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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE
E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE ​​​​​​​

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Berna, la variante inglese fa chiudere una scuola

Bienne, 25 Gennaio  2021 - Una scuola di Wangen an der Aare, nel canton Berna, sarà chiusa lunedì causa della cosiddetta variante inglese del coronavirus. Sono in effetti stati diversi casi di bambini risultati positivi al virus. La misura resterà in vigore fino a sabato prossimo. Pertanto, lunedì non ci saranno lezioni e martedì inizierà la formazione a distanza. Secondo i responsabili dell'istituto, i circa 350 allievi non sono obbligati a sottoporsi a un test. Come ha annunciato il preside Andreas Oetliker, l'ufficio medico cantonale di Berna ha messo in quarantena tre classi, ma ha anche ordinato la chiusura dell'intera scuola.
La notizia è stata divulgata dalla Berner Zeitung sul suo sito web. Già giovedì, la direzione della scuola aveva annunciato che diversi alunni erano risultati positivi al test. Venerdì si è saputo che anche un insegnante è stato infettato. Gli studenti colpiti sono in isolamento e le loro famiglie sono in quarantena. Attualmente sono in quarantena anche tre classi. La scuola di Wangen ha classi di asilo, elementari e medie. Il preside Andreas Oetliker dice che pensa che la chiusura precauzionale della scuola sia la cosa giusta da fare.

Effetto pandemia: più violenza domestica e giovani in crisi

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In Svizzera la seconda ondata si fa sentire in maniera particolarmente pesante sulla psiche dei bambini e ragazzi
Bienne, 24 Gennaio  2021 - La crisi legata al coronavirus continua ormai da un anno e un dato preoccupante che emerge dalle statistiche è un aumento della violenza domestica, secondo quanto scrive la ‘SonntagsZeitung’. Nelle pagine del domenicale si legge che nel solo canton Argovia la Polizia cantonale nell'ultimo anno ha visto un aumento degli interventi di questo tipo del 12%. Incrementi si sono registrati anche a Berna e a Zurigo.
Aumenti si segnalano poi anche nei contatti con i centri di consulenza per la gioventù. Sono sempre maggiori infatti i casi di ragazze e ragazzi che, a causa dei genitori che litigano continuamente o di altre tensioni famigliari, vogliono lasciare casa. Gli psicologi sottolineano che spesso si tratta di casi in precarie condizioni abitative e famigliari, che si sono ulteriormente aggravate con la crisi pandemica.
La seconda ondata di Covid-19, sempre secondo gli esperti contattati dal domenicale, si fa sentire in maniera particolarmente pesante sulla psiche dei giovani, che perdono la gioia di vivere e tendono in alcuni casi alla depressione. La mancanza di contatti con gli amici è infatti particolarmente dura da digerire per quella fascia d'età. La 'Regione' ha dedicato alcuni servizi a questi temi nell'arco di vari mesi. Qui i link per i giovani e per la violenza domestica, che tuttavia in Ticino risultava essere diminuita dopo il primo lockdown e ripresa dopo.

Più controlli alle frontiere e più test

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Delle decisioni in questo senso potrebbero essere già prese mercoledì prossimo dal Consiglio federale
Bienne, 24 Gennaio  2021 - Per frenare il coronavirus sono necessari più controlli alle frontiere e test regolari ai frontalieri, ma anche nelle case di cura, a scuola e sul posto di lavoro. Lo scrivono oggi alcuni domenicali, secondo cui alcune decisioni in questo senso potrebbero essere già prese mercoledì prossimo dal Consiglio federale.
In una lettera congiunta indirizzata al Governo, i presidenti di tutti i grandi partiti elvetici hanno rotto un tabù e chiesto l'introduzione di un sistema di test alle frontiere e regole di quarantena più severe, secondo quanto riferisce oggi la SonntagsZeitung. Finora solo l'UDC aveva insistito su questa strada, ma il domenicale precisa che ora anche i presidenti degli altri partiti di Governo, nonché Verdi e Verdi Liberali, hanno auspicato misure più restrittive per i turisti e per chi attraversa il confine. La lettera è stata firmata dai presidenti di sei partiti: UDC, PS, Alleanza del Centro, PLR, Verdi e Verdi Liberali.

"Moltissime persone spendono tutti i loro soldi in alcolici"

Jacqueline Frossard

Bienne, 24 Gennaio  2021 - La vita pubblica si è nuovamente fermata. Ecco perché dobbiamo prenderci cura di noi stessi, dice Jacqueline Frossard, psicologa laureata in giurisprudenza e fa parte del consiglio di amministrazione della federazione degli psicologi svizzeri.
Signora Frossard, le misure anti COVID sono in atto già da mesi. Che effetto hanno avuto finora sugli svizzeri?
"Gli effetti sono stati davvero mutevoli. A marzo la situazione era nuova, c’erano sostegno e solidarietà enormi per le persone che non stavano bene. Col tempo, però, tutto è diventato sempre più difficile. Penso che ormai siano in molti a risentire di questa condizione. Ora ci sono molte persone che soffrono così tanto per la situazione pandemica da ammalarsi mentalmente e se hanno già delle malattie, le loro condizioni peggiorano".
Ora vige l’obbligo di lavorare da casa e gli incontri tra persone sono stati sottoposti a ulteriori restrizioni. Che cosa succederà a chi è già alle prese con questo frangente?
"Penso che questo aggraverà i problemi. Soprattutto per coloro che non sono riusciti a costruire modalità alternative di contatto sociale, a prescindere dal fatto che le videoconferenze e le telefonate non sono comunque degli adeguati sostituti. Tuttavia, anche per chi ha trovato delle nuove alternative, le cose cominceranno a essere difficili".
La situazione colpisce alcuni gruppi più duramente di altri?
"È particolarmente difficile per bambini, adolescenti e giovani. Ogni generazione ha il proprio compito. Quello dei giovani è affermarsi nella vita. È così che scopri chi sei, di che tipo di persone vuoi circondarti e cosa vuoi fare. Per il futuro bisogna raccogliere molte esperienze di vita nell’ambito delle relazioni e questo si può fare solo incontrando gli altri e confrontandosi con loro, anche se a volte si fallisce. Fortunatamente, almeno le scuole non verranno chiuse".
Cosa consiglia alle persone che si sentono sopraffatte a causa dell’ulteriore isolamento?
"Se sviluppano sintomi opprimenti, su Internet ci sono alcuni strumenti con cui si può valutare se bisogna chiedere aiuto, ma questo purtroppo è difficile: in alcune parti della Svizzera mancano i posti in terapia e il finanziamento della terapia online non è regolamentato".
Questi problemi c’erano già in primavera?
!Sì e ora si intensificheranno, e le conseguenze della pandemia e delle misure restrittive non possono ancora essere valutate. A proposito, un’altra questione importante è l’alcool: c’è un numero enormemente maggiore di persone che spende tutto ciò che ha in alcolici. Chi aveva già problemi con il bere, ora li accentuerà a causa della mancanza di contatti sociali e di controllo. E chi ha questi problemi non cerca aiuto in prima persona. Se si hanno amici o conoscenti con problemi di consumo di alcool, ora è il momento di occuparsi di loro. Altrimenti potrebbero morire in casa da soli".
Siamo in pieno inverno, fuori fa freddo e c’è buio, potrebbe volerci tanto prima di eventuali allentamenti delle misure. Cosa si può fare per non scoraggiarsi?
"Cercate di agire secondo le vostre idee se i vostri pensieri iniziano a girare in tondo. Concentratevi su cosa riuscite a fare piuttosto che su cosa ora vi è impossibile fare. E fate una lista quando state bene. Scrivete ciò che volevate fare da molto tempo: riordinare le fotografie, fare qualche lavoretto in casa, etc. Quando poi state male, prendete la lista e sbrigate qualcosa di ciò che c’è scritto: vi darà una sensazione positiva e di soddisfazione. Oppure provate qualcosa di nuovo, siate creativi, andate alla ricerca di nuovi passatempi. Uscite al sole ogni volta che è possibile e fate del movimento all’aria aperta. In alternativa, allenatevi a casa davanti al televisore senza però pretendere troppo da voi stessi, in modo che il tutto non diventi frustrante".
Cosa fa quando la situazione attuale diventa eccessiva?
"Cucino di più, sono diventata più creativa. A 62 anni, però, non sono più una persona giovane che ha bisogno di costruirsi una vita. Ed è importante specificare che non ho alcuna paura esistenziale che mi tormenta; ho un lavoro fisso e il mio futuro è sicuro. Quindi non ho alcun peso significativo".

Aiuto per gli interessati
La hotline cantonale risponde al 0800 144 144 tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00, anche per il sostegno psicologico. In alternativa, per essere supportati psicologicamente in questa difficile fase, potete scrivere una mail a sostegnopsi@fctsa.ch 
Gil Bieler - Bluewin.ch

Coronavirus, ecco le multe per chi viola l’ordinanza

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La Confederazione finanzierà test per asintomatici.
Bienne, 23 Gennaio  2021 - Cento franchi per chi non indossa la mascherina dove è obbligatoria; altrettanti per chiunque si incontri in privato con più delle cinque persone consentite e per il mancato rispetto dell'obbligo di sedersi nelle mense aziendali e nei ristoranti degli alberghi; l'organizzazione di eventi privati vietati costerà 200 franchi; e le infrazioni minori alle regole d'igiene e di sicurezza nelle stazioni sciistiche saranno punite con ammende di al massimo 300 franchi.
Sono queste le sanzioni proposte dal Dipartimento federale dell'interno (Dfi) in caso di violazioni delle misure dell'ordinanza Covid-19. Le modifiche sono in consultazione tra i cantoni. Per quanto riguarda l’obbligo di indossare la mascherina, non saranno punite le violazioni in spazi aperti. Il Consiglio nazionale aveva deciso all'inizio di dicembre, nel contesto della discussione della legge Covid 19, che quando l'obbligo non è chiaramente riconoscibile, si può rinunciare ad una multa. È il caso ad esempio delle zone pedonali. Più in generale, l'ordinanza richiede "senso della misura" da parte delle autorità.
Il Consiglio federale propone anche che i cantoni effettuino test preventivi nelle cerchie di persone particolarmente a rischio allo scopo di individuare focolai in fase iniziale o di prevenirli. In futuro, la Confederazione intende sostenere i costi di questi test e al contempo propone un'estensione del numero di persone e istituzioni autorizzate ad effettuare i tamponi. Oltre agli studi medici, alle farmacie, agli ospedali e agli istituti cantonali di analisi, anche le case di riposo e di cura, le istituzioni socio-sanitarie, le organizzazioni di assistenza e l'assistenza domiciliare potranno ora effettuare test antigenici rapidi.
Più test sugli sintomatici 
I cantoni avranno la possibilità di ordinare analisi su gruppi specifici di persone se la situazione indica un aumento del rischio di trasmissione del virus, ad esempio nelle scuole, nei centri di formazione e nelle aziende, o quando si riscontra un focolaio di infezione. Circa la metà delle infezioni da coronavirus avvengono attraverso persone che non mostrano sintomi, ma sono infette. Finora, però, solo alcuni cantoni e case di riposo hanno iniziato i test regolari.
Il Dfi spera che questa misura crei una maggiore propensione ad praticare tamponi e l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) si aspetta un piano da parte dei cantoni.

Finora quasi 170mila persone vaccinate in Svizzera

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Lo rivela l’Ufficio federale di Sanità pubblica: si tratta circa del 2% della popolazione
Bienne, 22 Gennaio  2021 - Sono 169'783 le persone finora vaccinate in Svizzera, ciò che corrisponde a una quota di 1,97 ogni 100 abitanti. Le dosi consegnate sono 459'700. Lo rende noto stamane l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), annunciando per la prima volta anche i dati cantonali. Il Ticino è sopra la media nazionale, con 2,92 vaccinati ogni 100 abitanti, per un totale di 10'275 persone, mentre i Grigioni sono leggermente al di sotto, con una quota dell'1,88 per complessivi 3747 vaccinati.
Nella tabella cantonale spiccano positivamente i dati di Basilea Città (5,54 ogni 100 abitanti, pari a 10'856 persone), e dei cantoni più piccoli, come Appenzello Interno (5,10, pari a 823), Obvaldo (4,92, pari a 1'865), Nidvaldo (4,53, pari a 1'950) e Sciaffusa (4,32, pari a 3'554).
Un poco inferiori i dati della Svizzera romanda, con Ginevra in testa (2,15, pari a 10'819). Più indietro i cantoni più popolosi come Vaud (1,66, pari 13'392), Zurigo (1,62, pari a 24'989) e infine Berna, che ha vaccinato finora 1,11 persone su 100 abitanti (11'500).

Coronavirus, sempre più giovani depressi

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In Svizzera, dal 9% della prima ondata primaverile si è passati al 18% di novembre e a rischio sono in particolare i giovani
Bienne, 21 Gennaio  2021 - La percentuale di persone con gravi sintomi depressivi è aumentata in modo significativo nel corso della seconda ondata pandemica. Dal 9% della prima ondata primaverile si è passati al 18% di novembre. A rischio sono in particolare i giovani. Lo indica la Task Forse Covid-19 istituita dal Consiglio federale sulla base dei risultati estrapolati dal terzo sondaggio dello Swiss Corona Stress Study relativo al periodo compreso tra l’11 e il 19 novembre 2020, a cui hanno preso parte 11 612 persone provenienti da tutta la Svizzera.
Malattia e lockdown fattori di stress
I livelli di stress hanno subito un aumento significativo rispetto al primo sondaggio, eseguito durante il lockdown di aprile 2020. L’incremento dello stress è stato accompagnato da una crescita dei sintomi depressivi. I fattori associati a stress psicologico e sintomi depressivi includevano le preoccupazioni dovute a cambiamenti nell’ambito lavorativo, scolastico o formativo legati al coronavirus, perdite finanziarie e timori per il futuro. Tutti questi fattori di stress hanno subito un sensibile incremento rispetto al periodo ad aprile. Altri fattori comprendevano il timore che qualcuno della propria cerchia ristretta si ammalasse gravemente o morisse, così come le restrizioni sociali e l’aumento dei conflitti in casa.
Soprattutto giovani
La percentuale degli intervistati con sintomi depressivi gravi, che era del 3% prima della pandemia, del 9% durante il lockdown di aprile e del 12% durante il parziale allentamento di maggio, ha quindi raggiunto il 18% a novembre.
Il rischio di sintomi depressivi gravi era associato all’età (più alto nei soggetti compresi tra 14 e 24 anni) e cresceva nelle persone che avevano subito perdite finanziarie a causa dei provvedimenti restrittivi.
Romandia
Inoltre, gli abitanti della Romandia, maggiormente colpita dalla pandemia nel corso della seconda ondata, erano soggetti a un rischio più elevato di sintomi depressivi gravi rispetto agli abitanti del resto della Svizzera. Studi esteri indicano, che gli operatori sanitari che lavorano nelle terapie intensive sono soggetti a un rischio maggiore di problemi di salute mentale
Le contromisure
La Task Force non si limita ad illustrare il fenomeno ma propone anche alcune contromisure per attenuare gli effetti della pandemia sulla salute mentale delle persone. Oltre a ridurre il numero dei casi e prevenire ondate future, chiede di compensare le perdite finanziarie imputabili alle misure di protezione e ad organizzare contromisure volte a ridurre lo stress nelle scuole/università. La copertura dei costi per i trattamenti psicologici/psichiatrici a distanza andrebbe mantenuta e la popolazione sensibilizzata riguardo ai problemi di salute mentale e le opzioni di trattamento, promuovendo misure preventive, come l’attività fisica.

A Zurigo mascherine a scuola dalla quarta elementare  a Soletta dalla quinta elementare e insegnamento a distanza

​​​​​​​Bienne, 21 Gennaio  2021 - Nel canton Zurigo, tutti gli scolari dalla quarta elementare in su dovranno indossare mascherine igieniche a partire da lunedì prossimo. Nel canton Soletta la mascherina sarà invece obbligatoria dalla quinta classe. Nelle scuole secondarie zurighesi il numero di allievi presenti in aula sarà inoltre ridotto della metà a partire dal primo febbraio, mentre i licei e le scuole professionali solettesi passano all'insegnamento a distanza.  Il rafforzamento delle misure di protezione è stato deciso per contenere la diffusione delle nuove varianti di coronavirus, indica oggi in una nota il Dipartimento zurighese dell'educazione.
Anche altri cantoni svizzero tedeschi hanno rafforzato le misure anti-Covid nelle scuole. Argovia ha annunciato ieri che i licei e le scuole professionali passeranno da lunedì prossimo all'insegnamento a distanza. A Basilea Campagna la mascherina è obbligatoria per tutti gli allievi a partire dai 10 anni d'età, e non più dai 12 anni.

"Troppi zuccheri negli yogurt aromatizzati"

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Il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica consiglia una riduzione, nonché colture meno acide
​​​​​​​Bienne, 21 Gennaio  2021 - Gli yogurt aromatizzati contengono molto zucchero. Agroscope ha ora elaborato una guida per lottare contro questo problema: il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica consiglia ai produttori una riduzione progressiva nonché colture meno acide degli yogurt. Su esperti e consumatori abituali,
Agroscope ha analizzato quattro differenti strategie per fronteggiare il problema negli yogurt, sulla base di qualità alla fragola, al lampone e alla mocca con diverse concentrazioni di zucchero: riduzione impercettibile dello zucchero, aggiunta di sostanze per aumentare il senso di dolcezza, adeguamenti tecnologici e dolcificanti sostitutivi.
L'obiettivo della riduzione impercettibile dello zucchero è di abituare gradualmente i consumatori a yogurt meno dolci. A questo proposito Agroscope scrive che i passi devono essere accordati sperimentalmente. Durante i test sugli specialisti è emerso che a seconda della concentrazione iniziale e dell'aroma il contenuto di zucchero poteva essere ridotto tra il 7,3 e il 10,4%. Durante la degustazione da parte dei consumatori sono state perfino possibili riduzioni tra il 12,5 e il 16,7%. Perché questa strategia sia vincente la riduzione a tappe dovrebbe essere attuata sull'insieme del territorio, afferma Agroscope.
La strategia dell'aggiunta di sostanze per aumentare il senso di dolcezza si è rivelata poco promettente. I ricercatori ripongono maggiore fiducia nelle colture di batteri di acido lattico usate per la produzione di yogurt. È infatti emerso che con colture poco acide è possibile regolare significativamente la dolcezza.
Infine, i dolcificanti sostitutivi permettono di compensare la perdita di dolcezza dovuta all'assenza di zucchero. Ma finora, secondo i ricercatori, non è noto alcun surrogato che copra interamente il profilo dolciario dello zucchero. Inoltre, il trend dei consumi va verso i prodotti naturali e i dolcificanti non sono ben visti. E, conclude Agroscope, in fondo i consumatori dovrebbero abituarsi a yogurt meno dolci, cosa che con la compensazione attraverso sostanze sostitutive non avviene.

A Berna le spese di viaggio deducibili dalle imposte

Bienne, 21 Gennaio  2021 - Nella tassazione 2020 il canton Berna concederà una deduzione per le spese di viaggio anche a chi ha lavorato in modalità telelavoro durante la pandemia da coronavirus. Lo hanno annunciato oggi alla stampa le autorità fiscali cantonali. I contribuenti potranno ad esempio detrarre il costo di un abbonamento annuale dei trasporti pubblici anche se a causa dell’home-office non lo hanno sfruttato per tutta la sua durata. Anche i viaggi di lavoro in auto compiuti tra il 1 marzo e il 31 dicembre 2020 potranno essere calcolati senza dover presentare particolari giustificativi.
Tuttavia, la deduzione massima per le spese di viaggio rimane limitata dalla legge a 3’000 franchi per l’imposta federale diretta e a 6’700 franchi per le imposte cantonali e comunali. Secondo le autorità cantonali, non è ancora chiaro se queste detrazioni varranno anche per la dichiarazione dei redditi del 2021.
Per l’uso di stanze della propria abitazioni per svolgervi il telelavoro sono invece in vigore le stesse condizioni che vi erano prima della pandemia. Non è ad esempio previsto che si tenga conto del consumo dell’elettricità o dell’usura di un mobile. Lo stesso vale per le detrazioni riguardanti i pasti fuori casa e la cura dei bambini da parte di terzi. Potranno per contro essere menzionati tra le spese di lavoro l’acquisto di un computer o di uno schermo.

Il test per il coronavirus e i siti che tengono traccia del contagio

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Scongiurano il voto come la peste
Ecco quanto “frutta” ai senatori evitare le urne

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In media, tra Camera e Senato, guadagnano 14mila euro al mese.
Bienne, 23 Gennaio  2021 - E quando mai sarebbero rieletti? Quanto frutta ai senatori evitare il voto in tutti modi? Salvatore Dama su Libero si fa quattro conti. Quando si dice senso delle istituzioni…  Va da sé che se il governo Conte dovesse cedere, l’unica strada resterebbe il voto anticipato. E allora sarebbero guai.  Si sa che pochi parlamentari hanno la certezza matematica di essere rieletti. Soprattutto  – fa notare l’editorialista- quando entrerà in vigore la riforma che riduce  il numero dei seggi. E, paradossalmente,  “saranno proprio i grillini le vittime designate della novità”. Quindi, fatti un po’ di conti,  per Dama un’altra maggioranza si troverà eccome.  Basta fare due conti per credere.
350mila euro di motivi per non votare
“In media, tra Camera e Senato, guadagnano 14mila euro al mese. Alla scadenza naturale della legislatura mancano venticinque giri di calendario. Il che significa un tesoretto pro capite di circa 350mila euro”. Ecco la ragione “profonda” del perché le forze di maggioranza non prendono in considerazione alcuna altra alternativa, se non allargare questa maggioranza raccogliticcia . Per cui, siamo realisti:  le dichiarazioni  che si sentono, “o Conte o voto”, suonano come minacce un po’ velleitarie”. L’editorialista ad esempio, non crede a  Goffredo Bettini. “Che le sta tentando tutte per allargare la base parlamentare intorno al governo attuale”. Si sta spendendo molto nella sua opera di ricucitura, ma conclude che, se non si riuscirà nell’intento, «il voto è lo sbocco naturale quando sono finite tutte le opzioni». Ma tutti fanno gli scongiuri.
Tutte le opzioni sono buone per salvare la poltrona
Perplessità. Anche perché non sfuggono altre manovre per scongiurare il voto come la peste. “Da Montecitorio Bruno Tabacci lavora alla cosa centrista. Ha in testa di formare gruppi sia alla Camera che al Senato. Corteggia gli ex grillini che si sono sparpagliati un po’ qui un po’ lì. Ma non solo loro. L’obiettivo sono anche quelli di Forza Italia e i renziani”, leggiamo su Libero . Tabacci poi sventola la “causa nobile”: «C’è gente che non vuole consegnarsi a Salvini», dice. Insomma, quando si dice la “visione”.

Il Centrodestra: "premier Giuseppe Conte non ha i numeri, fiducia nella saggezza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella"

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Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia), Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (Forza Italia)
Bienne, 22 Gennaio  2021 -  «Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno manifestato al Presidente della Repubblica – a nome dell’intero centrodestra – la grande preoccupazione per la condizione dell’Italia. Mentre emergenza sanitaria ed economica si abbattono su famiglie e imprese – recita la nota congiunta -, il voto di martedì ha certificato l’inconsistenza della maggioranza.
È convinzione del centrodestra che con questo Parlamento sia impossibile lavorare. Il centrodestra ha ribadito al Presidente la fiducia nella sua saggezza». È durato più di un’ora il colloquio tra i leader della coalizione e Mattarella. Un incontro fortemente voluto dall’opposizione per denunciare al supremo livello istituzionale l’insostenibilità di un governo ormai privo di una vera maggioranza. Sono i numeri del Senato a certificarlo in maniera inoppugnabile.
I tre leader: «Confidiamo nella saggezza di Mattarella»
La nota emessa al termine dell’incontro è quanto mai attenta a non invadere quelle che sono le prerogative assegnate dalla Costituzione al capo dello Stato. Ma il riferimento alla «saggezza» di Mattarella è anche una felpata sollecitazione a vigilare affinché il tempo richiesto da Conte non vada perduto e men che mai possa servire a raggranellare una maggioranza purchessia. Un modo anche per dare voce e rappresentanza a chi nel centrodestra – è il caso di Giovanni Toti – esorta a considerare anche strade alternative a quella del voto anticipato.
In concomitanza dell’incontro al Quirinale le agenzie battevano la notizia del sondaggio di Alessandra Ghisleri per Porta a porta su tre scenari di voto: situazione attuale, Conte in campo con una propria lista oppure leader dei Cinquestelle. In ognuna delle ipotesi analizzate, il centrodestra vincerebbe. Nella prima con il 49 per cento contro il 36.5; nella seconda con il 46,9 contro il 38.4 e, infine, nella terza con il 48.7 per cento contro il 39.6.
La Ghisleri: «Tre scenari per il voto. Centrodestra sempre vincente»
Ancora più interessante l’effetto dei tre scenari sui partiti. A pagare dazio ad un’eventuale lista Conte sarebbe soprattutto il Pd di Zingaretti, che crollerebbe dal 19,5 al 10,6, superato da Fdi. I dem lascerebbero sul terreno “solo” il 2,8 per cento se invece il premier guidasse gli alleati Cinquestelle. Per questi ultimi, l’emorragia causata da una lista Conte sarebbe più contenuta (dal 14,6 al 10,4) e aumenterebbero addirittura (20,2) se a guidarli fosse il premier. La Lega resta primo partito, più o meno stabile nei tre scenari: 24.8 per cento, 23.4 e 24.5. Il partito di Giorgia Meloni stabile al 15.5 per cento in ognuna delle tre ipotesi. Ma con la lista del premier in campo diventerebbe il secondo partito. Forza Italia oscillerebbe tra l’8 e il 7.3 per cento.

Non bastano i Ciampolillo per governare, Conte ha esaurito il suo ciclo

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Bienne, 22 Gennaio  2021 - La due giorni di votazioni in Parlamento per la fiducia al Governo Conte ha evidenziato il paradosso tragicomico di un esecutivo che mentre da un lato parlava di futuro, Recovery Fund e gestione della pandemia, dall’altro andava in cerca dei peones – soprattutto al Senato – per conservare il potere. L’Avvocato del Popolo, assurto al ruolo di leader del “campo progressista” per de-salvinizzare l’Italia, si è ritrovato ciampolillizzato da Renzi. Con questi numeri al Senato l’agibilità politica del Governo è pressoché nulla in aula e nelle commissioni. Il soccorso – legittimo, per carità – dei 3 senatori a vita non può bastare a Conte per compensare la perdita di una gamba realmente politica della sua maggioranza, quella rappresentata dai renziani, un tempo motore di avviamento del suo secondo esecutivo.
Ma se con i Ciampolillo e i Giarrusso abbiamo riso – un riso davvero amaro, fatto alle nostre stesse spalle – i dati politici del voto di martedì sono sotto gli occhi di tutti. In primis, si è assistito all’ennesimo episodio di sfarinamento di Forza Italia. Tutti i responsabili-costruttori che hanno votato a favore di Conte sono venuti proprio dalle fila dei berlusconiani sia alla Camera che al Senato. Uno sfarinamento in atto ormai da 10 anni, sin dai tempi della scissione finiana, dell’apparizione dei primi “responsabili”, e dalla nascita del Nuovo Centrodestra e dei Conservatori e Riformisti prima ancora che di Idea e Cambiamo!, da costole del partito di Berlusconi. I forzisti sono allo sbaraglio dopo il passaggio di Ravetto e Zanella alla Lega e la sconfitta nel rimpasto della Giunta lombarda, dove l’assessore alla Salute Gallera è stato messo fuori, e quello alle Attività produttive, Mattinzoli, ha perso le sue deleghe. Forza Italia, tra l’altro, ha perso pure la vicepresidenza della Regione.
Ma se gli Azzurri stanno vivendo forse la fase finale della loro agonia, trovando difficoltà anche nel proporre una narrazione che sia diversa da quella del Pd – martedì tra gli interventi di Mirabelli e Ronzulli in aula facevano fatica a scorgersi differenze significative l’altro dato significativo dello psicodramma politico è la rinnovata centralità di un Renzi che sembrava dato per morto solo il giorno prima e che, con la sua astensione, tiene in mano Conte ora come non mai.
Il governo, che ha ottenuto solo una maggioranza relativa al Senato, inizierà ora la caccia a nuovi responsabili che, contrariamente a quanto strombazzato dalla stampa amica, non si sono palesati nemmeno ieri. Qualche posto di governo e sottogoverno potrebbe ingolosire qualcuno, ma la sensazione è che Conte abbia esaurito il suo ciclo e che sarà difficile per lui traghettare questo Parlamento verso il semestre bianco e l’inevitabile governo di transizione – magari guidato da Marta Cartabia – che porterebbe il Paese verso l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica e le elezioni. Le prime con 400 deputati e 200 senatori.
Puntellare la maggioranza con qualche “caso umano” – come li ha giustamente definiti il senatore di Fratelli d’Italia Ciriani – conferma l’inadeguatezza del governo in un periodo straordinario (con accezione, purtroppo, rigorosamente negativa) della vita pubblica del Paese contrassegnata dalla pandemia e dalla recessione economica.
Alla fine, Renzi, che nel suo intervento ha massacrato il governo di cui lui è stato parte attiva nonché ideatore, aveva e ha ragione: di piccolo cabotaggio il Paese è morto in passato e rischia di morire ancora oggi. Solo che gli italiani non vogliono più che sia lui a porre critiche e questioni. A Conte servirebbe uno scatto, una considerazione e un’azione politica che non è nelle sue corde di leguleio: un’epoca è finita e con 156 senatori non si può governare. Né l’Italia né la pandemia.
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Alfonso Ciampolillo è un politico di 48 anni, di Bari, membro del Senato della Repubblica Italiana dal 2018 per il Movimento 5 Stelle
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo/Regioni, Associazioni

I Comites di Zurigo e San Gallo scrivono al ministro degli Esteri Di Maio: chiesto l’invio di più personale al Consolato d’Italia a Zurigo

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Luciano Alban
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Sergio Giacinti
Bienne, 20 Gennaio  2021 - In una lettera inviata al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, firmata del Presidente del Comites di Zurigo Luciano Alban e dal Presidente del Comites di San Gallo Sergio Giacinti, viene segnalata la questione della carenza di personale nel Consolato Generale di Zurigo.
“L’utenza, a cui deve far fronte il Consolato Generale di Zurigo, – si legge nella missiva inviata per conoscenza anche al sottosegretario Merlo, al direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Vignali, all’Ambasciatore d’Italia a Berna Mignano, al console generale d’Italia a Zurigo Altana e al segretario generale del Cgie Schiavone  – è di oltre 227.000 connazionali, ed è in costante aumento. Ciò è dovuto alla chiusura del Consolato di San Gallo avvenuta nel 2014, e dalla forte ripresa, che sta avvenendo negli ultimi anni, di italiani che si trasferiscono all’estero in cerca di lavoro, e tra questi un’alta percentuale di giovani. Da tempo assistiamo ad una costante riduzione di personale nella sede di Zurigo.
A fronte dei previsti rientri di personale nei ruoli metropolitani non corrisponde l’assegnazione di nuovo personale, inviato da Roma, o appositamente assunto in loco. Con il perdurare della pandemia COVID, e di conseguenza l’adozione di protocolli di sicurezza sanitaria per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, – prosegue la lettera – ancor di più si è fatta sentire la carenza di personale. Tutto questo nonostante la buona volontà e dedizione dell’attuale Capo Missione nonché del personale, i servizi non sono assicurati con l’encomiabile celerità che ha sempre distinto il Consolato Generale di Zurigo”.
I due Comites si rivolgono dunque al Ministro “affinché la Direzione del Personale del Ministero, a Lei affidato, voglia provvedere all’invio di nuovo personale e alla sostituzione rapida dei funzionari che rientrano per fine mandato. Contando sulla Sua sensibilità – si legge infine nella lettera – nei confronti dei servizi per i cittadini italiani all’estero, in attesa di Sua determinazione,  cogliamo l’occasione per porgerle distinti saluti”.
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Mondo Donna

 Ginevra, culla di iniziative per creare un mondo migliore​​​​​​​

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Nella Ginevra internazionale non si parla solo di diritti umani.
Bienne, 22 Gennaio 2021 - A Ginevra sono state lanciate di recente varie iniziative filantropiche. Le artefici di questi progetti sono spesso donne migranti che intendono affrontare con spirito innovativo le attuali sfide con cui è confrontato il pianeta. Rocio Restrepoe è fuggita al regime tirannico in Colombia nel 1999. In tasca due lauree universitarie in economia e commercio e un'esperienza professionale di 18 anni. Nonostante le sue credenziali, non è riuscita ad accedere al mercato del lavoro a Ginevra.Invece di prendersela con il Paese d'accoglienza, Restrepoe si è rimboccata le maniche, cercando la chiave giusta per la sua integrazione professionale.
"Ho deciso di incontrare persone che stavano vivendo un'esperienza simile alla mia", racconta la donna a swissinfo.ch. "Inizialmente ne ho incontrate un'ottantina per imparare da loro e per dare vita all'associazione Découvrir (scoprire, in italiano). L'obiettivo è di lottare contro il fenomeno dello spreco di competenze e sensibilizzare le amministrazioni cantonali e le compagnie sull'importanza di aprire le porte del mondo del lavoro alle donne immigrate che in patria hanno conseguito titoli accademici e con una lunga esperienza in varie discipline".
Nonostante le difficoltà iniziali dovute al fatto che l'associazione veniva snobbata dalle autorità, non godeva della giusta considerazione e contava solo 40 membri, con il passare degli anni Découvrir è riuscita a guadagnarsi la fiducia dei vari attori del mercato del lavoro. Oggi sostiene annualmente oltre 700 donne in vari cantoni della Svizzera. "L'amministrazione svizzera agisce con intelligenza e gestisce bene le risorse economiche a sua disposizione", ricorda Restrepoe. "Dedica però poca attenzione alle risorse professionali provenienti dall'estero". Grazie alla sua associazione, le aziende private hanno riconosciuto quali sono gli ostacoli che impediscono agli immigrati di accedere al mercato del lavoro in Svizzera. "Alcune compagnie richiedevano requisiti che gli immigrati non riuscivano a soddisfare, per esempio il permesso di domicilio C o la nazionalità svizzera". Stando a Restrepoe, in futuro il mondo dovrebbe dare a tutti la possibilità di valorizzare le proprie competenze ed esperienze senza alcuna discriminazione di genere, lingua o appartenenza geografica.
L'attivismo della donna colombiana non è passato inosservato. Lo scrittore e blogger svizzero Zahi Haddad le ha dedicato un ritratto nel suo libro "126 Hearts Beating for International Geneva". A colloquio con swissinfo.ch, Haddad elogia la vitalità e l'importanza di associazioni come Découvrir perché sono flessibili e capaci di lasciare un segno in diversi settori. Oltre a modificare concretamente le condizioni quadro, queste iniziative "cambiano il nostro modo di vedere le cose e danno all'umanità una nuova prospettiva, permettendoci di vivere in armonia ed equilibrio con la società e il mondo animale e vegetale", sostiene Haddad.
"Questo approccio acquisisce importanza proprio in una situazione eccezionale come quella che stiamo vivendo in questo momento. La crisi provocata dal nuovo Coronavirus ha evidenziato la fragilità delle entrate economiche e la necessità di guardare al mondo di domani in modo diverso. Questo mondo a cui aneliamo non può essere realizzato cambiando una legge qua e là, bensì modificando fondamentalmente la percezione che abbiamo delle cose". Le iniziative presentate nel suo libro si sono poste l'obiettivo di promuovere la pace, salvaguardare l'ambiente e creare una società più giusta. E Ginevra sembra essere una città capace di promuovere questo spirito innovatore.
Il dialogo come chiave per la pace
Un'altra iniziativa è stata lanciata da una coppia: Mehra, svizzera, musulmana, di origini iraniane, e David, ebreo, di origini canadesi. Il loro progetto intende promuovere la cultura della pace, "cambiando le norme culturali e le esperienze umane affinché sia possibile apprezzare la bellezza della condivisione umana". Nel 2015, durante un viaggio in Medio Oriente, i due hanno rafforzato la loro convinzione. "In Israele e Palestina abbiamo incontrato attivisti impegnati in un dialogo reale, lontano dall'imbarazzante silenzio che avvolge il rapporto tra i due popoli", ricorda David. Mehra ci racconta al telefono dell'ammirazione che prova nei confronti di Abu Awad, un prigioniero palestinese che ha partecipato alla prima intifada e che, molti anni fa, ha perso un fratello durante uno scontro con i soldati israeliani. "La sua arma è l'umanità, la cui forza è l'abilità di convincere gli altri".
Ispirati da questi incontri, la coppia decide di fondare a Ginevra l'associazione "B8 OF Hope". L'associazione intende sostenere israeliani e palestinesi che hanno trovato il coraggio di perseguire il loro obiettivo senza far capo alla violenza. "Abbiamo rapidamente scoperto che decine di gruppi in Israele e Palestina stanno lottando per diffondere una cultura della pace. Oggi sosteniamo 17 ONG di ambedue le parti", ricorda Mehra. Alcune di queste organizzazioni rappresentano famiglie che hanno perso un figlio a causa del conflitto o combattenti palestinesi o soldati israeliani che hanno deciso di abbandonare le armi e di seguire lo slogan "resistenza congiunta per vivere in pace".
Questi predicatori della pace "sostengono che non è possibile cambiare il passato. Bisogna invece vivere nel presente, guardando con ottimismo al futuro", spiega Mehra, che ricorda come la sua iniziativa si ispiri allo spirito di tolleranza che caratterizza la città di Ginevra e alla gentilezza che pervade i rapporti tra i vari gruppi di popolazione. L'intento è di dare vita a una nuova realtà tra Israele e Palestina basata sul rispetto reciproco e sulla volontà di permettere a tutti di vivere un'esistenza dignitosa.
Da rifugiata a imprenditrice ambientale
Nhat Vuong ha raggiunto Ginevra con la sua famiglia nel 1980. Allora era ancora un bambino, sfuggito al conflitto in corso in quegli anni in Vietnam. Cresciuto nella città di Calvino, Vuong ha ottenuto la laurea in ingegneria presso la Facoltà di economia e commercio dell'Università di Losanna. A colloquio con swissinfo.ch, Vuong ricorda un importante avvenimento che ha cambiato il suo modo di guardare al mondo. "Dopo aver ottenuto il passaporto svizzero nel 1995, ho visitato il Vietnam con la mia famiglia. Sono stato confrontato per la prima volta con la povertà, la miseria e la violazione dei diritti dei bambini quali il diritto di un'educazione o di una vita decente. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi sul fatto che in Svizzera viviamo in una sorta di bolla e che dimentichiamo spesso le difficoltà con cui è confrontato chi è meno fortunato", racconta Vuong.
L'uomo ha deciso così di fare qualcosa per aiutare le persone più indifese e dimenticate. Per caso legge un articolo che presenta la tecnologia rivoluzionaria sviluppata da un ingegnere spagnolo grazie alla quale è possibile ottenere acqua dall'aria, dopo averla purificata. "Questa invenzione mi ha subito fatto pensare ai rifugiati, soprattutto a quelli del conflitto in Siria che hanno dovuto trovare rifugio in Libano", spiega Vuong. "Questa macchina non poteva restare a prendere polvere in un garage".
Vuong ha fondato così l'ONG "Water Inception" e ha iniziato a raccogliere fondi per il suo progetto mediante un crowdfunding. Alla fine ha ottenuto donazioni pari a un importo di 30mila franchi. Con questi soldi ha acquistato la prima macchina che ha installato in un campo profughi a Tripoli, nel Nord del Libano. Prossimamente, l'apparecchio sarà in grado di erogare 500 litri di acqua potabile al giorno. Sarà il primo passo concreto dopo due anni di sforzi. Nel 2019, Vuong ha lanciato una start up che non ha nulla a che fare con l'acqua. La sua azienda, fondata con un partner vietnamita, si concentra sulla fabbricazione di prodotti ecologici e riciclabili realizzati in Vietnam ed esportati in tutto il mondo.
Il primo prodotto è stata una cannuccia, realizzata con patate e magnesio e che può essere mangiata o riciclata dopo averla usata. In Svizzera viene distribuita nei principali festival e venduta da uno dei maggiori distributori al dettaglio. Vuong ha lanciato un secondo prodotto sul mercato: mascherine approvate in Svizzera e antibatteriche, vendute negli uffici della Posta. Anche in questo caso, l'obiettivo è la riduzione dell'inquinamento dovuto alle mascherine monouso.
Laboratorio di idee creative
Vuong ha indubbiamente fiuto per gli affari. Infatti, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una legge che vieta a partire dal 2021 l'uso di articoli in plastica monouso, una decisione che metterà le ali alla sua start up. "Il mondo ha bisogno di iniziative sostenibili per salvaguardare l'ambiente, evitare lo spreco di risorse e proteggere le persone più vulnerabili". "Il mondo non può essere cambiato con un tratto di penna o con un battito di ciglia. Tutti hanno il potere di renderlo un po' migliore. Serve solo un po' di buona volontà", dice Vuong.
Queste iniziative, nate dal desiderio di dare a tutti la possibilità di vivere un'esistenza degna di questo nome, fanno di Ginevra un eccezionale laboratorio di idee. In città sembra aleggi, come a cavallo del XIX e XX secolo, lo spirito che diede vita a varie organizzazioni internazionali, come il Comitato internazionale della Croce Rossa, fondato nel 1964 da Henry Dunant, o la Società delle Nazioni.

Un pensiero speciale a chi è solo, a chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati, a tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!

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”Liberiamo la Poesia”
L’arte di esprimere emozioni in versi

Inviateci le vostre e le pubblicheremo per condividerle (rinascita@bluewin.ch)

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Dimmi di non mollare

Fammi respirare
ma non mi abbandonare,
sono un po' stanco
vedo nero e bianco,
sono tra dubbi e disagi
ma tu resta nei paraggi,
se ti chiedo di andare
dimmi che vuoi restare,
se mi struggo di dolore
raccogli i pezzi del mio cuore,
scava dentro ad una bugia
quando voglio andare via,
fammi respirare
ma dimmi di non mollare.

G.C.

Libri da leggere almeno una volta nella vita

Un libro significa emozione, condivisione, scoperta

Togliatti e Stalin

Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca

Editore Il Mulino

Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca- «sicuramente uno dei saggi più importanti che siano stati pubblicati negli ultimi anni sulla storia politica dell’Italia repubblicana» - Ernesto Galli Della Loggia
Tema fra i più spinosi e discussi nella storia dell’Italia repubblicana, il rapporto tra il Pci e l’Unione Sovietica negli anni della guerra e del primo dopoguerra è affrontato qui a partire da un’ampia documentazione di parte sovietica: soprattutto dai resoconti degli incontri di Togliatti e degli altri dirigenti del Pci con l’ambasciatore sovietico emerge un quadro stupefacente dell’allineamento del partito italiano agli obiettivi della politica estera sovietica. gli autori mostrano come le scelte politiche del Pci – dalla svolta di Salerno alla questione di Trieste, alla «rivoluzione mancata», all’atteggiamento sul rimpatrio dalla Russia dei prigionieri, all’opposizione al Piano Marshall – fossero largamente determinate dalle esigenze della politica estera di Stalin. la «doppiezza» comunista non risiedeva tanto nella compresenza di un’anima legalitaria e di un’anima rivoluzionaria, quanto nella doppia identità di partito nazionale e frazione di un movimento comunista internazionale guidato dall’Unione Sovietica.
Premio Acqui Storia 1998
Elena Aga Rossi, professore di storia contemporanea, con il Mulino ha pubblicato «Una nazione allo sbando» (2063), «Una guerra a parte» (con M.T. Giusti, nuova ed. 2017) e «Cefalonia» (2016). Victor Zaslavsky (1937-2009), sociologo, con il Mulino ha pubblicato «Dopo l’Unione Sovietica» (1991), «Pulizia di classe. Il massacro di Katyn» (2006), «La Russia da Gorbaciov a Putin» (con L. Gudkov, 2010).

Buono a sapersi

La nuova teoria: il sistema solare si è formato in 2 fasi

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Bienne, 21 Gennaio 2021 - Il sistema solare si è formato in due fasi: i cosiddetti pianeti interni ricchi di rocce - Mercurio, Venere, la Terra e Marte - si sono formati circa mezzo milione di anni prima di quelli, ricchi di gas, che orbitano oltre la fascia principale del sistema solare, ossia Giove, Saturno, Nettuno e Urano. I pianeti interni sono anche relativamente più piccoli di quelli esterni, a loro volta più ricchi di elementi volatili come l’elio, l’idrogeno o il carbonio. Attraverso simulazioni al computer, ricercatori del Politecnico e dell’Università di Zurigo, insieme a colleghi in Germania e in Inghilterra, sono arrivati a una conclusione che contraddice quanto si pensava finora sulla formazione dei pianeti. I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista scientifica «Science».
L’isotopo radioattivo ha fatto evaporare l’acqua
In base alla simulazione, i primi «mattoni» dei pianeti del sistema solare interno si sono formati 4,5 miliardi di anni fa a partire dalla frammentazione e dal collasso gravitazionale di una gigantesca nube molecolare dal diametro di 65 anni luce. I mattoni primordiali, del diametro di circa 100 chilometri, erano costituiti da cristalli di ghiaccio, formati dalla condensazione di vapore acqueo intorno a grani di polvere. La nube molecolare conteneva anche l’isotopo radioattivo alluminio -26, che riscaldando dall’interno i pezzi ancora ricchi di acqua formarono lava e acqua.
Formazione più rapida dei pianeti esterni
Dopo questa prima fase, ci sarebbe stato un periodo di relativa calma durato circa mezzo milione di anni, prima che la seconda ondata di formazione dei pianeti nel sistema solare esterno prendesse velocità. I nuovi mattoni planetari si formarono da particelle di polvere spinte verso il Sole e fermatesi al confine tra il sistema solare interno e quello esterno. A quel punto, gran parte dell’isotopo radioattivo era già decaduto, permettendo agli elementi meno volatili di evaporare e aprendo la strada ai pianeti esterni (outer planets), dei veri e propri giganti di gas e di ghiaccio. «La formazione dei pianeti nel sistema solare esterno è iniziata più tardi, ma è terminata molto più velocemente; i pianeti interni hanno impiegato molto più tempo», afferma l’autore principale dello studio, Tim Lichtenberg, dell’Università di Oxford.
Approvvigionamento idrico per la Terra
Nel sistema solare interno, i mattoni planetari si sono scontrati l’uno con l’altro e sono cresciuti fino alla loro attuale dimensione e composizione accumulando grani di polvere. Nella fase tardiva, la Terra ha probabilmente ricevuto ulteriori rifornimenti ricchi di acqua dal sistema solare esterno, che Giove ha deviato all’interno a causa della sua gravità. Secondo l’ETH di Zurigo, le simulazioni al computer riflettono i dati delle analisi dei meteoriti e delle osservazioni astronomiche.

 La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne 

L'aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze supreme, nutrendosi di serpenti incarna idealmente il trionfo del bene sul male

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Rassegna stampa

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