Zacchera si congeda da Montecitorio e nel ricordo di Tremaglia riflette sulla Destra italiana
Roma, Gennaio 2012 - Dall'11 Gennaio, l’onorevole Marco Zacchera non è più un deputato della Repubblica. Zacchera si è infatti dimesso per dedicarsi a tempo pieno al suo ruolo di sindaco di Verbania. Nell’ultimo numero de "Il Punto", newsletter con cui informa elettori e cittadini, Zacchera riporta una sintesi del suo ultimo intervento alla Camera, dove ieri è stato salutato e applaudito da molti colleghi, per poi riflettere sulla Destra in Italia, alla luce della morte di Mirko Tremaglia.
"Sono diciotto anni di vita che ho trascorso in quest'Aula e cinque legislature – ha ricordato Zacchera in Aula – ma, in ottemperanza all'invito che ho ricevuto, ho optato appunto per l'incarico di sindaco della mia città e, quindi, devo lasciare la Camera. Non vi nascondo che è una scelta sofferta, ma è meditata ed anche serena. Verbania è una piccola città ma è la mia città natale, un piccolo capoluogo di provincia dove il rapporto con il sindaco è diretto ed io - lo dico con orgoglio - sono stato il primo eletto di centrodestra dopo 64 anni di amministrazione di sinistra e per me queste cose contano ancora nella scelta di un incarico".
"Colleghi, vi lascio semplicemente con un invito: attenti, perché il Parlamento italiano, purtroppo, sta perdendo la propria credibilità nei confronti della gente. Per mesi e da mesi, - ha osservato – siamo sottoposti ad una quotidiana ondata di insulti e di accuse di essere una "casta". Se a volte, purtroppo, è vero, e l'ho anche ammesso, oggi che vi lascio, vi dico che le cose che vengono lette e stampate, sovente, sono francamente eccessive, con forzature inaccettabili. Se anche qui dentro vi fossero state persone indegne, io vi dico che, in diciotto anni, ho conosciuto centinaia di persone perbene, che hanno onorato questo Parlamento. Lo dico con orgoglio: centinaia di colleghi che hanno veramente a cuore la propria patria, gente che lavora e non si nasconde, che è veramente preoccupata per la comunità nazionale, che non viene qui soltanto per prendere lo stipendio. Così come ho conosciuto - e ringrazio - centinaia di collaboratori dipendenti della Camera, sicuramente seri e preparati, che saranno anche ben pagati, ma che, mediamente, sono molto, molto più preparati rispetto alla media dei dipendenti pubblici".
"Concludendo, bisogna avere il coraggio e la determinazione di spiegare alla gente che la politica italiana può essere sì degenerata e che vanno colpiti gli sprechi, ma – ha aggiunto – non tutto è da buttare, perché in quest'Aula, prima di tutto, vi è e deve restare la democrazia, che è la forza della nostra comunità nazionale".
Zacchera ha quindi ringraziato "per le tante amicizie vere" nate a Montecitorio, dicendosi poi "cosciente di aver sempre cercato di svolgere il mio dovere con attenzione, impegno e passione, in Aula e in Commissione, quando mi avete nominato al Consiglio d'Europa e come presidente, per cinque anni, della delegazione italiana alla UEO. Soprattutto, sono cosciente di aver cercato di fare il deputato sempre in mezzo alla gente e continuerò a fare il sindaco nella mia città gratuitamente, rinunciando fin da ora ad ogni indennità di carica, proprio perché credo che la politica vera debba essere prima di tutto un servizio alla comunità, e noi tutti dobbiamo contribuire in qualche modo a riscattarla. Io credo che tutti i deputati, nella propria intima coscienza, continuino a sentirsi al servizio dell'Italia e così bisogna continuare a fare".
Nella newsletter, Zacchera pubblica poi "La memoria della destra":"sono stato lunedì scorso a Bergamo ai funerali di Mirko Tremaglia e non mi interessano le polemiche sull'assenza di Gianfranco Fini (che forse non ha ricordato completamente come nel 1987 - se divenne segretario nazionale del MSI-DN – lo fu anche grazie a Tremaglia), ma quello che mi ha stupito è stata l'assenza di molte persone che io spero veramente abbiano almeno ricordato con commozione vera, nel loro animo, la scomparsa di una persona controversa, ma che ha sicuramente scritto una pagina nella storia della destra italiana. Assistendo al funerale di Mirko, tra qualche saluto romano e troppa gente distratta, pochi colleghi parlamentari e tanti che forse sono stati assenti anche per la concomitanza delle feste natalizie, mi chiedevo quale sia il senso della “Destra” oggi in Italia e soprattutto notavo la tristezza di una lampante evidenza: in pochi anni è stata cancellata e distrutta - temo per sempre - quella che era una “comunità” politica che si era generazionalmente molto evoluta in AN rispetto al MSI-DN di una volta, ma aveva comunque mantenuto le caratteristiche di un movimento politico con dei segni visibili e caratteristici. Un radicamento territoriale, una continuità di spiriti, amicizie importanti e radicate, spirito di “correnti” e leader di riferimento, insomma un mondo umano importante e che pur era quasi del tutto favorevole a dar vita ad una forza politica di centro-destra condizionante la politica italiana".
"Quando Fini propose lo scioglimento di AN nel PDL – ricorda Zacchera – tutti o quasi (ricordo l'opposizione di Roberto Menia) furono e fummo d'accordo, convinti di riuscire a trasformare FI in un nuovo PDL comune trasferendoci le nostre caratteristiche ma – al di là delle “norme di garanzia” del fatidico rapporto 70/30 – la sconfitta è stata cocente. Ci si è poco amalgamati, non si è cresciuti dal punto di vista ideologico,la presenza di Berlusconi ha condizionato in tutto le scelte strategiche. È la cronaca di tutti i giorni a parlare e mi pare che pochi si interroghino sul futuro non intendendolo solo sul come salvare il proprio posto al sole o il proprio incarico ma sul piano dei contenuti".
"Per questo – sottolinea – credo che sia importante “fare memoria” e per esempio non disperdere tutto quel patrimonio storico, documentale, politico che è stata Alleanza Nazionale nata formalmente a Fiuggi nel 1995 ma già ipotizzata negli anni precedenti e che ha avuto tutta una sua storia ed una sua dignità.
Mi auguro che la “Fondazione Alleanza Nazionale” in futuro non amministri allora solo ex sedi e proprietà immobiliari ma soprattutto si dedichi a documentare e preservare almeno la memoria di un percorso politico. Credo che un giorno sarà interessante studiare tutta l'evoluzione della politica italiana dopo il 1945 con la repentina chiusura della “prima repubblica” e magari tra 50 anni qualcuno si chiederà: “Ma perché quelli lì, che volevano tanto cambiare il mondo, perché ad un certo punto – come i dinosauri – sono scomparsi dalla scena?" O forse non finirà così, ma certamente – conclude – questo dipenderà solo da ciascuno di noi".