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Il tema Giacchetta
Le precisazioni di Longo sulle affermazioni di Tommasini

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Tommasini sulle precisazioni di Longo

Zurigo, 26 Maggio 2011 - Mi stupisce l’abilità che Manzoni ha nel descrivere Azzeccagarbugli, l’ avvocato di Lecco. Mi è molto simpatico quel povero Renzo anche se si era perso nella speranza posta nell’ uomo di legge confondendo la giustizia con la legge. Comunque se non ci fosse stato Azzeccagarbugli i “Promessi Sposi” avrebbe perso un po’ di quella ironia che da tanto sollievo alla serietà della storia: Un povero Cristo in cerca di giustizia contro i potenti di turno.
Lasciamo stare discorsi del tipo di lavorare gratis per la gloria giacché lo si fa in silenzio senza clamore. Aiuto mio Padre perché semplicemente non viene aiutato da chi istituzionalmente dovrebbe farlo e credo che il lettore lo capisca senza tante giustificazioni.
Peccato che le denuncie di Avvocato Longo nel 2007 di allegre malversazioni e ruberie costanti verificatesi (negli anni pregressi) dentro il Consolato d’Italia a Zurigo non abbiano portato a chiarire il tutto.
Ma perché non ha presentato una interrogazione parlamentare sull’argomento come l’ha fatto per l’Inca/Cgil? Cosa l’ha indotto a sospendere la battaglia contro l’ ingiustizia nel consolato di Zurigo? Invito l'Avv. Longo a darci una risposta.
Peccato anche che l'Avv. Longo non abbia speso qualche parola in più degli episodi del Patronato Acli ma comunque lo ha paragonato al caso Inca/Cgil. Il lettore è avvisato.
Peccato che l'Avv. Longo ci scrive che è impossibilitato di informarci sul caso del Cipre perché ha curato un aspetto giudiziale anche se sinceramente non capisco allora perché si esprime sul caso Inca/Cgil avendone addirittura scritto un'interrogazione parlamentare come ci ha esposto in lungo e in largo. Invito l'Avv. Longo comunque di commentarci l’interrogazione parlamentare fatta da l'On. Severino Galante il 07.02.2008 al Ministero degli Affari esteri riguardante gli eventi del Cipre Wettingen. Lo chiedo per i lettori di Rinascità.

CDF - Marco Tommasini

Zurigo, 25 Maggio 2011 - Gentile Direttore, mal si comprende la stizzita (e per alcuni aspetti anche inconferente) reazione dell’ing. Tommasini al mio recente articolo su Rinascita. Le tesi dell’ingegnere, alle quali devo riservare questa replica, non mi offrono comunque spunto per rivedere il mio punto di vista sulla vicenda.
L’ing. Tommasini, a ben leggere, non mi smentisce, anzi: ha confermato l’avvenuta erogazione (ad opera del Ministero Esteri) di un importo (66.400 franchi) superiore a quello di cui avevo fatto cenno (65.000 franchi) nel mio articolo, somma utilizzata per pagare l’avvocato che - così l’ingegnere - “dovrà studiare il caso e valutare l’esistenza dei presupposti, caso per caso, per poter accedere al gratuito patrocinio”.
È noto e notorio che i casi legali vengano, nella regola, esaminati, studiati da un avvocato, che poi ha diritto ad essere pagato (sul punto, l’ingegnere è d’accordo in pieno con me) per il lavoro svolto; è altrettanto noto e notorio (ai danneggiati ed al Comitato presieduto dall’ing. Tommasini) che io mi sia, dagli inizi del mese di settembre dell’anno 2009, attivato, con impegno, nel caso Giacchetta – Inca : redigendo per gli interessati un parere legale per iscritto (Gutachten).
Pertanto, se un tanto è noto e notorio e se - come detto - l’ing. Tommasini concorda sulla necessità (non solo morale!) di dover pagare, onorare l’avvocato per il lavoro svolto, mal comprendo come mai Egli giustifichi (oggi) l’utilizzo di 66.000 franchi (pubblici, tra parentesi) versati all’avvocato svizzero (per il parere) e non abbia sentito analogo dovere (nel 2009) di remunerare il lavoro svolto dal sottoscritto.Due pesi e due misure, evidentemente: i conti non tornano; le giustificazioni non quadrano; la risposta dell’ingegnere è assolutamente non esaustiva.
Mi corre l’obbligo, ancora, di sgomberare il campo da una nemmeno tanto malcelata allusione (nell’articolo dell’ingegnere) sul compenso di 15.000 euro chiesto dal sottoscritto: mai il Comitato e/o i danneggiati, mi hanno versato alcunché per il lavoro svolto ed io ho deciso di rinunciare al compenso, al quale avrei avuto comunque diritto. Ho fatto loro presente che se si fossero decisi a far causa al Patronato Inca-Cgil in Italia avrei avuto bisogno di 15.000 euro , pari a circa 20.000 franchi.
Quale è stata la reazione? Non abbiamo soldi, Lei (avv.to Longo) deve lavorare gratis, per la gloria (proprio così, cari lettori: è stato questo il messaggio scritto che ho ricevuto dall’ing. Tommasini). Avete capito l’antifona? La doppia morale?
Doppia morale che viene messa da parte nel momento in cui si dispone di soldi dello Stato (e nessuno ancora mi ha spiegato come sia stato possibile ottenere quella erogazione straordinaria) e quindi si paga l’avvocato!! Hanno versato 66.000 franchi per avere un parere; non avevano 20.000 franchi per far partire le cause: valli acapire, se non per il fatto che la prima somma è pubblica (Ministero), mentre la seconda sarebbe stata privata (come giusto che fosse).
Manca solo un tassello a questo enigma: chi ha fatto forti pressioni per l’erogazione del contributo? ce lo dica, l’ingegnere: il quale dovrebbe avere il coraggio di rispondere. Quanto a coraggio penso averne mostrato, anche nel caso Inca-Cgil, in dose massiccia: inimicandomi il Patronato ed i parlamentari accoliti. Se anche l’ingegnere abbia avuto coraggio, ed in quale dose, non lo so e francamente non mi interessa: da quel pulpito non accetto comunque lezioni.
Nel settembre dell’anno 2009 l’On.le Razzi (Deputato oggi non più IDV) depositò una prima interpellanza parlamentare, sul caso Inca, indirizzata al Ministro Sacconi : documento da me pensato e scritto . Seguì ulteriore carteggio (sempre tra quel deputato ed il Ministro). Essendo Razzi (all’epoca) parlamentare del gruppo capitanato dall’On.le Di Pietro, questi non può non essere a conoscenza, non avere esaminato, letto - sul caso Giacchetta - anche gli atti a firma del primo, depositati in Parlamento : ed averne così tratto elementi per la recente iniziativa. Se fossi in Tommasini ci andrei cauto con le difese d’ufficio : la miaprofessionale conoscenza dell’On.le Di Pietro risale a molti anni orsono e quindi so di che cosa parlo. Non ho motivo per sottrarmi alla ulteriore provocazione riguardante vicende di altri Patronati od il caso Cipre. L’ing. Tommasini dimentica che se gli episodi che hanno interessato il Patronato Acli non hanno avuto il risalto che Egli si aspettava, non è certo per colpa dell’avvocato Longo: evidentemente il caso Giacchetta ha avuto maggior clamore mediatico. Sulla vicenda Cipre (avendone io curato un aspetto giudiziale) sono impossibilitato ad esprimermi perchè vincolato dal segreto professionale (Berufsgeheimnis).

Per finire: ho denunciato nel 2007 allegre malversazioni e ruberie costanti verificatesi (negli anni pregressi) dentro il Consolato d’Italia a Zurigo. Perché l’ing. Tommasini non chiede ai suoi parlamentari (Di Pietro compreso) per quali ragioni, davanti a tanta documentata illegalità, mai hanno sentito il dovere di presentare una interrogazione parlamentare sull’argomento? Dove è finita la moralità (sbandierata continuamente)? Mi facciano il piacere, Signor Direttore: se questa è la morale, stiamo freschi. Ringrazio per l’ospitalità.

Dr. Gaetano Longo , avvocato - Zurigo - Udine