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​​​​​​​Direttore: Pasquale Sacino - Redazione: Mettstr. 75 - 2504 Bienne - Telefono: 032 345 20 24 - rinascita@bluewin.ch​​​​​​​
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INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE
E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE

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Mafia in Svizzera, un fenomeno preso sul serio da Berna

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Ad affermarlo oggi al Consiglio nazionale è stata la consigliera federale Karin Keller-Sutter (foto) rispondendo a un quesito sul tema di Rocco Cattaneo (Plr/TI)
Bienne, 14 Giugno 2021 - A riprova di quanto affermato, la ministra di giustizia e polizia ha citato l’inasprimento delle pene per questo tipo di reato (fino a 20 anni di reclusione al posto dei cinque attuali), come anche la rafforzata cooperazione con l’Italia e le polizia cantonali e le varie istanze dell’amministrazione federale che potrebbero essere interessate (migrazione, ecc.).
Le autorità si occupano anche di sensibilizzare tutti gli attori interessati, da quelli privati a quelli pubblici, sul fenomeno e sul modus operandi delle organizzazioni mafiose. Nella sua domanda, Cattaneo ricordava le recenti dichiarazioni della responsabile della polizia federale, Nicoletta della Valle, pronunciate a Lugano secondo cui la polizia e la giustizia non disporrebbero dei mezzi necessari per lottare contro questo fenomeno. A Lugano è attivo dall’inizio dell’anno, negli spazi dell’Università della Svizzera italiana, un Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata.

Donne in sciopero, azioni in tutta la Svizzera

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I temi al centro delle manifestazioni, a 30 anni dallo storico sciopero femminile del 14 giugno 1991: il lavoro, le pensioni, la violenza
Bienne, 14 Giugno 2021 - A 30 anni dallo storico sciopero femminile del 14 giugno 1991 numerose persone sono tornate a manifestare in diverse città elvetiche a favore di migliori condizioni di lavoro, di un sistema pensionistico più idoneo e della presa a carico della cura dei bambini anche da parte della società. In primo piano vi erano pure la violenza di genere e, più in generale, il sessismo.
La giornata è cominciata all'insegna di un cosiddetto "risveglio viola": in diverse località l'acqua delle fontane è stata tinta con un colorante (alimentare) viola, colore che in Svizzera contraddistingue le rivendicazioni di stampo femminista. Secondo quanto comunicato dalle promotrici dell'azione l'acqua con l'additivo viola è innocua per le donne* (l'asterisco è per comprendere anche tutte le varie forme umane non maschili), le madri, i bambini e tutto ciò che striscia e vola, "ma non per il patriarcato, per la disuguaglianza salariale, nonché per la violenza domestica, strutturale e sessuale".
Innumerevoli associazioni, collettivi e organizzazioni sindacali hanno organizzato eventi. In un video con cornice viola diverse esponenti del PS - tra cui la copresidente Mattea Meyer e la consigliera nazionale ticinese Marina Carobbio - hanno spiegato i vari perché dello sciopero, che vanno dal fatto che una donna viene uccisa ogni due settimane sino al trattamento pensionistico considerato insufficiente, passando dal molto lavoro femminile che viene tuttora prestato a titolo gratuito.
Stando all'Unione sindacale svizzera (USS) le lavoratrici hanno il doppio delle probabilità di essere confrontate con salari bassi: nelle loro professioni e nei loro settori di attività - per esempio negli asili nido, negli ospedali e nelle case di cura - gli stipendi sono infatti costantemente inferiori. Per accudire i bambini o i familiari malati le donne si trovano inoltre costrette a rinunciare al loro reddito.
Per la Federazione svizzera delle strutture d'accoglienza per l'infanzia (Kibesuisse) servono urgentemente più posti dove lasciare i figli quando si lavora: solo così si arriverà alle pari opportunità, argomenta l'organizzazione. La stessa USS sostiene che il 70% delle madri con un impiego vorrebbe aumentare la propria percentuale di attività, se gli asili nido mettessero a disposizione più posti e a prezzo inferiore. Kibesuisse auspica un abbassamento delle tariffe e investimenti statali per promuovere la qualità.
Il Sindacato dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD/SSP ha invitato i suoi membri ad esercitare più pressione sul posto di lavoro, per concretizzare il principio della parità di salario tra i sessi. I lavoratori e le lavoratrici dovrebbero, per esempio, parlare con i colleghi e scoprire se vi sono differenze retributive. L'organizzazione ricorda che un'analisi del tema è obbligatoria per le aziende con almeno 100 dipendenti, ma può essere eseguita su base volontaria anche nelle realtà più piccole.
Un momento saliente della giornata scatta alle 15.19: da quell'ora le donne non si sentono infatti più retribuite sull'arco della giornata, vista la differenza statistica con i maschi. L'anno scorso l'orario determinante - sempre considerati i calcoli delle promotrici - era ancora alle 15.24: vi è stato quindi un peggioramento, nell'ottica femminile. "La disparità salariale è aumentata in particolare a causa della crisi del coronavirus, che ha avuto un impatto maggiore sul lavoro delle donne", ha sostenuto Tamara Knezevic, segretaria sindacale presso Unia Vaud, in dichiarazioni raccolte da Keystone-ATS.
Con la fine anticipata della giornata lavorativa si passerà ai raduni veri e propri, programmati per le 18.00. In numerose città sono stati organizzati cortei e manifestazioni, in cui prenderanno la parola esponenti della politica, del mondo del lavoro e della società civile. Ma la giornata è già stata caratterizzata anche da appuntamenti più piccoli quali pic-nic femministi, seminari, letture collettive e azioni di vario tipo. 
Il 14 giugno viene considerata una data chiave dal movimento femminista svizzero. In quel giorno nel 1981 il popolo e i cantoni accettarono infatti di ancorare nella Costituzione il principio della parità. "Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore", recita il capoverso 3 dell'articolo 8 della carta fondamentale elvetica.
Dieci anni più tardi, nel 1991, centinaia di migliaia di donne parteciparono ad azioni di protesta per i loro diritti: si trattò della più ampia mobilitazione pubblica dopo lo sciopero generale del 1918. Fu un evento festoso, all'insegna dello slogan "Se le donne vogliono tutto si ferma" e secondo gli storici ebbe grande impatto, non solo in Svizzera. Un secondo cosiddetto sciopero delle donne si è verificato due anni or sono, il 14 giugno 2019.

Terza età: segnalati 200 casi d'abuso su anziani

Bienne, 14 Giugno 2021 - L'anno scorso, 200 casi di sospetto abuso sugli anziani sono stati segnalati alla piattaforma nazionale "Vecchiaia senza violenza". La maggior parte delle vittime erano donne e avevano più di 80 anni. 
I casi segnalati riguardavano coercizioni sia in ambito psicologico e finanziario che fisico, precisa l'organizzazione in occasione della giornata mondiale contro l'abuso sugli anziani. Benché nel 2020 siano stati resi noti meno casi sospetti rispetto all'anno precedente è possibile che le restrizioni della libertà di movimento durante la pandemia abbiano aumentato il controllo reciproco e impedito le segnalazioni.
Inoltre anche le terze persone hanno avuto meno accesso alle situazioni critiche. «Ciò che accade di nascosto rimane ancora più celato in tempi di crisi», scrive la piattaforma. Quest'ultima chiede quindi al Consiglio federale e ai cantoni di attuare un programma per dare impulso alla prevenzione della violenza nella terza età. Le autorità dovrebbero aumentare la consapevolezza della questione e, insieme a vari attori, migliorare la situazione delle persone anziane.

Votazioni federali: buona la partecipazione

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I temi hanno mobilitato quasi sei elettori su dieci, con la media attestatasi attorno al 59%

Bienne, 13 Giugno 2021 - Le iniziative anti-pesticidi, le leggi su CO2 e Covid e le misure contro il terrorismo hanno mobilitato quasi sei elettori su dieci. La partecipazione all’appuntamento odierno con le urne si è infatti stabilita attorno al 59%, dato largamente superiore alla media degli ultimi anni.
Sciaffusa, dove il voto è obbligatorio, è giunto come al solito in testa, con un tasso di poco superiore al 73%. Percentuali alte anche a Obvaldo (71%), Svitto e Nidvaldo (68%) e Zugo (67%). All’altra estremità si trovano invece Ticino (48%), Ginevra (50%) e Neuchâtel (53%). Lo scorso marzo, l’iniziativa contro il burqa, la legge sull’identità elettronica e il partenariato economico con l’Indonesia avevano ottenuto un risultato inferiore, oltrepassando di poco la soglia del 50%. Nel novembre 2020, le due iniziative per imprese responsabili e contro il commercio bellico avevano attirato solo il 46% degli aventi diritto.
Per ritrovare una quota di partecipanti allo scrutinio simile a quella della giornata odierna bisogna riavvolgere il nastro fino al settembre dell’anno scorso, ovvero alla prima votazione svolta in periodo di coronavirus. Per i cinque temi in cartellone, fra cui la legge sulla caccia e la libera circolazione delle persone, si era recato alle urne, effettivamente o metaforicamente, il 59% dell’elettorato. Negli ultimi anni, la partecipazione più elevata (63%) è stata quella del febbraio 2016. In quella circostanza si votava su temi di grande impatto come l’espulsione dei criminali stranieri, il raddoppio del Gottardo e la penalizzazione fiscale delle coppie sposate.
Il popolo svizzero oggi si è espresso su cinque temi a livello federale:
  1. Approvate la Legge Covid-19 (60,2% di "sì").
  2. La Legge sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (56,6% di "sì"). 
  3. Bocciata di misura la Legge sul CO2 e affossate le due iniziative agricole.
  4. Iniziativa popolare per acqua potabile pulita e cibo sano: respinta con il 60,7% dei voti e da tutti i cantoni ad eccezione del semicantone di Basilea Città. 
  5. Iniziativa popolare per una Svizzera senza pesticidi sintetici: respinta con il 60,6% dei voti e da tutti i cantoni ad eccezione del semicantone di Basilea Città.

Votazioni a ivello cantonale
Salari: passano le iniziative a Basilea e nel Giura

Basilea Città: salario minimo
Sarà il primo cantone svizzero tedesco ad introdurre un salario minimo. Altrove lo hanno già fatto Ticino, Neuchâtel, Giura e Ginevra. Alle urne è prevalso il controprogetto opposto all’iniziativa “Niente salari inferiori ai 23 franchi” di sindacati e partiti di sinistra. Il controprogetto, che propone un salario minimo di 21 franchi, era sostenuto da liberali, radicali, UDC, Centro (ex PPD) e Verdi liberali, come pure dal governo cantonale, mentre il PS e i Verdi avevano lasciato libertà di scelta fra le due opzioni. È stato accolto nella misura del 53,8%, mentre l’iniziativa popolare ha ottenuto il 49,3% di suffragi.
Giura: l’attuazione della parità salariale sancita dalla legge federale sulla parità dei sessi
Gli elettori hanno plebiscitato un’iniziativa popolare, promossa dal sindacato UNIA, per l’attuazione nel cantone della parità salariale sancita dalla legge federale sulla parità dei sessi. Il testo, sostenuto dal Governo e dal Parlamento, è stato accolto da più dell’88% dei votanti. La partecipazione al voto è stata del 54,8%.
Sciaffusa: inquinamento luminoso notturno
Respinta di misura un’iniziativa volta a combattere il fenomeno dell’inquinamento luminoso notturno. Il testo, che puntava a introdurre autorizzazioni per i nuovi impianti d’illuminazione e per il rinnovo di quelli esistenti, è stato bocciato con il 52,7% di voti contrari.
Basilea Campagna; prolungamento di una linea tramviaria tra Pratteln e Augst
I votanti hanno bocciato con il 57,7% di voti contrari un credito di 170 milioni di franchi destinato al prolungamento di una linea tramviaria tra Pratteln e Augst. Il nuovo tracciato, avversato da un referendum, era destinato a servire la zona di sviluppo denominata “Salina Raurica”, che prevede l’edificazione di abitazioni per 3’000 persone e 4’000 posti di lavoro.
Friborgo: aumento dei finanziamenti pubblici per la società che gestisce nella capitale il quartiere dell’innovazione Bluefactory
Approvato di strettissima misura un aumento dei finanziamenti pubblici per la società che gestisce nella capitale il quartiere dell’innovazione Bluefactory. La votazione cantonale ha fatto registrare infatti appena il 50,5% di voti a favore. Il quartiere in questione è sorto negli ultimi anni sul sito dell’ex birrificio Cardinal.
Ginevra: riconversione di un terreno agricolo nel comune di Bernex
La maggioranza degli elettori ha approvato in votazione cantonale un progetto per la riconversione di un terreno agricolo nel comune di Bernex, nel quale il cantone intende edificare una nuova scuola professionale per 900 allievi. Il progetto ha ottenuto il 63,7% dei voti a favore.
Zurigo: riduzione dei premi di cassa malati
Respinta da quasi il 64% dei votanti un'iniziativa volta alla riduzione dei premi di cassa malati. Il testo chiedeva che il cantone mettesse a disposizione almeno la stessa somma stanziata in questo senso dalla Confederazione. Bocciata anche un'iniziativa (61,5% di "no") che puntava ad aumentare da 200 a 300 franchi l'ammontare degli assegni per i figli sotto i 12 anni.

Creato intergruppo parlamentare gay, lesbiche e atri Lgbtq+

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Il consigliere nazionale Damien Cottier (foto): "L'obiettivo è di coordinare gli interventi alle Camere e unire le forze"
Bienne, 12 Giugno 2021 - Consiglieri nazionali e agli Stati Lgbtg+ hanno ora un loro intergruppo parlamentare. L'obiettivo è di "coordinare gli interventi alle Camere federali e unire le forze", ha spiegato il consigliere nazionale Damien Cottier (PLR/NE, foto) in un'intervista all'edizione in francese del Blick.ch.
"Giovedì mattina abbiamo creato il primo gruppo parlamentare Lgbtq+, di cui sarò, con la mia collega (consigliera agli Stati) Lisa Mazzone (Verdi/GE), uno dei copresidenti. Questo gruppo sarà aperto a tutti i parlamentari e comprenderà quindi anche persone che non fanno parte della comunità Lgbtq+", ha detto Cottier. Lgbtq+ è un acronimo utilizzato per fare riferimento alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e, più in generale, a tutti coloro che non si sentono pienamente rappresentati sotto l'etichetta di donna o uomo eterosessuale. "Vorremmo avere copresidenti di tutti i partiti", ha aggiunto. Il nuovo intergruppo parlamentare sarà presentato tra qualche giorno, ha detto nell'intervista realizzata in occasione della donazione di sangue dei parlamentari, da cui è stato escluso.
Discriminazione nella donazione di sangue
Il fatto che la donazione di sangue di un omosessuale sia subordinata a un'astinenza dal sesso di dodici mesi, anche all'interno di una coppia, è una delle forme di discriminazione che gli omosessuali ancora subiscono e che giustifica la creazione di questo intergruppo. La situazione attuale rappresenta comunque già un progresso ottenuto da Trasfusione Crs Svizzera (istituzione facente capo alla Croce Rossa svizzera/Crs che con i Servizi trasfusionali regionali garantisce l'approvvigionamento di sangue nella Confederazione): prima del 2017 non c'erano eccezioni all'esclusione.
Ma ciò non basta per i movimenti Lgbtq+. In seguito a un'interpellanza dello stesso Cottier, il Consiglio federale ha indicato in marzo di essere favorevole a un "riesame dei criteri anche in Svizzera", affinché gli omosessuali non siano più esclusi. È il comportamento individuale e non la vita intima che conta: un eterosessuale che non ha una relazione stabile rappresenta certamente un rischio maggiore rispetto a un omosessuale in coppia, sottolinea il liberale radicale neocastellano.
Altri temi di attualità
L'intergruppo si profilerà in almeno altri due temi cari alle persone Lgbtq+. La settimana prossima il Consiglio nazionale tratterà una mozione che intende vietare le terapie di conversione. Anche dette terapie riparative o terapie di riorientamento sessuale, sono una pratica pseudoscientifica intesa a cambiare l'orientamento sessuale di una persona dall'omosessualità originaria all'eterosessualità, oppure ad eliminare o quantomeno ridurre i suoi desideri e comportamenti omosessuali.
"Questa mozione è in pericolo perché è stata presentata già due anni fa. E se non ne discutiamo in questa sessione parlamentare, cadrà. Per vietare questa pratica inaccettabile, come ha appena fatto la Germania, potrebbe quindi essere necessario ripresentarla", ha indicato, sempre al Blick.ch. L'altra questione in agenda è il voto popolare, in settembre, sulla revisione del Codice civile denominata "Matrimonio civile per tutti", combattuta con un referendum.
150 intergruppi
Esistono intergruppi parlamentari su ogni tipo di argomento. Ce ne sono quasi 150. La Legge sul Parlamento (LParl) stabilisce che "i parlamentari che si interessano a un dato settore possono riunirsi in intergruppi parlamentari", che devono essere aperti a tutti i deputati e "senatori". Per quanto possibile, ottengono agevolazioni amministrative e sale di riunione per i loro lavori. Non possono agire in nome dell'Assemblea federale. I Servizi del parlamento ne tengono un registro pubblico, ma ogni intergruppo si organizza come vuole. Se i membri sono esclusivamente parlamentari, la segreteria è spesso gestita da lobbisti.

Covid, il cantone di Berna ha rilasciato 238'000 certificati

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Tutte le persone completamente vaccinate che avevano dato il loro consenso per un attestato, hanno ora il codice di accesso via Sms al loro documento
Bienne, 12 Giugno 2021 - Il cantone di Berna ha rilasciato circa 238'000 certificati Covid. Lanciata giovedì scorso, la produzione pilota di tali documenti concerne le persone completamente vaccinate nel cantone. La produzione si è conclusa la notte scorsa, ha comunicato oggi l'amministrazione cantonale. Giovedì il cantone aveva annunciato che le prove pilota si erano svolte "con successo".
Tutte le persone completamente vaccinate nel cantone di Berna che avevano dato il loro consenso per un certificato hanno ora il codice di accesso via Sms al loro documento. Coloro che decideranno di ottenere il certificato successivamente possono richiederlo tramite il sito internet Vacme. Il cantone di San Gallo, che ha sviluppato il proprio strumento digitale, emette certificati da mercoledì.

Nuovi allentamenti: dal 28 Giugno all'aperto e sul posto
di lavoro via la mascherina, riaprono le discoteche

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Il consigliere federale Alain Berset
Bienne, 11 Giugno 2021 - Revoca dell'obbligo della mascherina all'aperto e sul posto di lavoro, aumento del numero di persone consentito per tavolo nei ristoranti e riapertura delle discoteche, ma solo per chi è in possesso di un certificato Covid. Sono le misure che intende adottare il Consiglio federale il prossimo 28 giugno e inviate oggi in consultazione. La decisione definitiva sarà presa il 23 giugno. I nuovi allentamenti, spiega il governo, si giustificano con il buon andamento della campagna vaccinale e l'evoluzione positiva della situazione pandemica: il numero di nuovi casi, di ospedalizzazioni e l'occupazione dei letti in terapia intensiva sono in netto calo.
«La luce in fondo al tunnel si avvicina», ha detto il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, in conferenza stampa. Il miglioramento della situazione è dovuto alla prudenza della popolazione e alla campagna di vaccinazione, ha aggiunto il ministro della sanità Alain Berset.
Oggi, se si considerano solo gli adulti, i completamente vaccinati sono il 31% della popolazione, quelli che hanno ricevuto la prima dose sono il 50%. Nelle prossime tre settimane, ha proseguito il consigliere federale, arriveranno in Svizzera altre 2 milioni di dosi, mezzo milione delle quali già domani. Carta interattivaIl punto sulle vaccinazioni in Svizzera. Spiegando nel dettaglio la nuova fase di allentamento delle restrizioni, Berset ha detto che il ricorso al certificato COVID è un elemento importante. Tale documento può essere rilasciato a chi è vaccinato, si è fatto testare (con risultato negativo) o si è ammalato di Covid ed è guarito.
Per le grandi manifestazioni e le discoteche, il possesso di un certificato COVID sarà obbligatorio. Limitando l'accesso alle persone in possesso del documento, gli organizzatori di manifestazioni con meno di 1000 persone, le strutture sportive, culturali e per il tempo libero e i ristoranti potranno allentare le misure di protezione. Il certificato COVID non potrà essere impiegato nei trasporti pubblici, nel commercio al dettaglio e negli eventi privati.
Via la maschera
Uno dei passi più significativi in vista di un progressivo ritorno alla normalità è la fine dell'obbligo di portare una mascherina nelle aree esterne delle strutture accessibili al pubblico, come strutture per il tempo libero, stazioni ferroviarie, fermate del bus, così come sui ponti esterni dei battelli e sulle seggiovie. L'obbligo generale della mascherina sarà revocato anche sul posto di lavoro. Saranno i datori di lavoro, responsabili della protezione dei loro dipendenti, a decidere dove e quando sarà necessario indossarla. L'obbligo rimarrà dove la distanza non può essere mantenuta, come nei ristoranti e nei negozi.
Non ci sarà neppure più l'obbligo federale di indossare una mascherina nelle scuole post-obbligatorie (livello secondario II). Le regole per licei, scuole specializzate e professionali torneranno a essere di competenza dei cantoni. Le disposizioni sul telelavoro - ossia la trasformazione dell'obbligo in raccomandazione per le aziende che fanno test una volta alla settimana - rimangono invece immutate. «È ancora troppo presto procedere a un allentamento, il rischio di contagio al chiuso è ancora presente», ha spiegato Berset.
Ristoranti: 6 dentro, nessun limite fuori
Per quel che concerne i ristoranti, all'interno potranno sedersi a uno stesso tavolo sei persone, invece delle attuali 4. Resterà in vigore l'obbligo di consumare stando seduti e di indossare la mascherina per gli spostamenti. Sulle terrazze all'aperto non ci saranno invece più limiti per i gruppi di ospiti. Si potrà inoltre consumare stando in piedi. I dati degli avventori dovranno continuare ad essere registrati.
In discoteca col certificato
Dal 28 giugno potranno finalmente riaprire anche le discoteche e le sale da ballo. Il Consiglio federale ha però posto due condizioni: per accedervi si dovrà essere possesso di un certificato COVID valido e la capienza massima è stata fissata a 250 persone. Non sarà obbligatorio indossare la mascherina.
Grandi manifestazioni solo col certificato
Il certificato COVID sarà anche necessario per poter accedere alle grandi manifestazioni, che saranno consentite da luglio. Il numero massimo di partecipanti ammessi sarà di 3000 al chiuso e 5000 all'aperto, indipendentemente dall'obbligo o meno di stare seduti. Sarà inoltre consentito in ogni caso l'utilizzo di due terzi della capienza e l'obbligo della mascherina sarà limitato a chi si muove al chiuso. Per gli organizzatori di manifestazioni che non vogliono o possono richiedere il certificato COVID vigono dei limiti più severi. Se il pubblico è seduto – come al cinema, a teatro o alle partite di calcio – saranno consentiti 1000 spettatori. Se invece i presenti si muovono – come ai matrimoni o ai concerti senza posti a sedere – saranno autorizzati al massimo 250 partecipanti. Potrà essere utilizzata fino a metà della capienza del luogo. Questi limiti varranno sia al chiuso (con obbligo di mascherina) che all'aperto. Le manifestazioni di ballo resteranno vietate. Per le consumazioni vigeranno regole specifiche secondo la situazione. Per eventi in strutture accessibili al pubblico sarà consentito quanto già autorizzato nella sfera privata: se nella cerchia familiare e di amici si incontreranno non più di 30 persone al chiuso o 50 all'aperto, si potrà rinunciare a misure di protezione, per esempio all'uso della mascherina, al rispetto della distanza prescritta o all'obbligo di stare seduti a una festa di compleanno in un ristorante.
Sport: revocate limitazione numero partecipanti
Altra novità: per la partecipazione ad attività sportive di gruppo saranno revocati i limiti di rispettivamente 50 persone all'aperto e quattro al chiuso. All'interno resterà obbligatorio indossare la mascherina e mantenere la distanza. In caso contrario, ad esempio negli sport di squadra o nelle prove con strumenti a fiato, vigerà una limitazione della capienza a dieci metri quadrati per persona.
Più clienti nei negozi, riaprono parchi acquatici
Un allentamento delle limitazioni della capienza è previsto anche per negozi, strutture per il tempo libero e impianti sportivi. Nei locali in cui si può indossare la mascherina basteranno quattro metri quadrati per persona. Dove non è possibile indossare la mascherina protettiva, per esempio nelle piscine coperte, andranno invece calcolati dieci metri quadrati per persona. Questa disposizione permetterà di riaprire i parchi acquatici.
Test anche nei negozi
Dal 28 giugno i test fai-da-te saranno disponibili, a pagamento, anche nelle drogherie e nel commercio al dettaglio. Quelli gratuiti saranno disponibili solo in farmacia e solo per chi non è vaccinato o non ha mai contratto il virus.

Verso lo stop alla quarantena per ingressi da Paesi Schengen

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La misura in consultazione per l'entrata in vigore il 28. Nella lista dei Paesi a rischio dell'Ufsp solo i Paesi affetti da varianti preoccupanti del virus
Bienne, 11 Giugno 2021 - Grazie all'evoluzione epidemiologica positiva e in ragione dell’imminente periodo delle vacanze, il Consiglio federale ha deciso di agevolare l'entrata in Svizzera di viaggiatori, soprattutto per le persone vaccinate provenienti dallo spazio Schengen, che non dovranno più sottostare alla quarantena. Previste restrizioni invece per chi proveniente da Paesi dove serpeggia una variante pericolosa del coronavirus. Sulle proposte inviate in consultazione fino al 16 giugno, il governo deciderà il 23 di giugno. Gli allentamenti dovrebbero entrare in vigore il 28 di questo mese.
Spazio Schengen, basta quarantena
Grazie anche al buon andamento della campagna di vaccinazione, per chi entra dallo spazio Schengen sarà abrogato l’obbligo di quarantena. Un obbligo di test rimarrà soltanto per le persone che non sono né vaccinate né guarite dall’infezione. In futuro i dati di contatto saranno richiesti soltanto a chi giunge in aereo (esonerati coloro che viaggiano in treno o automobile). Quale attestato di vaccinazione, di guarigione dall’infezione o di risultato negativo del test potrà essere utilizzato anche il certificato Covid. Il certificato Covid emesso dalla Confederazione sarà introdotto in modo da garantirne la compatibilità con il certificato Covid digitale dell'UE.
Paesi a rischio
L’attuale elenco di Paesi a rischio dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sarà ridotto e conterrà soltanto gli Stati o le regioni nei quali circolano varianti del virus preoccupanti per la Svizzera. Di conseguenza, i provvedimenti sanitari di confine si concentreranno sulle persone che entrano da uno di questi Stati o da una di queste regioni. Le persone vaccinate o guarite potranno tuttavia entrare in Svizzera senza sottoporsi al test o mettersi in quarantena. Le persone che non sono né vaccinate né guarite dovranno invece esibire un test PCR o un test antigenico rapido con risultato negativo e mettersi in quarantena dopo l’arrivo nel nostro Paese.
Tutte le persone che entreranno in Svizzera in aereo dovranno fornire i propri dati di contatto. Se compariranno nuove mutazioni del virus contro le quali non si è più protetti con la vaccinazione, l’obbligo di test e di quarantena potrà essere esteso anche alle persone vaccinate e guarite. Con questa misura il Consiglio federale intende disporre di uno strumento per contenere tempestivamente la diffusione di nuove varianti preoccupanti del virus in Svizzera.
Stati terzi no Schengen
Dal 19 giugno 2020, le persone provenienti da Stati terzi al di fuori dello spazio Schengen soggiacciono a restrizioni di entrata particolari volte a frenare la diffusione del coronavirus. Da allora, queste restrizioni sono state gradualmente allentate dal Consiglio federale.L’UE intende ora abrogare le limitazioni di entrata ancora vigenti nello spazio Schengen per i cittadini di Stati terzi provvisti di attestato di vaccinazione. In qualità di Stato associato a Schengen, dall’inizio della pandemia la Svizzera coordina con l'Ue, per quanto possibile, le proprie limitazioni di viaggio. La Svizzera prevede a sua volta di allentare dal 28 giugno 2021, per i cittadini di Stati terzi muniti di attestato di vaccinazione, le restrizioni di entrata ancora vigenti. Al momento, tra gli Stati Schengen non vigono limitazioni di viaggio. Inoltre, le persone che beneficiano della libera circolazione godono di questo diritto a prescindere dallo Stato dal quale provengono quando entrano in Svizzera

Indennità lavoro ridotto prolungate per apprendisti e precari

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La durata massima di riscossione dell'Ilr sarà aumentata a 24 mesi e la procedura sommaria per il conteggio verrà prorogata
Bienne, 11 Giugno 2021 - Nonostante il graduale ritorno alla normalità e le ulteriori riaperture all'orizzonte, molte aziende e molti lavoratori non saranno in grado di svolgere la propria attività come nel periodo pre-Covid. Il Consiglio federale vuole perciò sostenere ancora, in modo mirato, le persone colpite dalla crisi, prorogando il diritto straordinario all'indennità per lavoro ridotto di alcune categorie fino alla fine di settembre. Il diritto alle indennità per lavoro ridotto (ILR) sarà prolungato a determinate condizioni per apprendisti, persone con un rapporto di lavoro a tempo determinato e persone su chiamata con un contratto a tempo indeterminato.
La proposta, che il governo ha posto oggi in consultazione, è stata illustrata ai media dal consigliere federale Guy Parmelin al termine della canonica seduta settimanale dell'esecutivo. La decisione definitiva in proposito è attesa per il 23 giugno.
Il 12 maggio, il Consiglio federale aveva incaricato il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di procedere a un'analisi delle misure per l'ILR, tenendo conto degli sviluppi della situazione epidemiologica e dei provvedimenti di distensione realizzati e previsti. Oggi, nell'ambito dell'attuale modello a tre fasi, è stato adottato il quinto pacchetto di allentamenti, ma nonostante ciò non per tutti la situazione professionale tornerà da subito quella di prima. Il diritto all'ILR per gli apprendisti verrà mantenuto ai presupposti già in vigore, ossia priorità alla formazione e solo in caso di chiusura aziendale decisa dalle autorità. Per le altre due categorie citate sarà concesso a patto che le misure imposte, come le limitazioni della capienza, impediscano di riprendere l'attività a pieno regime.
Inoltre, da luglio sarà reintrodotto un periodo di attesa minimo di un giorno per incassare l'indennità. La durata massima di riscossione dell'ILR sarà aumentata a 24 mesi e la procedura sommaria per il conteggio verrà prorogata. Questi adeguamenti richiedono una modifica dell'ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione, ora oggetto di consultazione fino al 15 giugno tra Cantoni, organizzazioni mantello delle parti sociali e commissioni parlamentari competenti. L'entrata in vigore è prevista dal 1° luglio.

Per andare in Italia il tampone negativo non basterà più

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Bienne, 1 Giugno 2021 - Per entrare in Italia, a partire da lunedì 24 maggio, non sarà sufficiente l'attestazione di un tampone negativo al Covid-19. Si tratterà infatti anche di compilare uno specifico modulo di localizzazione. Si chiama «Passenger Locator Form» (PLF) e comprende informazioni sugli itinerari, sui numeri telefonici e sugli indirizzi di permanenza in Italia dei viaggiatori. L'obbligo di compilazione, come sottolinea il Ministero della salute italiano sul proprio sito Internet, vale per chiunque faccia ingresso nella Penisola dall'estero per una qualsivoglia durata, e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto.
Ecco come procedere
Per prima cosa occorrerà connettersi a questo portale online, per poi seguire questa procedura guidata. 
I passi da seguire sono in sintesi i seguenti
1. Selezionare «Italia» come Stato di destinazione
2. Registrarsi sul portale, creando un account personale (con user e password)
3. Confermare l'account attraverso un link che viene inviato all'indiirizzo di posta elettronica (da noi indicato)
4. Compilare e inviare il modulo
I passi 2 e 3 sono necessari solo per la prima volta. Una volta inoltrato il modulo, ogni viaggiatore riceverà via e-mail il «Passenger Locator Form» in formato .pdf e QRcode, che potrà essere mostrato direttamente sullo smartphone e che, in alternativa, può anche essere stampato.

Implenia, contratto miliardario per linea ferroviaria in nord Italia

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Bienne, 14 Giugno 2021 - Il colosso edile Implenia si è aggiudicato un contratto per costruire una tratta ferroviaria nel nord Italia: si tratta della linea che si collega al tunnel ferroviario del Brennero sul lato italiano delle Alpi, annuncia oggi la società zurighese. L'ammontare della commessa è valutato a 1,07 miliardi di euro. Il cliente è Rete Ferroviaria Italiana.
Implenia progetterà e realizzerà la tratta di circa 22,5 chilometri, in prosecuzione della galleria di base del Brennero, tra Fortezza e Ponte Gardena, in Alto Adige, in un consorzio assieme alla multinazionale italiana Webuild (ex Salini Impregilo SA). Il tunnel, quando si raccorderà con l'esistente circonvallazione della città austriaca di Innsbruck, diverrà il collegamento ferroviario sotterraneo più lungo del mondo, raggiungendo complessivamente una lunghezza di 64 chilometri, con un asse che collegherà Verona con Monaco.
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Un centrodestra più unito, ma guai a ripetere
gli errori del passato e pensare di isolare la Meloni

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Bienne, 10 Giugno 2021 - Il centrodestra, come è noto, si trova ora diviso a livello nazionale, ci auguriamo a tempo determinato, fra la Lega, Forza Italia, altri soggetti centristi, i quali sorreggono il governo di Mario Draghi, e Fratelli d’Italia che invece ha scelto di opporsi all’esecutivo di unità nazionale presieduto dall’ex governatore della Banca centrale europea. Oltre a questo, il mondo alternativo al Partito democratico e al Movimento 5 Stelle è in preda da giorni ad una sorta di agitazione, non tanto per una crisi di consenso, (anzi, i sondaggi sorridono un po’ a tutte le forze di centrodestra, anche a Forza Italia che mantiene comunque uno zoccolo duro), bensì a causa di alcuni posizionamenti e riposizionamenti fra partiti vicini.
La nuova creatura politica centrista di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, che ha sfilato alcuni parlamentari a Forza Italia e cercherà inevitabilmente di pescare voti nel medesimo lago degli azzurri, pare che abbia fatto saltare i nervi, al proprio arrivo, sia a Silvio Berlusconi che ad Antonio Tajani. Sta facendo discutere ed ha già ricevuto qualche no ed alcuni sì, la proposta di Matteo Salvini di federare le forze politiche di centrodestra. Non si starebbe pensando ad un partito unico e nemmeno ad una nuova formazione frutto magari della fusione fra Lega e Forza Italia.
L’idea sarebbe quella di avvicinare maggiormente, con un coordinamento dei gruppi parlamentari più marcato di quello attuale, i partiti di centrodestra, in primis il Carroccio e il partito di Berlusconi, che fanno parte della maggioranza di governo, anche se non si chiude, almeno a livello formale, a Fratelli d’Italia. Salvini dice che una interazione più assidua ed organizzata dei deputati e dei senatori di centrodestra può intanto aiutare a contrastare meglio l’offensiva di Pd e satelliti su questioni come la patrimoniale o lo Ius Soli.
A tal proposito, il leader della Lega non ha torto, ma, oltre alla giusta motivazione della necessità di avversare con più efficacia i desiderata della sinistra, peraltro inopportuni in un governo come l’attuale, bisognerebbe attribuire alla ipotetica federazione qualche contenuto politico ed ideale. Altrimenti, il rischio sarebbe quello di un’operazione dal respiro corto. Certo, per ora non si parla di fusioni e nuovi contenitori politici, ma se due o più partiti scelgono di federarsi è evidente che non escludano la possibilità di costituire insieme una nuova aggregazione, magari in prospettiva e non nell’immediato.
I maliziosi dicono che Salvini intenda “papparsi” Forza Italia, ma in realtà è fra gli azzurri che inizia a circolare il bisogno di ridefinire il futuro, sia per l’età di Silvio Berlusconi che per la mancanza di validi successori del fondatore. Infatti, la proposta salviniana della federazione ha ottenuto subito un’apertura da parte del Cav. Quindi, se non si può escludere un orizzonte ancora più impegnativo della federazione, bisogna, proprio per non ripetere gli stessi errori, tornare con la mente alle fragilità dell’ormai defunto Popolo della Libertà, che non ebbe una vita molto lunga. Il Pdl fu il primo partito unico, per così dire, del centrodestra, che andava ben oltre al concetto di mera federazione, ma la sua nascita non fu accompagnata dalla convinzione entusiasta di tutti i fondatori.
Ricordiamo i tira e molla di Gianfranco Fini (prima no e poi sì allo scioglimento di Alleanza Nazionale nel Pdl). Nessuno si preoccupò, a livello di vertice, di arricchire il nuovo e grande partito di centrodestra di contenuti, anche diversi e competitivi fra loro come succede nei partiti di massa anglosassoni. Ci si limitò a tenere in piedi i governi e a puntare sul carisma personale di Berlusconi, ma quando il berlusconismo ha iniziato a declinare anche il Popolo della Libertà è venuto giù come un castello di carte.
Se procederanno alla federazione, Lega e Forza Italia avranno il dovere di chiarirsi da un punto di vista ideale, a cominciare, per esempio, dalle rispettive e differenti collocazioni in Europa, e dai diversi giudizi circa questa Unione europea. Giorgia Meloni si sente estranea a questa operazione, e, a dire il vero, sia Salvini che Berlusconi non si stanno affannando più di tanto per coinvolgere Fratelli d’Italia, ma la federazione Lega-FI sarebbe fallimentare se fosse basata solo sul desiderio di isolare la Meloni o contrastarne la crescita politica. Oltre al fatto che i veri avversari di Lega e Forza Italia si trovino altrove, una eventuale conventio ad excludendum nei confronti di Fratelli d’Italia non farebbe altro che rafforzare ancora di più questo partito, che, a maggior ragione, potrebbe rivendicare meglio la propria coerenza di fondo.
Roberto Penna
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Nessuno si chiede perché siamo stati costretti a partire?

Italiani nel Mondo-Regioni-Associazioni

Rinnovo Comites, videoconferenza del Consiglio generale
italiani all'estero su modalità di voto e sulla data delle elezioni

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Il comunicato finale dell’assemblea plenaria Cgie in videoconferenza il 7 giugno 2021: La politica si assuma la responsabilità di garantire la piena partecipazione dei connazionali alle elezioni per il rinnovo dei Comites
Bienne, 8 Giugno 2021 - Si è tenuto online un incontro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sul tema delle elezioni dei Comites, per capire con quali modalità si andrà al voto. Al rinnovo dei Comites seguirà subito dopo quello dello stesso Cgie. “Riteniamo urgente approfondire il processo organizzativo le modalità la tenuta delle elezioni. La pandemia ancora limita le attività nella rete diplomatica: fino alla fine del 2021 si continuerà con il lavoro a distanza, con arretrati da recuperare e funzionari in numero non adeguato che dovranno garantire al meglio tutti i passaggi preparatori per le elezioni dei Comites del 3 dicembre”, ha spiegato Michele Schiavone, Segretario Generale Cgie, parlando anche delle necessità di una sana e trasparente campagna informativa. Schiavone ha sottolineato come la somma dei 9 milioni stanziata per le elezioni degli organi di rappresentanza, nella quale è contenuto il milione per la sperimentazione del voto telematico, sia insufficiente; inoltre la questione della riforma di Cgie e Comites discussa anche con il Sottosegretario Della Vedova: i tempi legislativi sarebbero però esigui.
“Si trovi una soluzione congrua per venire incontro alle nostre esigenze”, ha sottolineato Schiavone lanciando l’appello per l’assunzione dell’impegno da parte della politica anche per consentire lo svolgimento delle elezioni nel pieno rispetto del diritto di tutti i connazionali a poter votare, stante i problemi pandemici persistenti in alcune zone del mondo. Schiavone ha ricordato i punti della risoluzione approvata nell’ultima plenaria Cgie. Questi punti affrontavano la questione dell’approvazione delle riforme delle leggi istitutive di Comites e Cgie, la convocazione delle elezioni per il rinnovo della rappresentanza di base nel rispetto dell’universalità della partecipazione al voto, le difficoltà quindi nell’effettuazione delle elezioni nei continenti e nei paesi in cui il decorso della pandemia compromette ancora la mobilità, l’eventuale posticipazione delle elezioni alla primavera 2022, il lancio immediato di una campagna di comunicazione gestita nel pieno rispetto delle leggi vigenti anche per la privacy, l’adeguamento del personale della rete diplomatico-consolare per gestire al meglio l’intera fase elettorale. Schiavone, a nome del Cgie, ha espresso le condoglianze per la scomparsa di Guglielmo Epifani (gia segretario Cgil eg ex segretario Pd).
Piero Fassino, Presidente Commissione Esteri della Camera, ha ritenuto ragionevole la richiesta della posticipazione delle elezioni alla primavera 2022, visto che la situazione nel resto del mondo non è quella vigente in Italia: per esempio nell’America Latina e soprattutto in Brasile dove ci sono anche molti cittadini italiani. “Il quadro pandemico non è omogeneo ovunque e dobbiamo avere condizioni di sicurezza in ogni realtà per l’esercizio del diritto di voto”, ha spiegato Fassino parlando del problema legato all’attività consolare in difficoltà. Allo stesso tempo però Fassino ha sottolineato come un eventuale rinvio delle elezioni dovrà essere suggerito soltanto dalla situazione pandemica e non collegato alla possibilità di portare avanti nel frattempo delle riforme.
Vito Petrocelli, Presidente Commissione Esteri del Senato, ha concordato con l’idea di Fassino per realizzare un percorso comune volta a indicare al Governo l’opportunità di spostare la data delle elezioni alla primavera 2022. “Non sono favorevole alla cancellazione dell’inversione dell’opzione di voto e su questo siamo di pareri opposti”, ha precisato Petrocelli che non ha voluto tornare su questo argomento convinto della bontà dell’inversione dell’opzione per l’elezione dei Comites. “Al cambio di ruolo e funzioni del Cgie deve seguire anche quello dei Comites: non ritengo opportuna una sola riforma senza l’altra”, ha aggiunto Petrocelli auspicando, a prescindere dal rinvio della data, una massiccia campagna informativa per le elezioni unendo carta stampata, web, radio e televisione. Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degi Esteri, (Maeci) ha ribadito che i funzionari hanno il compito di applicare la legge: “la legge dice che si vota il 3 dicembre, con indizione di voto il 3 settembre, e la rete consolare già si sta preparando”, ha spiegato Vignali che ha ricordato come l’obiettivo principale sia quello di portare a compimento l’appuntamento elettorale secondo quanto previsto dalla legge e con la massima partecipazione possibile. “Se ci sarà un rinvio della politica ci organizzeremo per la primavera prossima. C’è la consapevolezza del valore dei Comites che hanno fatto molto durante la pandemia, vorremmo anche che si sapesse quanto può contare l’associazionismo per gli italiani all’estero”, ha sottolineato Vignali.
Silvana Mangione, Vicesegretario generale Cgie per i Paesi anglofoni extra-europei, ha ricordato che la massima partecipazione al voto è condizionata tanto dalla pandemia quanto dall’inversione dell’opzione di voto. La Mangione ha anche ricordato come la data per l’avvio delle procedute elettorali sia in realtà il 3 settembre, quindi più vicina di quella delle elezioni prevista per il 3 dicembre. Un mese di settembre dove ancora vari continenti potrebbero essere alle prese con la pandemia. “Senza Comites non c’è Cgie”, ha poi commentato Mangione ricordando che la conoscenza di quanto avviene nei territori è utile anche al manipolo esiguo dei parlamentari eletti all’estero. La consigliera ha infine auspicato una campagna di informazione sulle elezioni semplice e chiara, che sia comprensibile alla massa dei votanti all’estero.   E’ stata poi la volta dei deputati e senatori.
La deputata Laura Garavini (IV), eletta nella ripartizione Europa, ha definito anomalo il fatto che sia il Cgie a chiedere il rinvio delle elezioni quando sia il Governo che l’amministrazione sono avviati verso le elezioni. “Il Governo ha già messo in atto la campagna informativa e le sedi estere sono già preallertate e al lavoro per consentire la riuscita dei lavori: è anomalo che sia l’organo di rappresentanza a chiedere il rinvio. Abbiamo già avuto un primo slittamento e la situazione pandemica è in miglioramento. Il rinvio sia perlomeno condizionato alla riforma della legge e si preveda l’abolizione dell’inversione dell’opzione”, ha spiegato Garavini.
Il deputato Massimo Ungaro (IV), eletto nella ripartizione Europa, ha ricordato come sia stata da lui stesso presentata una proposta di riforma degli organi rappresentativi di base. “Se i Comites non sono forti come vorremmo è proprio perché anche in passato non è stata rispettata la data delle elezioni”, ha spiegato Ungaro ricordando che questi rinvii indeboliscono la tenuta di questi organismi e che comunque il voto avviene per corrispondenza.
Roberto Menia, responsabile dipartimento per gli italiani all’estero di Fratelli d'Italia (FdI), ha spiegato che l’elemento della partecipazione legittima un organismo; tuttavia pandemia e problemi nei servizi consolari, più l’esercizio dell’opzione di inversione, penalizzerebbero questa partecipazione. Menia ha quindi auspicato l’istituzione a pieno regime del voto elettronico per superare i problemi di trasparenza e eventuali brogli a volte legati al voto postale.
Il senatore Francesco Giacobbe (Pd), eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, ha espresso parere favorevole al rinvio delle elezioni considerando il fatto che laddove in alcune parti del mondo vi potessero essere ricadute pandemiche verrebbero meno anche i servizi postali. “Quello che uccide la rappresentanza non è il rinvio delle elezioni ma un sistema disegnato molti anni fa e non ancora aggiornato o riformato”, ha spiegato Giacobbe criticando l’inversione dell’opzione di voto.
La deputata Fucsia Fitzgerald Nissoli, (FI) eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale (FI) ha espresso il timore che lo slittamento ulteriore della data delle elezioni comporti un calo di credibilità. “L’obiettivo da centrare è informare capillarmente gli iscritti Aire sul voto e su cosa siano i Comites”, ha spiegato Nissoli invitando a programmare una campagna informativa sinergica. “Giusto andare ad elezioni il 3 dicembre ma servono più impiegati nei consolati”, ha aggiunto Nissoli.
Luciano Vecchi, responsabile per gli Italiani nel Mondo del Partito Democratico, ha sottolineato come non vi siano le condizioni per far partire già dal 3 settembre in modo omogeneo ovunque le procedure in preparazione del voto del 3 dicembre. “Non si può pensare all’inversione dell’opzione fatta volta per volta, basterebbe indicare la volontà di votare quando si effettua l’iscrizione all’Aire”, ha spiegato Vecchi.
Il deputato Simone Billi (Lega–ripartizione Europa), Presidente Comitato Italiani all’Estero alla Camera, ha espresso preoccupazione sulla rete consolare “che è allo stremo e l’elezione comporta ulteriore stress quindi la proroga dell’elezione da questo punto di vista sarebbe una buona cosa e comporterebbe una boccata d’ossigeno”, ha spiegato Billi.
Angela Schirò (Pd), eletta nella ripartizione Europa, ha espresso preoccupazione per lo stato attuale dei consolati in vista degli adempimenti elettorali . “Gli unici in grado di dare una risposta a questi quesiti sono l’amministrazione e il Governo: sono gli unici a dire se ci sono le possibilità, quindi se la risposta è positiva lo dicano o eventualmente chiedano loro lo spostamento”, ha spiegato Schirò auspicando che se il rinvio ci sarà sia utile per giungere quantomeno ad una riforma degli organi di rapprrsentanza.
Il deputato Raffaele Fantetti (Misto- Europeisti)), eletto nelle ripartizione Europa, ha invitato a distinguere il diritto di voto, correlato alla cittadinanza, dall’esercizio del diritto di voto. “Già abbiamo modalità di esercizio del voto diverse da quelle degli italiani in Italia, per esempio il voto postale”, ha spiegato Fantetti che nell’inversione dell’opzione vede una sicurezza nel voto. Fantetti ha auspicato inoltre una digitalizzazione di questa modalità di voto, dicendosi poi contrario all’idea dello slittamento del voto.
Paolo Borchia, delegato per gli italiani all’estero della Lega, ha auspicato una riforma radicale della rappresentanza estera e si è detto preoccupato per lo stato di impasse che persiste da diverso tempo.
Pietro Mariani, Presidente Comites di Madrid, ha contestato l’inversione dell’opzione quale meccanismo contrario al diritto costituzionale sul diritto di voto. “Portare al voto il 3% degli aventi diritto rappresenta la morte dei Comites. Un secondo aspetto riguarda l’informazione: non è sufficiente la Rai e i giornali locali all’estero sono ridotti al lumicino. Serve un’informazione con circolari informativi agli iscritti Aire da parte del Ministero stesso”, ha spiegato Mariani auspicando la riforma di Comites e Cgie con maggiori prerogative.
Tommaso Conte, Presidente Comites di Stoccarda, ha invece espresso sostanziale contrarietà al posticipo delle elezioni. Conte ha anche segnalato il problema relativo alla mancanza dei funzionari della rete consolare che rallenta l’erogazione dei servizi. “In Germania vi sono ragazzi che hanno chiesto da tempo di essere iscritti all’Aire e attendono  di essere soddisfatti”, ha aggiunto Conte. 
Luigi Billé, consigliere Cgie-UK, ha espresso perplessità e preoccupazione sul fatto che le elezioni siano espletate il 3 dicembre ma con tutta la procedura elettorale che però partirebbe dal 3 settembre. Per Billé il rinvio odierno delle elezioni dei Comites sarebbe dettato da motivazioni diverse da quelli del passato. Il consigliere ha inoltre chiesto che in concomitanza di un rinvio elettorale vi sia anche l’avvio dell’iter per le necessarie riforme.
Aniello Gargiulo, consigliere Cgie-Cile, ha parlato sia della necessità che su questa materia il Parlamento si prenda le sue responsabilità, sia dell’esigenza che l’Amministrazione valuti nel merito le difficoltà sui territori.
Luciano Alban, Presidente Comites di Zurigo, ha lamentato in generale un calo di attenzione sulle problematiche di coloro che rappresentano il 10% della popolazione italiana: gli iscritti Aire. “Serve una riflessione sul diritto di voto”, ha aggiunto Alban.
Ernesto Pravisano, Presidente Comites di Amsterdam, ha auspicato il rinvio delle elezioni dei Comites e la riforma degli organi di rappresentanza “non per noi ma per gli italiani”.
Giuseppe Stabile, consigliere Cgie per Spagna e Portogallo, ha espresso perplessità sull’affermazione della politica secondo la quale la stessa deve intervenire quando l’amministrazione glielo chiede. “Il Cgie – ha aggiunto il Consigliere – che chiede di rinviare le elezioni sta svolgendo il ruolo di consigliere di Parlamento e Governo, quale organismo rappresentativo che conosce i territori”. Per Stabile inoltre ad oggi Cgie e Comites risultano deboli  perché sono compressi all’interno di un sistema amministrativo. Stabile ha anche segnalato difficoltà legate all’uso del portale Fast It e la necessità di inviare al più presto ai connazionali il modulo di partecipazione al voto che poi va inviato ai consolati.
Vincenzo Arcobelli, consigliere Cgie-USA, ha evidenziato come i consolati oggi abbiano bisogno di personale: “il pubblico ha a che fare con ritardi per alcuni servizi che non possono essere espletati in tempi rapidi, per il sottorganico di personale”, ha spiegato Arcobelli precisando che ci sono situazioni territoriali diverse a seconda dei territori. “Il Cgie fino ad oggi ha fatto il proprio dovere, abbiamo presentato delle proposte di riforma da oltre tre anni”, ha aggiunto Arcobelli chiedendo cosa in realtà abbia fatto in questo ambito fino ad oggi la politica.
Gianluca Lodetti, consigliere Cgie-Cisl, ha sottolineato come di fronte ad un 10% di italiani presenti all’estero “ci troviamo ad avere a che fare con una classe politica che in generale non riesce a rappresentare a pieno queste esigenze, per mancanza di volontà della politica e non parlo degli eletti all’estero”, ha spiegato Lodetti aggiungendo che “i nostri temi non sono all’ordine del giorno dei partiti”. Lodetti ha evidenziato l’importanza di andare a votare al più presto “ma dobbiamo fare attenzione affinché la partecipazione sia effettiva e dobbiamo verificare quali siano le possibilità effettive per andare al voto il 3 dicembre”. Sull’inversione dell’opzione, Lodetti ha sottolineato che i dati fermi al famoso 4% di partecipanti rappresenato “un macigno”.
Giuseppe Scigliano, Presidente Comites di Hannover, ha espresso preoccupazione in vista delle elezioni per la mancanza di contatti con la base da più di un anno a causa della pandemia.
Angelo Campanella, Presidente Comites di Lione, ha auspicato che le elezioni del 3 dicembre non diano luogo al problema della partecipazione, chiedendo uguali diritti e doveri superando quindi il problema dell’inversione dell’opzione.
Rodolfo Ricci, consigliere Cgie-Filef , ha parlato di una fotografia del fallimento della politica e della fotografia che spiega a livello culturale com’è la triste situazione in Italia. “Non c’è stato un solo Governo – ha aggiunto il consigliere – che abbia preso sul serio le cose dette da Comites e Cgie” Ricci, dopo aver domandato cosa si stia facendo anche alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza per rendere più efficiente la rete diplomatico-consolare, ha rilevato la necessità di andare al voto solo in presenza di condizioni adeguate per arrivare ad una partecipazione decente alle prossime elezioni dei Comites. Ricci ha infine richiamato la responsabilità della politica e del governo sullo svolgimento della consultazioni.
Marcelo Carrara, consigliere Cgie-Argentina, ha ricordato che è opportuno legittimare le cariche con il voto entro quest’anno. “La pandemia non può essere la scusa, non sappiamo quando finirà ma con il referendum dell’anno scorso abbiamo già avuto un’esperienza di voto in un contesto difficile. Per questo pensiamo che non possiamo posticipare in eterno le elezioni”, ha spiegato Carrara sottolineando che con il voto si va a legittimare gli organi di rappresentanza. Senza contare che la ‘primavera europea’ non corrisponde climaticamente a quella delle nazioni dell’altro emisfero. Carrara ha confermato il suo parere favorevole rispetto all’inversione dell’opzione, rilevando come anche con il voto digitale l’inversione dell’opzione ci sarebbe comunque perché prima di votare probabilmente servirebbe un’iscrizione per avere un codice personale.
Nello Collevecchio, consigliere Cgie-Venezuela, ha ricordato che ogni proposta deve essere seguita da numeri e supportata da questi. I numeri dei Paesi come il Venezuela inducono a riflettere su problemi verso i quali, secondo Collevecchio, la politica non ha mostrato il giusto interesse.
Vincenzo Mancuso, consigliere Cgie-Germania, si è detto favorevole al rinvio di almeno un anno: “qui non c’è conservazione dei seggi perché c’è volontariato: c’è un problema pandemico terribile”, ha spiegato Mancuso ricordando che per stilare le liste bisogna incontrare e raggiungere le persone “ed è assurdo raggiungere certe cifre in queste condizioni”.
Fernando Marzo, consigliere Cgie-Belgio, si è detto perplesso sulla possibilità di effettuare la preparazione preliminare del voto in contesti di alta pandemia. Dopo aver sottolineato che il rischio di brogli elettorali non riguarda i Comites e il mondo della associazioni, Marzo ha auspicato l’introduzione della possibilità per i cittadini all’estero al momento dell’iscrizione all’Aire di esprimere una volta per tutte la loro volontà di esercitare il diritto di voto. L’appuntamento è al 22 giugno con una riunione Cgie sul Piano nazionale ripresa e resilienza e sull’internazionalizzazione, insieme all’amministrazione del Maeci.

Comites di Basilea
Soggiorno marino 2021 per la Terza età

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Bienne, 5 Giugno 2021 - Prenderà il via il prossimo 28 agosto il “Soggiorno marino 2021” dedicato alla Terza Età che da Basilea e da Soletta giungerà a Rimini, promosso e organizzato proprio dal Comites di Basilea.
La partenza sabato 28 agosto in serata. Il viaggio sarà in comodo autobus granturismo, con partenza sia da Basilea che da Soletta. Il soggiorno, invece, sarà nell’Hotel Nordic, Bellaria (Rimini), Sistemazione in camera doppia, cassaforte, TV, telefono, aria condizionata, servizio wi-fi, ascensore e servizio spiaggia (1 ombrellone e due lettini per ogni camera doppia). Il trattamento che offre il Comites è una pensione completa, 3 menù a scelta, ricco buffet di antipasti e verdure, acqua e vino illimitati ai pasti, con cucina tipica romagnola e italiana.
Il ritorno è previsto per domenica 12 settembre. L’accompagnatore: Lorenzo Carletta. La quota di partecipazione è di 1100 franchi. L‘iscrizione è aperta a tutti. Il numero dei posti è limitato. Le iscrizioni saranno accettate per ordine di arrivo. Ogni partecipante deve compilare una scheda di iscrizione separata. Termine d’iscrizione: 30 luglio 2021. Si chiede un anticipo di franchi 200.00 al momento dell’iscrizione. Il saldo è da versare entro il 15 agosto 2021. 
L’iscrizione è valida con il versamento dell’anticipo. La quota comprende il soggiorno in pensione completa, servizio spiaggia e viaggio in pullman. Per chi non avesse ricevuto per mezzo postale la scheda d’iscrizione al soggiorno può essere effettuata presso la segreteria del Comites. In caso di ritiro dell’iscrizione, si applica una trattenuta di franch 200.00 a persona entro il 15 agosto 2021. In caso di ritiro successivo è dovuta la quota intera. Ogni partecipante è tenuto ad assicurarsi privatamente contro annullamento spese viaggio, infortuni, malattia e furti. Il Comites declina qualsiasi responsabilità. 
Per maggiori informazioni sull’albergo visita il sito: www.nordichotel.net
Importante: Per i partecipanti di Basilea la partenza è fissata per Sabato 28 agosto 2021, ore 24.00 (si prega di essere presenti sin dalle 23:30), alla fermata dei pullman presso la Meret Oppenheim-Strasse alle spalle della stazione ferroviaria di Basilea. 
Per i partecipanti di Soletta e dintorni: la partenza è fissata sempre per sabato notte 28 agosto 2021 ma alle ore 01.00 circa (si prega di essere presenti sin dalle 24:30), alla fermata dei pullman presso il parcheggio di Lindenhagstrasse 2-4, Egerkingen. Il parcheggio è nella zona del Lindenhag Park vicino all’uscita dell’autostrada.
Per ulteriori informazioni chiamare Marianna Sica 076 432 34 66 oppure Lorenzo Carletta 061 411 80 65 - 079 604 62 

Comites di Zurigo
Soggiorno termale ad Abano Terme (Padova)

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Bienne, 5 Giugno 2021 - Il Comites di Zurigo organizza un soggiorno termale nella località di Abano Terme, dal 03 al 17 ottobre 2021. 
Viaggio andata e ritorno con pullman privato, 15 giorni presso l'HOTEL VENA D’ORO categoria 3 stelle, dotato di piscine termali, sauna e percorso kneipp utilizzabili gratuitamente dagli ospiti. Sistemazione in camere doppie con servizi privati, disponibili anche singole. Trattamento di pensione completa con bevande incluse.  Accompagnatrice durante tutto il soggiorno. Visita medica e accappatoio per le cure, sconto del 10% sulle cure tradizionali. Quota individuale di partecipazione chf 1'220.
Per informazioni e iscrizioni tel. 044 291 27 88

Il Mondo nelle nostre mani

Il caso Hoffa: uno dei misteri insoluti del Novecento

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Bienne, 12 Giugno 2021 - Uno dei più grandi enigmi della storia contemporanea è senza dubbio il “caso Hoffa”. Il Novecento è stato, senza timore di smentita, il secolo dei casi irrisolti, dei misteri insoluti, delle grandi questioni senza verità. E i fatti controversi non si contano: il caso Kennedy, il caso Moro, le stragi, la strategia della tensione, la morte del fratello di Kennedy, l’omicidio di P. Mattarella, Joe Petrosino
Tuttavia vi è un caso che più di ogni altro è divenuto nel tempo un autentico rompicapo, un enigma senza soluzione, un vero dilemma per storici e ricercatori di mezzo mondo: il caso Hoffa. Probabilmente il nome di Hoffa dirà ben poco al 99 per cento degli italiani, ma negli Stati Uniti, soprattutto fino a una ventina di anni fa, il caso Hoffa e la vita di questa figura erano sulla bocca di tutti. Hoffa fu, dalla metà degli anni ’50 alla metà dei ’70, un personaggio di primissimo rilievo negli Stati Uniti e segnò la storia di quel Paese in modo indelebile. Fu per un decennio a capo dei Teamsters, il celebre sindacato degli autotrasportatori, e anche grazie a questa lunga presidenza divenne uno degli uomini più potenti d’America.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 Hoffa fu il nemico numero uno dei fratelli Kennedy, JFK e Bobby e la loro rivalità entrò nella leggenda. Hoffa fu, ad onor del vero, una figura estremamente controversa, oscura, complessa, enigmatica. La sua vita fu un continuo susseguirsi di luci ed ombre, di alti e bassi, di successi e sconfitte, di cose pregevoli e di fatti a dir poco discutibili. Storicamente accertata fu senza dubbio la sua lunga “amicizia” con veri boss mafiosi italoamericani e con personaggi poco raccomandabili in generale.
Secondo alcuni storici Hoffa ebbe un ruolo anche nella pianificazione dell’assassinio di Kennedy – teoria comunque, va detto, mai suffragata da prove né dimostrata in alcun modo. Poliedrico, istrionico, misterioso, occulto, enigmatico, potente, influente, divisivo, Hoffa è stato in quegli anni un personaggio di cui discuteva mezza America e, dopo la scomparsa, entrò di diritto nella mito e nella leggenda.
Il problema è proprio questo… la sua “scomparsa”. Hoffa scomparve nel nulla il 30 luglio del 1975 e, da quel momento, non si seppe più nulla di lui. Quel giorno si consumò, a Detroit, uno dei più grandi enigmi di tutta la storia contemporanea, occidentale e forse non solo. Cerchiamo di spiegare in sintesi ciò che avvenne in quel maldetto 30 luglio del 1975.
Hoffa, allora 62enne, era uscito dalla prigione da circa 4 anni (Nixon gli aveva “gentilmente” abbuonato 7 anni di reclusione) e stava per riprendersi la guida dei Teamsters, leadership che fu costretto a lasciare nel 1967 per “cause di forza maggiore” (in quell’anno andò in prigione). In quel giorno Hoffa aveva un appuntamento con due uomini legati alla mafia (alla famiglia Genovese per la precisione) e questi due individui rispondevano al nome di Tony Giacalone e Tony Provenzano. Hoffa doveva chiarire alcune situazioni con costoro e decisero quindi di darsi appuntamento nel primo pomeriggio al parcheggio del “Red Fox”, un raffinato ed elegante ristorante dell’epoca.
Hoffa fu visto, da alcuni testimoni, in quel parcheggio per l’ultima volta verso le 14.45… poi… il nulla. Fu come inghiottito e nessuno seppe più nulla di lui.
Questo caso è stato portato alla ribalta negli ultimi tempi dallo splendido film di Scorsese “The Irishaman” (2019), pellicola in cui il ruolo del nostro viene (magnificamente) interpretato da Al Pacino. All’opera di Scorsese viene mostrato come Hoffa venga ucciso da una determinata persona (non ne svelo l’identità per non rovinare la sorpresa a chi ancora non lo avesse visto), tuttavia la “ricostruzione” messa in scena dal cineasta italoamericano ha lasciato estremamente perplessi e da più parti si è messa in discussione la veridicità storica di tale “versione”.
In questi 46 anni si è detto tutto ed il contrario di tutto sulla sparizione di Hoffa, sulle reali motivazioni dell’omicidio, sui mandanti e sulla identità del killer. Centinaia di teorie, illazioni, ipotesi, suggestioni, fantasie, dichiarazioni hanno caratterizzato il complesso lavoro di ricerca su questo oscuro ed inquietante caso. Tre sono i grandi autori/studiosi che hanno in questi anni fornito le ipotesi più robuste, serie e rigorose in assoluto e costoro rispondono al nome di D. Moldea, A. Sloane e J. Goldsmith. Fra i tre il più autorevole è Dan E. Moldea, un uomo che ha dedicato 46 anni della sua vita al “caso Hoffa”.
Questi nel suo stupendo “The Hoffa Wars” (1978) descrive in modo sontuoso ed iperdocumentato l’intera vicenda, spiegandone ogni singolo dettaglio. A parere di chi scrive le ricerche di Moldea rappresentano quanto di più preciso, corretto, veritiero, rigoroso e documentato vi sia in circolazione su quella drammatica e misteriosa vicenda. Per la cronaca Moldea individua nella persona di S. Briguglio, killer mafioso, l’esecutore materiale del delitto Hoffa.
Marco Scarponi
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Tutti i pericoli che si celano dietro l'utilizzo di Tik Tok

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Tik Tok è un'applicazione sempre più popolare, soprattutto tra i più giovani, ma dietro il suo utilizzo si celano rischi e pericoli che è bene conoscere e da cui bisogna imparare a difendersi.
Bienne, 12 Giugno 2021 - In pochissimi anni, Tik Tok è stato in grado di conquistare ogni singolo lembo di terra, partendo dalla Cina. Si tratta del primo social network cinese a riuscire in una tale impresa, mettendo in seria difficoltà competitors come Facebook e Instagram che sono dovuti correre ai ripari.
Quest’app che consente la condivisione di video di ogni genere, è divenuta sempre più popolare soprattuto dopo il triste avvento dell’epidemia da Coronavirus, che ha costretto e isolato milioni di ragazzi in casa, privandoli della socialità e delle attività ludiche che ne scandivano il tempo libero nel mondo reale. I giovani dunque, ma anche i bambini purtroppo, si sono rifugiati sui social network, TikTok in primis, ma più che un rifugio, queste piattaforme spesso si trasformano in vere e proprie trappole, nascondendo insidie e pericoli. È per questo che vogliamo fare chiarezza intorno a questa app molto controversa e spesso al centro del dibattito pubblico, mettendo in luce i pericoli che si possono correre e le soluzioni con cui tutelare la propria privacy e, soprattutto, quella dei più piccoli.
Come funziona TikTok
TikTok, noto in Cina come Douyin, è un social network cinese, che nasce ufficialmente nel settembre del 2016 sotto il nome di Musical.ly. Per scoprire come funziona la piattaforma, basta navigarci per qualche secondo, anche senza accedervi. Non è necessario, infatti, aprire un account per poter usufruire di tutti i contenuti fruibili su questo sito. In sostanza, TikTok è un social nato con intenti ricreativi con cui intrattenere gli utenti, permettendo loro di registrare e condividere clip dalla durata compresa tra i 15 e i 60 secondi su cui è possibile aggiungere filtri, effetti, canzoni e voci doppiate.
Si tratta della prima piattaforma cinese ad aver ottenuto un così grande riscontro in tutto il mondo tanto che in India, prima delle ultime restrizioni, le iscrizioni su TikTok avevano superato di gran lunga quelle su Instagram. A oggi, il social network cinese conta su una comunità ben consolidata di circa 750 milioni di utenti, avendo sperimentato negli ultimi anni una crescita sbalorditiva che non è passata inosservata neanche agli occhi di Mark Zuckerberg. Spaventato da questi numeri, il fondatore e amministratore delegato di Facebook Inc. ha introdotto alcune innovazioni e migliorie alle proprie app, vedi la funzionalità “reels” su Instagram, proprio per dimostrarsi all’altezza della concorrenza cinese.
Com'è nato Tik Tok
Tik Tok viene fondata in Cina nel 2015 dagli startupper Alex Zhu e Lulu Yang. A distanza di due anni, più precisamente nel novembre del 2017, la società cinese ByteDance, acquisisce musical.ly, offrendo ai fondatori e proprietari una cifra pari a 750 milioni di euro. La svolta decisiva per il social network cinese arriva il 2 agosto del 2018, quando ByteDance decide di fondere Tik Tok e musical.ly, sotto l'unico e definitivo nome di TikTok, così da espandere il proprio bacino di utenza. Il nome affibiato agli utenti della piattaforma è, appunto, tiktokers.
Tik tok e sicurezza: un problema di privacy e censura
Nonostante la popolarità, la reputazione di Tik Tok non è delle migliori, soprattutto per quanto concerne la moderazione dei contenuti, la gestione dei dati e la tutela della privacy degli utenti. In seguito ad alcuni episodi di censura, applicata in particolar modo a video che trattavano di importanti episodi della storia cinese come i fatti di Piazza Tiananmen, l’indipendenza tibetana e le più recenti rivolte a Hong Kong, si è insinuato sempre più prepotentemente il sospetto che sia proprio il governo cinese a occuparsi di moderare i contenuti, oscurando a proprio piacimento i post più “sensibili” dalla piattaforma social. Inoltre, dal momento che anche l’amministrazione dei dati è poco chiara, soprattutto dopo alcune denunce in merito all’invasione della privacy a opera dell’applicazione, si teme ancora una volta che il governo della Cina possa avere libero accesso ai dati personali degli utenti per poterli manipolare e sfruttare a proprio favore in caso di bisogno.
Tik tok è pericoloso?
Sebbene possa sembrare un’app innocente e divertente, progettata per il solo e unico scopo di intrattenere gli utenti, dietro TikTok si celano zone d’ombra, rischi e pericoli più o meno gravi per chi lo utilizza, soprattutto per i più giovani. Va considerato, infatti, che il 30% degli utenti non ha nemmeno raggiunto i 18 anni e, nonostante l’età minima per iscriversi sia 13 anni, non esistono a oggi effettivi meccanismi di controllo in grado di verificare con certezza la veridicità dei dati di chi vi accede. Dunque si teme, e si tratta di un timore alquanto fondato, che vi abbiano libero accesso anche bambini più piccoli e, almeno sulla carta, non autorizzati.
Tuttavia, è innegabile che, per via del suo modo d’uso, il principale social network cinese risulti particolarmente attraente e intuitivo per le fasce più giovani della società, attirando da tutto il mondo soprattutto ragazzi e bambini. Per comprendere meglio il fenomeno, basti pensare che i principali influencer sulla piattaforma hanno un’età che raramente supera i 19 anni e che la prima persona a raggiungere i 100 milioni di followers su Tik Tok è stata Charlie D’Amelio, una ragazza del Connecticut di appena 16 anni.
Quali sono i pericoli di Tik Tok per bambini e ragazzi
Ma vediamo più nel dettaglio quali sono i pericoli che corrono concretamente bambini e adolescenti su una una piattaforma come Tik Tok. Tra le insidie peggiori troviamo le challenge. Si tratta di sfide pericolose, lanciate e rese virali da Tik Tok, in cui la persona che vi aderisce è chiamata ad agire in modo estremo, il tutto registrato da un video, non tanto per sfidare i propri limiti, quanto più per ottenere like, consensi e follower. Tra le più pericolose possiamo annoverare la Blackout Challenge, secondo cui gli utenti avrebbero dovuto auto procurarsi un’asfissia temporanea oppure la Bright Eye Challenge, in cui l’individuo era sfidato a bagnarsi l’occhio con una miscela di candeggina, disinfettante per le mani e schiuma da barba così da alterare momentaneamente il colore dell’iride, entrambi gesti che possono provocare danni anche letali.
Si tratta, spesso, di vere e proprie incitazioni al suicidio o all’omicidio i cui rischi, seppur oggettivamente elevati, vengono assolutamente sottostimati da bambini e ragazzi, ancora troppo giovani e immaturi per riconoscere il pericolo ed evitarlo. Inoltre, un social network come TikTok, in cui una potenziale fama è alla portata di tutti, può essere destabilizzante per la psiche dei più piccoli, incapaci di gestire una popolarità di questa portata. Senza considerare, pericoli come la depressione e la dipendenza, due condizioni spesso legate all’utilizzo di app e social, e l’esposizione a un dramma come quello del cyberbullismo, per cui sempre più utenti negli anni hanno subito e solo raramente denunciato la ricezione di messaggi e commenti altamente offensivi. Dunque, data la portata di tutti questi rischi, è chiaro perchè gli adulti, e non soltanto i genitori, nutrano grande apprensione e scetticismo rispetto all’utilizzo di Internet in generale e di Tik Tok in particolare da parte dei propri figli, soprattuto se di età inferiore ai 18 anni.
Tik Tok pericoli: una guida per i genitori
Visti e considerati tutti i potenziali pericoli corsi da bambini e adolescenti su Tik Tok, è evidente perchè urge una vigilanza attiva e attenta da parte dei genitori. Questi, infatti, sono chiamati a supervisionare l’utilizzo che i figli fanno dei propri social network, Facebook e Instagram compresi, e non tanto attraverso tecniche di spionaggio illecito degli smartphone, bensì mediante un dialogo costruttivo, con cui mettere i bambini al corrente dei rischi in cui è possibile incorrere facendo un uso improprio di questi mezzi. Ecco alcuni consigli utili per tutti i genitori che vogliano monitorare e litimare l’utilizzo di Tik Tok da parte dei propri figli.
- Parental control: forse non tutti ne sono al corrente, ma su molti dispositivi è possibile abilitare il parental control. Grazie a questa impostazione, i genitori possono impedire l’installazione di una determinata app sul cellulare dei propri figli.
- Account privato: per evitare che i contenuti condivisi su TikTok dai propri figli siano visibili a tutti e tutelarne quindi la privacy, è possibile scremare il potenziale pubblico, impostando l’account del bambino o ragazzo in modalità privata. In questo modo, i video sul suo profilo saranno visibili solo a un numero limitato di follower autorizzati, meglio se con la supervisione dei genitori.
- Gestione contenuti: al momento dell’iscrizione, mamma e papà possono accedere alla piattaforma tramite il profilo del figlio, segnalando con l’opzione “non mi interessa” i contenuti potenzialmente pericolosi. Così facendo, al bambino non verranno più mostrati video simili.
- Controllo orario: attraverso la funzionalità “controllo applicazione”, i genitori potranno limitare l'utilizzo di Tik Tok cosicché i figli non perdano troppo tempo sulla piattaforma. Una volta superato il periodo consentito, sarà necessario inserire un codice di cui sono in possesso soltanto mamma e papà.
- Da ultimo, e non per importanza, la strategia più efficace per allontanare i bambini dal mondo virtuale: offrire loro valide alternative con cui trascorrere il tempo in maniera costruttiva e rientrare in contatto con la realtà.
Jessica Genco

Libri da leggere almeno una volta nella vita
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I segreti del Conticidio
Il «golpe buono» e il «governo dei migliori»

 Marco Travaglio

Editore: PaperFIRST

In questo giallo politico di bruciante attualità, Marco Travaglio racconta giorno per giorno il lungo “golpe al ralenti”, durato quasi tre anni, per rovesciare il premier più apprezzato dall’opinione pubblica e più odiato dall’establishment.
«Questo libro narra una storia non nuova, nella storia d’Europa: la storia, per dirla con Massimo D’Alema, di come l’uomo più impopolare abbia defenestrato il più popolare. Una pagina nera del giornalismo italiano che vale la pena ricordare» - Barbara Spinelli
«È vero. Non c’è stato un complotto per rovesciare Giuseppe Conte: ce ne sono stati almeno quattro in tre anni. Quattro tentativi di Conticidio. Tre falliti, il quarto riuscito. Come nell’Assassinio sull’Orient Express. Una sola vittima pugnalata da molti sicari con tanti mandanti e altrettanti moventi, tutti legati ai 209 miliardi del Recovery Fund. Con un’arma tutta nuova: la carta stampata. E un killer finale: il maggiordomo» - Marco Travaglio
“Giuseppe Conte inizia a scavarsi la fossa, ovviamente a sua insaputa, nella notte fra il 20 e il 21 luglio 2020, quando porta a casa il maggiore successo della sua carriera politica: i 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Da quel momento, nei circoli che contano dell’eterna Italia lobbista, affarista e tangentista, la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: ora che arrivano tutti quei miliardi, mica li faremo gestire a chi non prende ordini da noi…”.
In questo giallo politico di bruciante attualità, Marco Travaglio racconta giorno per giorno il lungo “golpe al ralenti”, durato quasi tre anni, per rovesciare il premier più apprezzato dall’opinione pubblica e più odiato dall’establishment. Mette in fila i fatti, esamina la scena del crimine e l’arma del delitto, interroga i testimoni, raccoglie gli indizi, analizza i possibili moventi, i probabili mandanti, i sicuri sicari. Si imbatte in almeno due colpi di scena: un incontro fra Draghi e D’Alema e il “fuori onda” profetico di un deputato leghista. E alla fine tira le sue conclusioni. Ma il verdetto lo lascia ai lettori.

Buono a sapersi

l nuovo singolo di Davide Zilli il video “Italiano all'estero”

Bienne, 13 Giugno 2021 - E’ online dai primi di giugno il video di “Italiano all'estero”, nuovo singolo del pianista-professore e cantautore Davide Zilli, uscito il 6 maggio (Cosmica/Freecom) che anticipa l’album di prossima uscita per Cosmica, l’etichetta di Daniele Bengi Benati dei Ridillo. Il video, con il soggetto di Zilli e il montaggio di Lorenzo Bresolin, lanciato in anteprima da Turistipercaso.it, è una carrellata di connazionali in giro per il mondo che per mesi si sono filmati, ognuno dal proprio paese d’adozione, cantando, ballando e aprendo una finestra sulla propria vita oltreconfine. Infatti il brano, a tutto swing, parte dalla “fuga dei cervelli” dal nostro Paese per allargarsi in generale a tutti gli italiani che per lavoro o amore scelgono di andare all’estero, tra entusiasmi, delusioni e spirito di adattamento.
“Gli italiani sono ancora un popolo di emigranti: chi per lavoro, chi per amore, chi per caso – ha commentato Davide Zilli – Allora ho raccolto i loro video dove hanno cantato, ballato e costruito un grande puzzle a tempo di swing, ognuno con la propria storia. I protagonisti di questo video vivono in America, Europa, Africa, Asia, Oceania. Sono ingegneri, artisti, grafici, studenti”.
Davide Zilli 
Professore di Italiano al mattino, pianista-cantautore di sera, Davide Zilli si è esibito in tutta Italia e all’estero, collaborando spesso col mondo del cabaret. Premiato in vari concorsi (vincitore di Musicultura 2018), ha pubblicato due album, “Coinquilini” e “Il congiuntivo se ne va”, mentre il terzo album è in arrivo prossimamente. La sua musica miscela pop e jazz nelle forme più varie, seguendo una linea che va dalla canzone italiana più obliqua e stralunata (Conte, Jannacci) fino ad Elvis Costello e Randy Newman.

Gli uomini dell'età del ferro non mangiavano i polli, li veneravano

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Bienne, 10 Giugno 2021 - I polli dell'età del ferro erano animali sacri, non cibo. Grazie ad uno studio, acquista un nuovo significato l’osservazione di Giulio Cesare che i britannici allevavano pollame non per nutrirsene ma per "animi voluptatis". I ricercatori dell’Università di Exeter lo hanno scoperto inventando una nuova tecnica di analisi dell’età dei resti ossei che si basa sulla misurazione dello sperone osseo delle zampe dei galli adulti. Lo sperone osseo, dicono gli esperti, si sviluppa solo negli uccelli più anziani.
I metodi comunemente usati per capire l’età dei resti di mammiferi, infatti, non funzionano sui polli. Il team ha applicato la tecnica a 1.366 ossa di zampe di pollo provenienti da tutta la Gran Bretagna. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sull'International Journal of Osteoarchaeology. Secondo lo studio, i polli dell’età del ferro romana e germanica vivevano fino a quattro anni ed erano probabilmente tenuti per sacrifici e combattimenti di galli. "I polli domestici sono stati introdotti nell'età del ferro e probabilmente avevano uno status speciale, dove erano visti come sacri piuttosto che come cibo", ha detto l'autore e archeologo Sean Doherty dell'Università di Exeter.
"La maggior parte delle ossa di pollo di quel periodo non mostra segni di macellazione e sono state sepolte come scheletri completi invece che come rifiuti alimentari", continua l’esperto. In particolare, dei 71 galletti studiati che avevano raggiunto meno di un anno, solo il 20% aveva sviluppato uno sperone, mentre tutti i polli dai sei anni in su avevano sviluppato uno sperone. I ricercatori hanno riferito che, delle 123 ossa che hanno analizzato, più della metà proveniva da polli che avevano raggiunto almeno i due anni di età e circa un quarto era arrivato a tre anni. Inoltre, durante l'età del ferro e il periodo romano, il team ha scoperto che c'erano più galli che galline, una tendenza che  Doherty e i colleghi hanno attribuito all'allora popolarità dei combattimenti di galli. 
 

La Foto del Giorno

di Maurizio Colella - Bienne

Buona settimana. Se avete bisogno di me, telefonate. Sono sempre a vostra disposizione. Mamma che caldo  
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Un pensiero particolare

Ai nostri amici: chi è solo, chi soffre, ai malati, agli emarginati, ai dimenticati, ai discriminati e tutte quelle persone che non vediamo. Che possano trovare un po' di calore umano tra le braccia di chi l'incontra lungo la strada chiamata vita!
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Ai dimenticati, a chi ha lottato per tutta la vita contro la sorte ed oggi lotta contro l’indifferenza. A chi ha perso il treno giusto e la vita non gli ha concesso una seconda possibilità. A chi non ha nessun posto dove andare, nessuno da abbracciare e nessuno con cui parlare. A chi  chiude la porta al mondo e in silenzio piange la sua solitudine, sperando solo che tutto passi in fretta. Perché vedere gli altri felici fa male, quando sai che anche tu meriteresti un briciolo di felicità. Chi si ricorderà di queste persone, con un gesto, una parola, un abbraccio o un invito a sorpresa accenderà la luce nei loro occhi. Chi crede alla famiglia ha il dovere di pensare anche a chi non ha famiglia.

Rassegna stampa

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