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Voto all’estero - Sel Svizzera
Il contributo delle comunità all’estero per un’Italia migliore

Basilea, Mercoledì 6 Luglio 2011- - "Con circa 111.000 voti, pari ad una percentuale del 27% degli aventi diritto, la collettività italiana in Svizzera ha contribuito in misura significativa al successo dei referendum del 12 e 13 giugno.Altrettanto significativi sono i risultati riguardanti i singoli quesiti, su cui, sia pure con percentuali meno nette che in Italia, sono risultate prevalere le posizioni del Sì contro il nucleare, contro la privatizzazione dell’acqua e contro la vergogna della legge ad personam sul legittimo impedimento".
Queste le riflessioni del Coordinamento di Sinistra ecologia e libertà (Sel) Svizzera che, a quasi un mese dalle consultazioni, rivendica il "forte impulso" e l’"apporto importante alla campagna referendaria promuovendo l’attività dei "Comitati unitari di sostegno ai SÌ" e intervenendo con un appello alla grande manifestazione antinucleare svizzera del 22 maggio scorso".
Dal referendum, Sel prende spunto per riflettere sul voto all’estero e sulle necessarie riforme alla Legge Tremaglia. "La partecipazione al voto in Svizzera, superiore a quella registrata presso altre comunità italiane in Europa, - argomentano – non autorizza comunque ad entusiasmi eccessivi e certamente non rimuove tutti i motivi di preoccupazione sul voto degli italiani all’estero. Dobbiamo con serietà riflettere sulle cause della non partecipazione di circa 3/4 dell’elettorato e da qui partire per affrontare con urgenza qualche nodo problematico dell’esercizio del voto all’estero. Il referendum ha confermato che persistono diverse criticità sul piano organizzativo, soprattutto relative alla completezza e all’affidabilità delle liste degli iscritti all’Aire e alle lacune nella distribuzione e ricezione dei plichi. A questo si aggiunge l’assenza di informazione Rai e la complessità tecnica dei quesiti stessi".
"Il voto – osservano da Basilea – ha anche evidenziato che una fascia considerevole di italiani in Svizzera, ma ancor più nel resto d’Europa, non si è sentita coinvolta da questo importante appuntamento elettorale. Occorre ora discutere il perché di questa disaffezione verso la vita politica del paese d’origine e riflettere sulla reale capacità di mobilitazione della nostra rete politica e sociale e dei nostri organismi di rappresentanza. A partire da ciò è necessario procedere ad un intervento legislativo urgente, del resto previsto da alcune proposte di legge di recente presentate al Parlamento: la platea elettorale non può essere più quella degli iscritti all’Aire, ma va ridefinita sulla base di una "lista degli elettori all’estero" in cui siano inseriti quanti con una opzione ne facciano esplicita richiesta".
"Riteniamo – spiega il coordinamento di Sel – che la "lista degli elettori" possa avere l’effetto positivo di permettere la partecipazione al voto a quella fascia di connazionali che si sentono ancora effettivamente e con cognizione di causa legati alle vicende politiche italiane. Ugualmente vanno rivisti con urgenza, paese per paese, una serie di passaggi operativi che diano maggiori garanzie di correttezza, controllo e trasparenza alle varie fasi del voto per corrispondenza. Con questi correttivi, assolutamente non rinviabili, è possibile "mettere in sicurezza" l’esercizio del voto all’estero, che in questo referendum è tornato ad essere oggetto di molte critiche. Noi riteniamo che la partecipazione ai referendum degli italiani all’estero debba continuare a vivere come parte integrante delle forme di partecipazione diretta previste dalla nostra Costituzione per tutte le cittadine e tutti i cittadini. In questo senso, affinché venga data compiutezza alla democrazia, rivendichiamo per gli immigrati in Italia gli stessi diritti di partecipazione che come organizzazione dell’emigrazione italiana in Svizzera rivendichiamo per la nostra gente".
Sel in Svizzera ritiene "conclusa la funzione del Comitato nazionale svizzero di sostegno ai referendum del 12 e 13 giugno. Si è trattato di un’esperienza positiva che ha consentito di coordinare le forze e le iniziative, anche se, a nostro avviso, si sarebbe potuto investire di più, con maggiori risorse umane e finanziarie, soprattutto da parte dei partiti del centrosinistra rappresentati in Parlamento. SEL in Svizzera è disponibile a collaborare puntualmente con le altre forze del centrosinistra su temi e battaglie comuni, ma non ritiene opportuno mantenere in piedi Comitati di scopo come quello referendario, mutandone le finalità e senza definire con chiarezza temi e prospettiva politica su cui esso si dovrebbe muovere. La costruzione del centrosinistra in Italia e all’estero non si fa con operazioni estemporanee ed improvvisate, ma passa attraverso un chiarimento su alleanze, scelte programmatiche e strategie elettorali. Per questo non abbiamo certamente tantissimo tempo, ma un po’ di tempo per qualche riflessione autonoma dei diversi soggetti dobbiamo pur concedercelo".
Il partito, quindi, "conferma l’ambizione a voler dar vita ad un centrosinistra rinnovato, portatore di un progetto di alternativa forte alle culture e alle politiche regressive della destra e capace di rappresentare un’idea di politica più sobria e partecipata. La primavera della democrazia in Italia, con il voto amministrativo prima e con la vittoria referendaria poi, ha dimostrato che, al di là dei partiti stessi, esistono fermenti positivi ed energie che possono dare una nuova speranza all’Italia. Anche dall’estero – concludono – possiamo contribuire a questo processo di alternativa con un nostro contributo specifico!".