Impreciso io? No, reticente Lui
Sempre a proposito di Giacchetta-Inca. Risposta all’ing. Tommasini
Zurigo, 21 Giugno 2011 - Signor Direttore, non ho potuto purtroppo rispondere prima all’ultima boutade dell’ing. Tommasini, che mi accusava, nella sua replica, di imprecisioni. Per spirito di informazione dei lettori, mi permetto trascrivere qui di seguito il contenuto della mia e-mail spedita all’ing. Tommasini il 31 agosto dell’anno scorso, ed ogni lettore si può fare una propria opinione. Ho reagito, con quella lettera, in maniera piccata contro il Personaggio in quanto egli si era permesso, in modo del tutto sfacciato, di invitarmi alla Casa d’Italia a Zurigo “per la presentazione dei nostri avvocati”. Come se io, Signor Direttore, fino a mesi prima fossi stato il ciabattino di turno dell’ing. Tommasini, e non anche un avvocato che si era messo a disposizione.
“Egregio Ingegnere, il fatto che Lei abbia sempre vissuto in Svizzera (cosa positiva!), dimenticando (mi sembra) certe usanze e sensibilità italiane, esclusivamente italiane (per intendersi: di chi cioè vive la quotidianità in Italia) - probabilmente - la giustifica: Lei ha una gran bella faccia tosta e, mandandomi quell’invito, non si è reso conto della cazzata (uso coscientemente questo sostantivo) che ha fatto.
Per mesi mi avete rotto le palle e me le sono fatte rompere volentieri, sulla Vostra questione; mi avete carpito (carpire significa ottenuto fraudolentemente) addirittura un parere legale, per iscritto; ho sostenuto dei costi per Voi (che nessuno si è mai sognato di rifondermi) ed alla fine mi sono sentito dire - da Lei , capopopolo - che io avrei dovuto lavorare gratis, in quanto non c’era trippa per gatti.
Alla fine, e non me ne pento, Vi ho con grande eleganza detto che gratis probabilmente non intercede nemmeno il nostro Buon Dio (in quanto, quando si va in chiesa, da cattolici praticanti, quantomeno si accende una candela, che costa).
Oggi (anzi ieri) Lei, con quella faccia di bronzo che si ritrova, mi invita ad una riunione per presentare due avvocati: uno svizzero ed uno italiano, che si occuperanno della Vostra questione. Non è questa notizia, ingegnere, che mi ferisce, anzi sono contento che finalmente abbiate trovato delle persone che “lavorano gratis” come Lei ha sempre auspicato.
Il fatto, invece, è un altro, ed è qui che mi sento preso per il culo: il Consolato italiano Vi ha pagato 65.000 franchi (50.000 euro) per versarli agli avvocati, per dare l’acconto agli avvocati. Tant’è che mi risulta che un (o più) avvocato ha fatto anche un’offerta (offerta, che nel nostro mestiere, non è assolutamente usuale). Quindi, gli avvocati, caro Ingegnere, li pagate.
Ringrazi Dio che non vi chieda (o meglio detto, non chieda a Lei personalmente, in quanto l’incarico io l’ho sempre avuto solo ed esclusivamente da Lei) il pagamento per tutte le prestazioni che ho fatto e per il parere legale che Vi ho dato, oltre al rimborso delle spese (viaggi a Roma compresi). Ripeto: che altri avvocati si occupino della questione mi lascia del tutto indifferente; ciò che trovo indisponente è la Sua sfacciataggine (oppure incoscienza) ad invitarmi ad un incontro nel quale sono presenti professionisti che vengono pagati, avendo io la prova che Voi avete ottenuto soldi pubblici per pagarli. E che Lei abbia una tale faccia tosta da non capire che, con quel Suo invito, Lei ha urtato la sensibilità di una persona (il sottoscritto) che di sensibilità (e non solo) ancora ne possiede, e molta.
Non stia, per cortesia, a scrivermi per giustificarsi. Per me il capitolo è chiuso e, ringrazio Iddio che io abbia rinunciato a richiederLe, a questo punto, il pagamento delle mie spettanze: e Le assicuro che la mia parcella sarebbe stata salatina, per tutto quello che ho fatto. Non si prenda più la briga di importunarmi, nemmeno per inviarmi degli inviti che, già sin d’ora ed educatamente, rimando al mittente. Dr. Gaetano Longo, avvocato".
Sulla questione dei 65.000 franchi erogati dal Consolato per pagare l’avvocato svizzero, reitero tutta la mia indignazione. Il Tommasini ignora (o fa finta di ignorare) che il codice svizzero (diversamente da quello italiano) prevede possibilità per tutti i residenti in Svizzera di consultare preventivamente i Giudici per avere un parere sulla questione legale che li interessa. I Giudici fanno cioè anche attività di consulenza (la qual cosa non avviene ad esempio in Italia) e danno all’interessato, gratuitamente, un parere legale: confortando o sconfortando la promozione di una azione legale (in poche parole : dicono all’interessato quale sia, a loro vedere, la posizione sotto il profilo legale e quali possibilità di successo possa avere una causa).
Se questo è vero, mi si vuole spiegare perché ogni singolo danneggiato non si sia rivolto ad un giudice svizzero per questo parere preventivo e gratuito? E comunque, a prescindere da tutto questo, poiché la Svizzera prevede l’istituto del gratuito patrocinio (sussistendovi i presupposti soggettivi ed oggettivi in capo ai singoli interessati), che motivo c’era di far pagare allo stato italiano 100 milioni di vecchie lire per la parcella dell’avvocato e, tra l’altro, solo per avere un parere legale? È inutile che si giri per la tangente o tangenziale: a questa domanda non si da mai una risposta e sono convinto, sempre di più, che il finanziamento generoso fatto dallo Stato italiano sia frutto esclusivamente di apposite pressioni politiche a livello di Ministero degli Esteri. C’è stato qualche Parlamentare che ha indotto una Direzione Generale del Ministero degli Esteri a questa elargizione: che qualifico, senza timore alcuno, illegittima (se riferita al pagamento della parcella di un avvocato). Un cordiale saluto.
Dr. Gaetano Longo , avvocato Zurigo - Udine