RIFORMA COMITES CGIE:
ALLA CAMERA PROSEGUE LA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE ESTERI
Roma, 22 Settembre 2011 - Nella seduta di ieri pomeriggio, la Commissione Affari Esteri della Camera ha proseguito l’esame della riforma di Comites e Cgie iniziata la settimana scorsa con le relazioni introduttive degli onorevoli Stefani (Lega) e Narducci (Pd).
Intervenendo al dibattito, l’onorevole Fabio Porta (Pd) si è detto "soddisfatto dell'inizio della discussione sul provvedimento approvato dal Senato", segnalando in proposito "il voto contrario espresso in quella sede dal Partito Democratico". "Dispiaciuto" per l’assenza del sottosegretario Mantica, il parlamentare ha ricordato che nella scorsa seduta "il sottosegretario Mantica, in maniera irrituale, ha manifestato un certo fastidio verso un presunto eccessivo ruolo degli organismi di rappresentanza. Credo sia importante non sottovalutare l'importanza della collettività italiana all'estero che ammonta a più di quattro milioni di cittadini, senza contare la più vasta platea di coloro che sono di discendenza italiana".
Passando all'impostazione del ddl, Porta ha commentato: "se si ritiene superato il CGIE alla luce dell'introduzione delle rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero, occorrerebbe sospendere l'esame del provvedimento in attesa di definire il futuro di questa rappresentanza, alla luce delle numerose proposte di abolizione o di ridimensionamento della stessa. In Senato – ha aggiunto – è stato commesso l'errore di accorpare la riforma del Cgie a quella dei Comites. I due organismi hanno una diversa natura senza contare, poi, che i Comites sono già stati oggetto di riordino dopo l'introduzione del voto per gli italiani all'estero".
Proprio in relazione ai Comitati, Porta ha voluto ribadire "la gravità del loro mancato rinnovo che rappresenta una violazione dei diritti costituzionali". "Credo che il testo approvato dal Senato sia eccessivamente complesso e che rifletta la tendenza al ridimensionamento della rete consolare, mentre i Comites – ha osservato – potrebbero rappresentare un valido antidoto, oltretutto sulla base di un impegno volontario, agli effetti negativi di questo ridimensionamento". Porta ha quindi manifestato "forti perplessità sul prospettato forte innalzamento dei requisiti numerici per la costituzione dei Comites e sull'adozione di un'impostazione maggioritaria per la loro elezione. C’è il rischio della creazione di potentati a livello locale e di un allontanamento dei giovani e degli oriundi dalla vita politica delle collettività".
Quanto al Cgie, una riforma "appare necessaria, anche se non prioritaria", ma, ha precisato, "il ruolo del Consiglio Generale non va confuso con quello della rappresentanza parlamentare, visto che gli eletti all'estero non si occupano solo dei temi relativi alle loro aree di provenienza ma sono pienamente inseriti nel complesso della vita parlamentare. Credo sia necessaria una pausa di riflessione ed un approfondimento del tema tramite specifiche audizioni e – ha concluso – un attento ascolto delle comunità all'estero". Per l’onorevole Marco Zacchera (Pdl) il testo licenziato dal Senato costituisce "un ibrido che ha tuttavia il merito di proporre delle soluzioni ad alcuni problemi".
Quanto ai Comites, il parlamentare ritiene "opportuno procedere ad una loro semplificazione - non certo ad una loro soppressione - sia sul piano economico che funzionale, per corrispondere alle nuove realtà della presenza italiana nel mondo. Il sistema maggioritario criticato da Porta favorisce maggiore ordine e funzionalità rispetto al metodo proporzionale e alla pratica di veti incrociati". Quanto al numero di firme necessarie per la presentazione di liste, Zacchera ha espresso alcune "perplessità", come pure sul tema delle quote "in ragione – ha spiegato – della difficoltà concreta di individuare candidati rientranti nei profili di età e di genere e in numero sufficiente a garantire lo svolgimento delle elezioni. Credo sia necessario contenere l'esame parlamentare entro i tempi indicati dal sottosegretario Mantica rispetto alla scadenza del dicembre del 2012".
Passando al CGIE, per Zacchera è "doveroso procedere ad una sua profonda revisione, considerati gli attuali elevati costi e i ridotti vantaggi per le comunità degli italiani nel mondo. Sarebbe sicuramente necessario procedere a riformare il sistema attuale, che assicura ai partiti un potere di nomina dei membri del Cgie, laddove occorre invece che i parlamentari eletti all'estero siano coinvolti nella composizione del Consiglio". Oggi, ha aggiunto, il Cgie "è indubbiamente una duplicazione di rappresentanza che non realizza la visione di fondo, concepita dal collega onorevole Tremaglia, che assicurava agli eletti all'estero una specifica riconoscibilità. Credo che il testo in esame costituisca una base di lavoro condivisibile, alla quale apportare modifiche che potranno essere auspicabilmente ispirate anche alle proposte contenute anche nel ddl che io ho presentato".
Per Marco Fedi (Pd) "il Parlamento deve operare con serietà e dunque nella considerazione dei tempi disponibili entro la fine del 2012. Siamo tutti d’accordo sull'opportunità di approvare una riforma del sistema di rappresentanza degli italiani all'estero: questo provvedimento, pur non configurando un intervento di grande portata riformatrice, ha ottenuto considerazione da parte del Governo e – ha aggiunto – può rappresentare un valido punto di partenza", ma, ha precisato, ci sono delle "anomalie".
La prima è "connessa ai ripetuti interventi di tagli alle risorse destinate agli italiani nel mondo, che sembra contraddire il proposito di dedicare a questo settore nuove energie e impegni, anche di natura finanziaria. Gli interventi dei relatori e del sottosegretario Mantica sembrano convergere sul presupposto del mantenimento della circoscrizione Estero e della legge n. 459, cui il testo opera numerosi riferimenti. Tenuto conto dell'iter di esame delle proposte di riforma costituzionale, in corso al Senato, - ha sottolineato – credo sia necessario procedere con cautela e monitorando la situazione complessiva".
Per Guglielmo Picchi (PdL) il testo approvato al Senato "è frutto di un lavoro complesso, su cui gli schieramenti di maggioranza e opposizione si sono a lungo confrontati. Credo che la soppressione della circoscrizione Estero non sia attuale, secondo quanto il Pdl ha peraltro fatto presente al Senato, mentre è prevedibile una riduzione del numero dei parlamentari eletti all'estero. credo sia opportuno procedere alla riduzione del numero dei Comites", mentre il Cgie "dovrebbe trasformarsi in una conferenza annuale".
"Non credo che sia urgente modificare il sistema elettorale in vigore", ha aggiunto, mentre "dovrebbe essere soppresso l'obbligo di raccolta delle firme a causa dell'impatto sulla mole di lavoro e sull'efficienza del personale amministrativo. Questo provvedimento – ha concluso – contribuisce a dare dignità ai Comites, definiti conformemente al loro ruolo quali organi di rappresentanza degli italiani all'estero".
Francesco Tempestini (Pd) ha ribadito la necessità di "disporre di ulteriori tempi per la conclusione dell'esame preliminare del provvedimento per consentire ad alcuni colleghi impossibilitati a partecipare a questa seduta di svolgere i propri interventi. Esaurita questa fase, sarà opportuno procedere allo svolgimento dei già richiamati approfondimenti istruttori per poi tornare a riaprire il confronto tra i gruppi". Opinione, questa, condivisa da Roberto Antonione (PdL) "in ragione della necessità di consentire ai gruppi di esprimersi in modo compiuto su questo importante provvedimento, prima di procedere al previsto ciclo di audizioni".