I soldi del Cgie per la cultura
Siebnen, 8 Luglio 2011 - L'insegnamento della lingua e della cultura italiana é fondamentale affinché le nuove generazioni non dimenticano le proprie radici. Detto questo, bisogna avere il coraggio di guardare il problema con un' ottica diversa dal solito.
Intando cominciamo a fare qualche taglio sulle spese superflue, ad esempio: Cgie cancelliamolo e con quei soldi finanzieremo la cultura italiana che é di gran lunga più importante di un organismo ormai spento e senza alcuna funzione.
Questo é il primo metodo di finanziamento, certo dovremmo provare a farci il segno della croce con la mano sinistra, oppure metterci una mano sulla coscenza, intanto proviamo ad assumere personale in loco, così facendo ridimenzioneremo i costi di un buon 40%.
Non si può sempre piangere in attesa che la divina provvidenza intervenga, dobbiamo provare a cercare alternative diverse a quelle attuali.
Permettetemi di fare una semplice considerazione: non conosco la cifra precisa che lo Stato eroga per questi corsi, mi risulta comunque che nel solo cantone di Zurigo vi sono oltre tremila allievi i quali dovrebbero usufruire del servizio gratis, ma non é cosi, si parla di una quota di partecipazione che si aggira intorno ai 200 franchi svizzeri, tutto questo significa che se a pagare sono tutti si arriverebbe ad una entrata di oltre 600 mila franchi extra dei contributi statali, e bene, il tutto non mi sembra poco, considerando che io ho i numeri di Zurigo, quelli di Berna provate a farli pervenire voi dopo di che possiamo fare i conti.
Ma il vero problema é un altro: pensate realmente che con due ore settimanali si possa apprendere la lingua italiana? In tutta sincerità credo proprio di no. Forse é arrivato il momento di avere il coraggio di cambiare tutto il sistema.
Mi rendo conto che sto facendo delle affermazioni impopolari, ma ritengo che oggi viviamo in un'epoca diversa da quella che poteva essere l'emigrazione di prima generazione, oggi il cittadino italiano nella maggior parte dei casi é perfettamente integrato e predilige la perfetta conoscenza della lingua del paese dove si vive, questo per avere maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.
Se la politica facesse il proprio dovere, forse oggi non saremmo qui a piagnucolare. Ma non si deve buttare la pietra e poi tirar via la mano, la critica é espressione di democrazia, a patto però che venga fatta con una modalità che tende a costruire e non a distruggere.
Intanto negli accordi bilaterali che il nostro Paese ha con la Confederazione si poteva anche aggiungere l'inserimento della lingua italiana direttamente nel contesto scolastico elvetico, anche perché noi abbiamo il privileggio di vivere in un paese dove la lingua italiana é una lingua ufficiale, ma questo i politici come al solito se lo sono perso per strada.
Mi fermo qui: il proseguimento della discussione la rimando appena avrò avuto alcune importanti informazioni.
Francesco Giorno