodestra non si sarebbero recati alle urne? Per avere Salvini e Meloni “continuamente occhieggiato al popolo no-vax sposando appieno la battaglia contro il Green Pass“?? L’elettore delle periferie non corrisponde esattamente all’elettore tipo “moderato”, ma in ogni caso, se quello è stato il motivo, perché restare a casa e non guardare alla vasta scelta di candidati convintamente sì-vax e pro Green Pass? Vero, quelle no-vax sono posizioni minoritarie (quelle no-pass non così tanto…), ma allora perché gli elettori di centrodestra non hanno almeno premiato Forza Italia e i molti candidati a sindaco che non hanno “occhieggiato”? Perché nemmeno un flebile segnale?
La nostra lettura è che l’astensionismo record – al netto della debolezza dei candidati e degli altri fattori già citati – si debba non ad una disattesa richiesta di adesione convinta ai vaccini e al Green Pass, e in generale di “moderazione” nel segno dell’europeismo, ma al riflusso di disillusione e rassegnazione, in un’ampia fetta di elettorato, per la compiuta normalizzazione del Movimento 5 Stelle e per quella – in corso – della Lega.
Il primo quasi sparisce, la seconda arretra. E guarda caso sono le due forze politiche che in questi mesi hanno più mutato la loro identità. Forze politiche che avevano costruito i loro successi elettorali su una avversione radicale all’establishment e una profonda critica all’Ue. In un batter di ciglio, i 5 Stelle si sono messi al servizio di quell’establishment. Inizialmente, nel biennio 2019-2020, la Lega se ne è avvantaggiata, intercettando in parte i grillini delusi, ma pochi mesi dopo ha iniziato lo stesso percorso alla corte di Draghi. Un trasformismo nei palazzi che si trasforma in sfiducia e astensionismo nelle urne.
Al di là di ogni giudizio di merito, queste mutazioni nei due partiti che più di ogni altro avevano dato voce a istanze di cambiamento così radicali, hanno rafforzato nei loro elettori la percezione, già presente, della totale inutilità del voto: votare per proposte politiche diverse dal Pd e i suoi satelliti non serve a incidere sulle decisioni dei “palazzi”, sull’azione di governo. Perché andare a votare se c’è comunque il “pilota automatico” inserito?
Federico Punzi

La destra perde per inconcludenza e irresolutezza,
ma la stampa di regime vuole di più: la vuole fantoccio

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Maurizio Molnari direttore di Repbblica
Bienne, 19 Ottobre 2021 - C’è in Italia un modo di fare informazione, di spacciare informazione che anche uno come me, nel mestiere da trent’anni, non riesce più a capire al punto che si chiede: ma sono io ad avere le allucinazioni o sono questi che parlano?
Al Tg2 Post di lunedì sera, tre direttori di giornali, Molinari di Repubblica, Fontana del Corriere e Tamburini del Sole24Ore, tutti d’accordo: il centrodestra ha perso le amministrative per le sue posizioni estremiste, irresponsabili, autoritarie al punto che gli elettori non l’hanno più seguito. Scusate, quali estremismi, quali esagerazioni? Forza Italia si comporta come una propaggine del Pd, di cui sposa quasi ogni posizione; la Lega è dentro al governo e a malapena ne argina lo strapotere; Fratelli d’Italia sta fuori ma la sua leader si è pubblicamente esposta in favore dei vaccini e non pregiudizialmente contraria al Green Pass, tutt’al più da limitare. Lo stesso si può dire di Salvini, detto “la bestia” in ragione della sua comunicazione social che si vorrebbe scatenata e forsennata: dove, quando? Uno che ogni giorno che Dio manda in terra fotografa enormi piatti di lasagne o culatello come in un film di don Camillo?
Salvini e Meloni, lasciamo perdere Berlusconi per il quale l’odio è tramontato, sono i due politici più moderati e più attaccati in Italia. Collezionano insulti, attacchi, minacce, gli avversari li azzannano con toni da postribolo, c’è chi li vuole morti e chi al manicomio, chi se la prende coi rispettivi figli. Fratelli d’Italia è stata danneggiata, almeno in parte, almeno sul piano dell’immagine, dalle escandescenze del circolo paraeversivo di Forza Nuova, eppure tanto è bastato per appaiare la Meloni al peggior nostalgismo saloino; nella Lega, grande peso ha Giorgetti che è di fatto filoeuropeista e il braccio destro di Draghi del quale avalla l’azione. E questi li chiamano esagerati, li definiscono quasi bombaroli?
Uno come me, dopo trent’anni e passa di mestiere, fatica a orientarsi, non capisce se ci sia più malafede o alienazione. Quando è del tutto evidente che la ragione dell’astensionismo massiccio per il centrodestra sta nelle ragioni esattamente contrarie: candidati deboli, scelti male e tardi, una opposizione attendista, che poi hanno visto e ancora meno apprezzato, un entrismo sterile, una mancanza di coordinamento e di qualità ai vertici, e mettiamoci pure una campagna mediatica disastrosa ma non certo per eccesso. La verità l’ha colta precisamente Daniele Capezzone nel suo libro “Per una nuova destra”: l’urgenza di ritrovare una koiné nel senso di un liberalismo vero, la fine delle suggestioni dirigiste e stataliste che incantano ancora troppi a destra, un approccio risoluto (alla Clint Eastwood), fermo, improntato a serietà. La destra perde per la sua indecisione, per la sua inconcludenza, per la persistente irresolutezza. L’informazione di regime lo sa ma non le basta.
La stampa mainstream, di questo si sono accorti tutti, fa l’amica del giaguaro, è governativa oltre la decenza, però c’è o dovrebbe esserci un limite alla faziosità, alle interpretazioni lunari. Definire questa destra, se preferite centrodestra, sovversiva, scalmanata, estremista va oltre la cattiva coscienza, è una operazione di propaganda che neppure si dà la pena di nascondere i suoi fini. I direttori che parlavano al Tg2 Post, uno in particolare, mancava poco si mettessero a saltare dalla gioia e c’era chi parlava di “grande opportunità da cogliere per il centrosinistra”.
Simili nocchieri dell’informazione potrebbero intanto cominciare a preoccuparsi delle loro emorragie di lettori; potrebbero spiegare come mai tra Repubblica e Stampa hanno sparato cifre imbarazzanti, tanto erano lontane, a proposito dei convenuti al comizio irregolare della Cgil in sostegno del candidato di sinistra: 100 mila per una testata, 200 mila per l’altra. Questi giornali, come altri a sostegno del regime, non vedono la repressione montante, il ricatto del Green Pass (che anzi esaltano), le difficoltà di milioni di cittadini la cui vita è ridotta a un inferno, non vedono la progressiva erosione delle libertà fondamentali, dei diritti individuali, gli idranti a soffocare una protesta già spenta.
Non vedono, anzi lo vedono ma gli piace moltissimo, la preoccupante concentrazione del potere in capo al primo ministro italiano nella totale acquiescenza dei partiti, ciò che sconcerta la stampa internazionale, sempre più allarmata sulla tenuta costituzionale dell’Italia. Un modo zelante di svolgere il mestiere che ha sempre più della Cina e sempre meno della tradizione occidentale. Un modo che ha le sue responsabilità, e pesantissime, nella disastrosa gestione di una emergenza che si avvia a durare due anni.
Definire Salvini e Meloni come due matti pericolosi non è al limite della mala fede, è al limite del gioco democratico perché si pretende di neutralizzarli nelle loro prerogative, di farne due marionette la cui funzione dovrebbe limitarsi ad agitarsi in adorazione del regime. Almeno se vogliono diventare presentabili come piace ai direttori in emorragia di lettori.
 Max Del Papa

Tutte le volte in cui gli altri hanno copiato il vino italiano

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La registrazione della menzione tradizionale "Prosek" per un vino croato proposta dalla Commissione Ue è la punta dell'iceberg della guerra scatenata a livello mondiale da falsi in bottiglia che ogni anno sottraggono un miliardo di euro al vero vino Made in Italy con il Prosecco che è il più copiato del pianeta.
Bienne, 19 Ottobre 2021 - E' l'allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione del primo Vinitaly Special Edition che si svolge mentre è in corso la vendemmia 2021 dove nello stand Coldiretti è stata presentata la "stanza degli orrori" con i falsi scovati nei diversi continenti. La mancata protezione delle denominazioni di vino italiane nei diversi Paesi non solo rischia di favorire l'usurpazione da parte dei produttori locali ma favorisce anche l'arrivo su quei mercati di prodotti di imitazione realizzati altrove.
Un problema che riguarda anche gli accordi di libero scambio siglati dall'Unione Europea nei quali è stata protetta solo una piccola parte delle denominazioni riconosciute e tutelate a livello comunitario. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi e non mancano neppure i wine kit per ottenere improbabili liquidi da nomi inquietanti come Montecino. Mentre il Prosecco è fra i prodotti più bersagliati con la Coldiretti che ha smascherato il Meer-secco, il Kressecco, il Semisecco, il Consecco e il Perisecco tedeschi ma in commercio sono arrivati anche il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova mentre in Brasile nella zona del Rio Grande diversi produttori rivendicano il diritto di continuare a usare la denominazione Prosecco nell'ambito dell'accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur.
Il Prosecco è la star mondiale delle bollicine grazie a un incremento delle vendite oltre confine vertiginoso negli ultimi anni con le esportazioni hanno superato il miliardo di euro con un aumento record del 32 % nei primi sette mesi del 2021che ne consolidano la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un balzo del 49% ma l'incremento maggiore delle vendite si è verificato in Russia dove gli acquisti sono quasi raddoppiati (+ 92%) mentre in Germania guadagna il 28%, seguita dalla Francia (+15 %), il paese dello Champagne in cui le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa, nei primi sette mesi del 2021.
La produzione di Prosecco abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d'origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che quest'anno dovrebbe raggiungere il record di 700 milioni di bottiglie prodotte dopo aver incassato nel 2019 il riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco. Intanto resta poco più di un mese per bloccare la domanda di riconoscimento del Prosek croato e tutelare il vero Prosecco. Quello croato è un vino dolce da dessert tradizionalmente proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia per il quale Zagabria chiede di registrare una "menzione tradizionale".
La richiesta per il Prosek è un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare le denominazione dai falsi. Ci sono pero' le premesse per vincere questa battaglia in Europa grazie alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati come la star delle bollicine italiane. Da scongiurare sono anche i recenti orientamenti di Bruxelles nei confronti dei prodotti base della dieta mediterranea come il vino con l'ipotesi di etichette allarmistiche per disincentivarne il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione.
Un danno incalcolabile per un prodotto come il vino che realizza ben oltre la metà del fatturato all'estero per un valore di 7,2 miliardi stimati nel 2021, in aumento del 15% nel primi sette mesi di quest'anno. "è necessario fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini anche alla luce "della Corte di Giustizia Ue che si è pronunciata chiaramente contro l'utilizzo di termini storpiati o grafiche per richiamare tipicità protette dalle norme Ue". Per questo è importante - conclude Prandini - l'impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del Governatore Luca Zaia e degli europarlamentari italiani ad intervenire per far respingere la domanda". 

La caccia ai ghiri e il potere della 'ndrangheta

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L'usanza della 'ndrangheta di mangiare i roditori per suggellare i patti criminali può spiegare il ritrovamento nell'abitazione di un trafficante di droga di diversi animaletti in gabbia, ma soprattutto più di 200 congelati, pronti per essere cucinati
Bienne, 17 Ottobre 2021 - Avevano una grande coltivazione di marijuana, circa 730 piante, ma anche diversi ghiri vivi in gabbia e soprattutto 235 ghiri surgelati in freezer, destinati verosimilmente alla vendita o al consumo. A Delianuova, nel Reggino, i Carabinieri hanno arrestato tre persone per produzione di sostanze stupefacenti e uccisione o cattura di specie animali protette, dopo le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall'Autorità Giudiziaria. Nello specifico, risale ad alcune settimane fa il ritrovamento da parte dei militari della Stazione di Delianuova e dello Squadrone Cacciatori "Calabria" di una piantagione di marijuana di circa 730 piante in un terreno comunale, in seguito al quale sono poi state avviate le indagini che hanno permesso di individuare i tre responsabili coinvolti nella produzione. La sorpresa è arrivata dopo, quando durante le perquisizioni nelle abitazioni e nelle proprietà dei tre arrestati sono stati trovati in una casa diversi esemplari di ghiri, considerati animali di specie protetta, tenuti in gabbia e un'altra ingente quantità, circa 235, congelati e confezionati in oltre 50 pacchetti. 
Il ritrovamento dei ghiri congelati
La caccia ai ghiri ha origini lontane e nella cultura 'ndranghetista ha significati ancestrali. L'uso di cibarsene, bollito nel sugo o arrosto, risale ai legionari romani, che si portavano dietro contenitori in cui allevavano i roditori per avere a disposizione cibo per i momenti di bisogno. Nella provincia di Reggio, dove è avvenuto il sequestro, la consumazione del ghiro è una sorta di celebrazione di un simbolo di potere. Portare piatti a base di ghiri in incontri organizzati per scambiarsi favori vuol dire legare gli altri con un patto al quale è difficile sottrarsi. Più volte nelle intercettazioni della malavita della locride si parla di cene pacificatrici a base di ghiri tra cosche contrapposte.
La caccia al ghiro è diffusa in tutta la Calabria: nel Cosentino sul versante ionico (Rossano), sull’altipiano della Sila (San Giovanni in Fiore) e sul versante tirrenico (Orsomarso). In provincia di Crotone nella zona di Castelsilano (Sila Piccola). Ma è nelle “Serre”, dove si incrociano le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, che si trova la tradizione più radicata, nel territorio di Guardavalle, Santa Cristina dello Ionio, Nardodipace, Serra San Bruno, Stilo e Bivongi. La Lav stima che nel solo comune di Guardavalle vengano catturati 20.000 animali l’anno, rivenduti a 5 euro l'uno.
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

"Caro governo senza se e senza ma, assumiti le responsabilità
della riuscita o meno di questo rinnovo dei Comites"

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Giuseppe Ticchio

Bienne, 13 Ottobre 2021 - Caro Governo Italiano dal momento che, vi siete messi in testa di cancellarci dal circuito socio/politico italiano avete pensato bene di rinnovare questo famigerato ostacolo qual'é l'iscrizione all'albo degli elettori. Perché se fosse stata una cosa semplice l'ho avresti adottato per primo sul territorio nazionale Italiano, ma siccome non lo é, volete sperimentare su di noi.
In piu` occasione vi abbiamo rammentato che, questo assurdo ostacolo é controproducente per voi e per noi, un governo degno di questo nome, non alza muri ma costruisce ponti con i propri connazionali all'estero. Pero` nonostante le nostre continue sollecitazioni siete rimasti sordi ai nostri appelli, lasciandoci soli a combattere una battaglia persa in partenza, in relazione a una partecipazione soddisfacente. Dal momento che noi all'estero veniamo privatI di un  fontamendale diritto sancito dall'Art. 48 comma 4 della nostra Costituzione, dove recita: "IL DIRITTO DI VOTO NON PUO` ESSERE LIMITATO SE NON PER INCAPACITÀ CIVILE O PER EFFETTO DI SENTENZA PENALE O NEI CASI DI INDIGNITÀ MORALE INDICATI DALLA LEGGE", con le restrizioni che ci avete imposte, siamo destinato a non poter raggiungere una soddisfacente partecipazione.
Per tutto questo, come Governo vi dovete assumere tutte le responsabilità di quello che accadrà, se non si raggiunge una percentuale di partecipazione soddisfacente.Violare premeditatamente questo diritto costituzionale significa considerarci cittadini di serie "B" o non considerarci per niente. Al presente sgarbo istituzionale sarebbero dovuto intervenire a gamba tesa i Parlamentari eletti all'estero, ma di loro abbiamo perso le traccia e tantomeno abbiamo sentito un loro gemito d‘appartenenza. Dimenticavo, molti di loro erano concentrati a fare il salto della quaglia per accasarsi di qua e di la, senza un minimo di rispetto e di dignità intellettuale verso chi a contribuito alla loro elezione.
Peccato. Io personalmente non ci sto` a questa mattanza elettorale, pertanto quale candidato nella lista "IL PONTE" nella circoscrizione consolare di Zurigo, qualora venisse rieletto il primo obiettivo da perseguire, cosi come ampiamente ho già fatto da consigliere uscente, é quello di combattere questa ingiustizia dei due pesi e delle due misure, praticamente eliminare questo umiliante passaggio dell'iscrizione all'albo degli elettori. Spero che le amiche e gli Amici della lista " IL PONTE" unitamente alle altre liste e hai loro candidati siano dello stesso parere per combattere ed eliminare questo infelice ostacolo qualé, ripeto, l'iscrizione all'albo degli elettori. Per arrivare a questo obiettivo le strade da percorrere sono principalmente due, di cui il governo se ne deve fare carico. 
Prima proposta: delegare le Ambasciate e Consolati a far sottoscrivere al connazionale che si presente nelle loro strutture per altri servizi, in contemporaneo riempire il modulo per farli  iscrivere all'albo elettorale. Questo passaggio puo` avvenire comodamente senza costi aggiuntivi e ognuno sceglie liberamente se iscriversi oppure non scriversi all'albo degli elettori. Questa proposta venne elaborata dal Comites di Zurigo già nel settembre 2017, stranamente non so per colpa chi o come la proposta non ebbe seguito. Come si evince da questa analisi il farraginoso sistema attuale inumane e stressante e costi aggiuntivi per il mondo dell'Associazionismo che si deve accollare, per non parlare dei singoli privati. Da questa esperienza negativa tutti dico tutti dobbiamo lavorare per eliminare questa porcata Governativa. Almeno su questo tema credo che tutti ci troveremo d'accordo per una sua cancellazione.  
Seconda proposta: Se poi il Governo Italiano intente risparmiare quei pochi milioni che mette a disposizione per le votazioni dei Comites, un modo esiste, basta indire le presenti votazioni lo stesso giorno delle votazioni politiche oppure per i referendum, chiamandola "Giornata elettorale", risolviamo cosi il problema alla radice. Se questa giornata elettorale già praticata varie volte per le votazioni in Italia, mi chiedo perché non si possa praticare anche all'estero. Cosi con i soldi risparmiati per le votazioni dei Comites, parte di essi si possono mettere a disposizione dei corsi di lingua e Cultura Italiana, ma anche utilizzarli per le agevolazioni Imu e Tari sulla prima casa per tutti gli iscritti all'Aire al pari dei residenti in Italia.
Caro governo senza se e senza ma, assumiti le responsabilità della riuscita o meno di questo rinnovo dei Comites. Nel contenuto di questo comunicato con chiarezza emerge quando segue: con le presente restrizioni da praticare per il rinnovo dei Comites, nonostante il nostro incondizionato e inumano impegno logistico e finanziario non si riesce a raggiungere almeno il 4% degli avendo diritto di voto, ritenete come Governo queste votazioni non valide per scarsa partecipazione e indici nuove votazioni per il rinnovo dei Comites in concomitanza della tornata referendaria che secondo le indicazioni si potrebbero tenere nella primavera 2022 oppure in alternative alle prossime votazioni politiche. questo é l'unico modo per far si che la partecipazione dei connazionali per il rinnovo dei Comites possa essere soddisfacenti e in linea con le aspettative Governative e del mondo dell'emigrazione, non c’é altra scelta, se non quella di accorpare le votazioni dei Comites con altre votazioni a suffragio elettorale. A buoni intenditori, poche parole.
Ticchio Giuseppe candidato nella lista "IL PONTE" circoscrizione consolare di Zurigo. ​​​​​​​
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Tutto quello che è possibile produrre con le lumache

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Sono 1.020 gli allevamenti di lumache in Italia per un volume di affari di 350 milioni di euro e 9.700 persone che lavorano nell'indotto. Dall'hamburger alla pizza, dal caviale ai piatti Gourmet. Ma anche prodotti per la cosmetica, come creme e scrub per il corpo, e preparati per l'ortodonzia.
Bienne, 19 Ottobre 2021 - Tutto a base di lumache, che a Cherasco, nelle Langhe, sono protagoniste dell'unico festival internazionale dedicato alle chiocciole. La cittadina piemontese è diventata negli anni la capitale delle chiocciole allevate con il 'metodo Cherasco', regolamentato con un rigido disciplinare, che prevede l'allevamento all'aperto, l'alimentazione vegetale, la migrazione naturale e l'agricoltura simbiotica.  "Il disciplinare garantisce un alto standard qualitativo - spiega all'AGI il presidente dell'Istituto internazionale di elicicoltura Cherasco, Simone Sampò - le lumache vivono nella migliore condizione naturale possibile".
Ed è così che è nata 'l'economia elicoidale', che si sviluppa a spirale: "È green, etica e vivibile e coinvolge diversi comparti, creando valore in termini di lavoro, reddito e benessere sociale ed ambientale sia nel settore gastronomico sia in altri settori produttivi. La carne di chiocciola è ricchissima di proteine con appena l'1,2% di grassi, meno della sogliola, e l'allevamento richiede un dispendio minimo di acqua ed energia", esplicita Sampò. "Sono coinvolti il segmento prodotti di benessere, bellezza e farmaceutica - aggiunge - la bava delle lumache ha eccezionali proprietà cicatrizzanti, nutrienti e antiossidanti. Entro 5 anni, le forniture di bava e derivati all'industria cosmetica e farmaceutica supereranno quelle legate al food che oggi è ancora dominante con il 65% delle richieste. Non solo, la bava di lumaca funge anche da gastroprotettore naturale. È anche impiegata nel commercio di frutta e verdura, basti pensare che è un antimicrobico naturale in grado di allungare lo shelf-life dei prodotti confezionati".
La chiocciola è utilizzata anche nello sviluppo di applicazioni tecnologiche avanzate negli impianti come sensoristica e blockchain e nel sociale, con progetti riabilitativi dove i pazienti traggono giovamento nel prendersi cura della chiocciola con tempi lunghi e scanditi, proprio come quelli del piccolo mollusco. Sono 1.020 gli allevamenti elicicoli sul territorio italiano, 715 quelli che seguono il Disciplinare metodo Cherasco, 350 milioni di euro il volume d'affari stimato e 9.700 le persone che lavorano nell'indotto (ristorazione, somministrazione, conservatoria, produzione di bava, cosmetica, farmaceutica, settore alimentare). "Nell'economia elicoidale c'è spazio per nuovi agricoltori che abbiano la voglia e il desiderio di diventare imprenditori - sottolinea Sampò - il potenziale di crescita è altissimo considerando che, a fronte di una richiesta in Italia di 4.500 tonnellate annue, i 1150 ettari di impianti attuali nel Belpaese provvedono solo al 20% della domanda interna".
L'80% del prodotto, infatti, arriva da Paesi esteri (Romania, Turchia, Indonesia in primis) dove la produzione "è però di scarsa qualità perché proviene da filiere lunghe e non soggette ai dovuti controlli sanitari". "L'Istituto internazionale di Elicicoltura - rimarca il presidente - ha stretto accordi per lo sviluppo di una elicicoltura verde, sostenibile e rispettosa anche in altri Paesi, come Marocco e la Georgia, dove le condizioni atmosferiche ottimali. Ma per il colmare il gap, c'è spazio anche in Italia per più di altri 3400 ettari di impianti".
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Il Mondo nelle nostre mani

Trapiantato con successo un rene di maiale su una donna

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L’operazione avvenuta alla New York University Langone Health apre una nuova frontiera per i trapianti
Bienne, 20 Ottobre 2021 - Per la prima volta è stato trapiantato con successo il rene di un maiale sull’uomo. Secondo quanto riportato dai media la procedura condotta alla New York University Langone Health apre una nuova frontiera per i trapianti: per l’esperimento è stato utilizzato un maiale i cui geni erano stati modificati in modo da eliminare nei suoi tessuti una molecola che provoca un rigetto quasi immediato.A ricevere l’organo è stata una donna tenuta in vita artificialmente con segni di disfunzione renale, la cui famiglia ha acconsentito all’esperimento prima di staccare il supporto vitale.
Il successo dell’operazione, riporta la CNN, ora dovrebbe consentire la sperimentazione in pazienti con insufficienza renale allo stadio terminale, e può far sperare in un futuro in cui gli esseri umani non moriranno più per la carenza di donatori. Secondo la United Network for Organ Sharing, negli Stati Uniti quasi 107.000 persone sono attualmente in attesa di trapianto di organi, di cui oltre 90.000 in attesa di un rene. In quest’ultimo caso i tempi medi di attesa vanno dai tre ai cinque anni.

Cina pensa a legge per punire genitori se i figli diventano criminali

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Bienne, 19 Ottobre 2021 - Il Parlamento cinese lavorerà su una proposta di legge che intende punire i genitori per i crimini o cattivi comportamenti dei figli. Lo ha riferito la Reuters, precisando che nel documento sulla promozione dell'educazione familiare si richiede ai responsabili dei bambini che commettono crimini o adottano un comportamento molto scorretto di seguire un programma di orientamento apposito. Inoltre, si incoraggia i genitori a dare del tempo ai propri figli per riposare, giocare e fare esercizio fisico. "Ci sono molte ragioni per cui gli adolescenti si comportano male e la mancanza o l'inappropriata educazione familiare è la causa principale", ha sottolineato Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari Legislativi.

Libri da leggere almeno una volta nella vita
Un libro significa emozione, condivisione, scoperta
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“Per una nuova destra”
La ricetta di Capezzone per riempire un vuoto nell’offerta politica

Editore Piemme

Dopo il grande successo dello scorso anno di “Likecrazia. Lo show della politica in tempi di pace e di coronavirus”, Daniele Capezzone torna nelle librerie con un nuovo saggio: “Per una nuova destra. Antitasse, pro libertà, dalla parte dei dimenticati dalla sinistra”.
Con uno stile puntiglioso, elegante e scorrevole, il giornalista de La Verità analizza e descrive il centrodestra italiano, proprio a pochi giorni dalla delusione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre.
La coalizione si presenta strutturata e complementare elettoralmente, nelle varie parti del territorio. Nonostante tutto, come l’autore mette subito in chiaro, “la forza elettorale è una precondizione per vincere, ma non basta per governare”. Matteo Salvini e Giorgia Meloni ne hanno avuto prova in questa legislatura.
La caduta di due governi in tre anni, un Parlamento di fatto esautorato dai Dpcm di Giuseppe Conte e la nascita di un esecutivo di unità nazionale sono stati l’esempio pratico di come non sia condizione sufficiente mantenere a lungo la maggioranza assoluta nei sondaggi nazionali per la corsa verso Palazzo Chigi.
Anzi, il Partito democratico ha dimostrato di saper governare ininterrottamente dal 2011 – fatta eccezione l’anno e mezzo di esecutivo giallo-verde – senza vincere un’elezione politica dal 2006. Insomma, un partito senza consenso elettorale che, checché ne dica la destra, pare essere più astuto e furbo all’interno dei palazzi della politica.
Tornando a noi, Capezzone sottolinea un vuoto all’interno dell’offerta politica della coalizione, una lacuna che rischia di emarginare una parte precisa di elettorato che ha sempre guardato con attenzione a destra: la componente liberale, libertaria, euroscettica ma in nome del libero mercato. Un movimento a tutela delle libertà individuali, delle imprese e per una forte riduzione della decisione pubblica e statale. Insomma, per dirla in poche parole, è necessario introdurre quella componente thatcheriana che Forza Italia – sempre più schiacciata verso sinistra – non è più in grado di rappresentare.
Ma come riconcepire tutta l’offerta politica con tre partiti diversi? L’ex parlamentare suggerisce un modello chiaro: il Partito Repubblicano statunitense. Tante culture e tante correnti differenti dovrebbero convergere all’interno di un unico movimento capace di evitare la disarticolazione – che è esattamente ciò che vuole la sinistra – ed essere più forte all’interno delle aule parlamentari. Capezzone ha aperto un primo dibattito su ciò che potrà essere il centrodestra unito già a partire dalle elezioni politiche del 2023. Chissà se Salvini, Meloni e Berlusconi ne trarranno spunto…
 

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Solo un ricordo,ma immenso

Domani inizierò le cose che rimando da cent'anni, ho vecchi sogni da recuperare, un libro da finire, magari  cambio casa e forse smetto di fumare.  Domani, ti penserò soltanto se non potrò farne a meno, stasera resto solo col destino è una feccenda complicata, bastasse un solo bacio a districare sto casino.
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Un pensiero particolare

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
A chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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