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A Berna festeggiato il 150° dell'Unità d’Italia

Berna, 5 Ottobre 2011 - Il 1° ottobre scorso a Berna si sono celebrati e festeggiati i 150 anni dell’unità d’Italia. Alla celebrazione ufficiale, con interventi delle autorità italiane e svizzere, è seguita unafesta partecipatissima, con esibizioni di artisti giovani e meno giovani, cibo in abbondanza e tanta gioia. Italiani, svizzeri, italo-svizzeri hanno vissuto insieme un momento di italianità sentita e sincera, cui hanno preso parte tre generazioni, testimonianza della vitalità e ricchezza culturale dell’emigrazione .
Riportiamo l’intervento della dott. Anna Pompei Rüdeberg (CGIE, ACFE, UNITRE), che ha espresso in maniera toccante e colta il senso della manifestazione, dando voce ai sentimenti inespressi degli astanti.

Ruedeberg
Anna Ruedeberg

Mi sembrava significativo, nel preparare questo pensiero rivolto a voi in un’occasione estremamenteimportante per noi italiani quale l’Unità d’Italia, ricordare che 3 volte è rinata: Rinascimento, Risorgimento e Resistenza. Per noi italiani è un grande valore, perché per oltre 20 secoli di italianità fino a 150° fa non avevamo la dignità di un’identità nazionale.
Ma oggi possiamo ricordare insieme con i nostri amicibernesi che ci ascoltano, che ci hanno accolto e ci accolgono, centrando con il pensiero l’importanza che il territorio riveste per noi tutte e tutti. Esso è una parte essenziale e privilegiata; è infatti uno spazio dove possiamo esercitare quale palestra-laboratorio lo scambiodei pregi, delle virtù e doni naturali in modo reciproco, nonfissandoci su di lui, mai sarà l’ombelico del mondo, ma cercando di avere e avendo una visione aperta sul mondo, sugli altri territori.
Allora nella nostra piccolezza fatta di cose vissute insieme nel bene e nella diversità, abbiamo costruito anche qui a Berna una storia ricca e comune. La ricorrenza dell’Unità d’Italia è dunque un momento celebrativo ideale per riflettere su quanto insieme, italiani e bernesi, hanno vissuto. Oltre a convivere con le caratteristiche elvetiche di lotta per la libertà, la democrazia di 8oo anni, Dio ed illavoro, cosa significa oggi ilvivere a Berna? Forse significa riflettere con voi sul filo rosso conduttore che passa attraverso l’antico passato, quello più recente e il tempoattuale, approfittando di questa giornata così ricca di significato per l’Italia e per gli italiani nel momento storicocomplesso che atutti i livelli, italiano, svizzero, europeo e mondiale, stiamo vivendo.
Guardando ieri mattina dall’alto del Salemspital, osservavo ildisegno nel cielo di quelpezzo di terra privilegiato nell’ansa dell’Aare, una città costruita da Umberto III di Savoia, italiano, per la sua sposa Anna di Zähringer, feudataria di Berna. Lo stile architettonico, la cultura urbanistica derivava dai romani, già insediati nell’ansa dell’Aare in direzione di Riechenbach/Rossfeld. La cultura degli archi e dei portici che caratterizzano molte delle città dell’Italia settentrionale fino a Firenze ha creato a Berna un centro storico dei più belli, con la cattedrale detta” la bella” a fronte di quelle contemporanee di Fribourg, e quella di Tann in Alsazia.
Berna: insediamento dell’impero romano, città a carattere savoiardo, città che per definizione condivide le culture di alcune regioni europee: non è facile mantenere la propria identità, amarla e difenderla, se si vivegomito a gomito con persone diverse: possono insorgere confusioni, dubbi pregiudizi, irritazioni. Ma Berna nei secoli si arricchiva di esperienze, vivendo sulla sua pelle le avventure religiose, politiche, cantonali, diventando per l’80%protestante e per il resto cattolica.
La Svizzera diventava alla fine del 19° secolo un paese di emigrazione, poi il disastro della seconda guerra mondiale metteva l’Italia in ginocchio, tanto da non poter essere attenta a tutti i suoi figli, che continuarono la dolorosa vicenda dell’emigrazione. Chi partiva questa volta, e molto più dei decenni precedenti, non aveva nulla e pochissima formazione,perché le braccia che poi sono venute in Svizzera eranogiàdall’età più infantile adoperate per aiutare le famiglie nel lavoro dei campi… e non tuttipotevano andare a scuola.
Come sapete milioni di uomini erano scomparsi in Russia, nei Balcani, in Africa, in Italia e non solo per motivi bellici. Queste braccia non erano state formate ed istruite secondo la carta dei diritti dell’uomo! Certo, essi non potevano ricordare ai bernesi la cultura di Umberto III di Savoia, né Michelangelo, Leonardo da Vinci, Galileo, Giordano Bruno, Giuseppe Mazzini fondatore a Berna della Giovane Europa o semplicemente il divino Poeta Dante oppure Rossini, di cui ogni notte si mandano in onda nell’etere svizzero le note del Guglielmo Tell.

Italiani e Bernesi insieme, di giorno e di notte…
E’ vero, erano diversi, umiliati, poveri e spesso disperati, maquei grandi nomi appartenevano alla loro identità di italiani. Qui, come altrove, nel corso degli anni, gomito a gomito con gli amici bernesi abbiamo imparato lo switzerdutsch, la puntualità, il rispetto dell’organizzazione, la pacatezza e, senza perdere la nostra identità, abbiamo forse traghettato tolleranza, gioia di vivere, la speranza di crescere come cittadini con uno stiledi vitacomunque anchericco di italianità. Spesso penso che a Berna come anche nelle altre città Svizzere di lingua germanicauna democraziaspesso dura e difficile ma vera, quasi come quella di ispirata da Socrate ed elaborata da Platone nel v° secolo prima di Cristo o quella della Repubblica romana sostenuta daScipione l’Africano, quello di cui nominiamo l’elmo nel nostro inno nazionale e che Mameli ha voluto non dimenticare, la democrazia elvetica, unica al mondo, ha permesso finalmente oggi dicondividere in maniera paritariatutto il bagaglio di cultura umanistica cristiana, rinascimentale e risorgimentale che con lo strappo dalla madre patria quelle braccia avevano perduto.
La forza di superare lo strappo dalle radici è stata accompagnata da una città, che nel bene e nei momenti difficili, all’interno delle fabbriche, nelle sartorie, nella ristorazione, nel commercio, nelle strade, negli uffici della Confederazione, negli ospedali ha fatto crescere la coscienza civile dell’essere cittadino italiano a Berna.
I cittadini italiani che sono i più numerosi, ma non solo loro, anche le altre etnie, sono stati arricchiti dal sostegno di molte “attenzioni, a livello comunale”: il Sindaco, la Presidente del parlamento Bernese che qui saluto, i delegati comunali ai problemi dei migranti, la Pro Infirmis, la Pro Senectute, Alter und Migration, i patronati ed i sindacati, le Missioni Cattoliche, le scuole di lingua e cultura, la Casa d’Italia, il Comites, il Comitato cittadino, il CGIE, Consiglio Generale degli Italiani all’Estero di cui porto i saluti, e da ultimo l’università delle 3 età, progetto intergenerazionale e multietnico, ma in italiano…che da 4 anni, grazie anche alla città di Berna, portiamo avanti non solo a Berna, a Bienne e nel Cantone.
Sono una romana e non vorrei mancare di ricordare le parole di un grande personaggio vissuto a Roma a lungo, e lui Roma la conosceva così bene che il Burkhardt, grande storico e archeologo, ha intolato per l’Europa e il mondo la prima guida dei monumenti di Roma“ il Cicerone”. Cicerone, come molte persone di pensiero, apparteneva al mondo e diceva : Ubi bene, ibi patria! Wo es einem gut geht, dort ist das Vaterland. Wo es einem gut geht, dort ist man zu Hause!

Das Vaterland ist überall dort, wo es einem gut geht. Ubi bene, ibi patria.
Significa che anche noi, se siamo rimasti, accolti, e se in qualche modo abbiamo contribuito al benessere di questa città che è una delle più amate nel mondo e che è nota per la sua dedizione al rispetto della natura, allora vuol di dire che insieme cresciamo nell’essere ricchi di due o più culture, che cresciamo in Europa come cittadini migliori. Ben vengano queste celebrazioni che, anche grazie all’attenzione e al sostegno ideologico che aveva infiammato molti animi in Europa ed in primo luogo in Svizzera con Giuseppe Mazzini,ricordano all’Italia il suo Risorgimento e la dignità di essere per tutto il mondo, finalmente, italiani.
Viva Berna. Viva l’Italia.

Anna Pompei Rüdeberg