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Quando impareranno i parlamentari eletti all’estero?

Roma, 29 Gennaio 2011 - "Il 14 dicembre bisognava salvare la maggioranza ed ecco che i due deputati della SVP provvidenzialmente si astenevano dopo che al partito della minoranza tedesca erano state fatte concessioni sul Palco dello Stelvio. Do ut des. Anche sulla sfiducia a Bondi l’Svp si è astenuta dopo che aveva annunciato il sì. Questa volta riuscendo a strappare un "risultato storico", come lo definisce l’On. Karl Zeller".
Direttore de "L’Italiano", Gian Luigi Ferretti dedica l’editoriale di oggi alla "mancata strategia" comune degli eletti all’estero, cui indica come esempi da seguire i deputati altoatesini e valdostani, per ottenere risultati nelle politiche destinate ai connazionali emigrati. Con l’astensione sul recente voto al ministro Bondi, spiega Ferretti, i due deputati dell’Svp hanno ottenuto in cambio quello che volevano: "da sempre la minoranza filo-austriaca mal sopporta i monumenti alla Vittoria nella Prima Guerra Mondiale di Bolzano. In passato ci sono stati attentati. Ma ora il pagamento alla loro astensione sarà la rimozione di alcuni di questi monumenti ed il "depotenziamento" di altri. A parte una profonda tristezza per il baratto della Storia d’Italia con la poltrona di Bondi - commenta il direttore de "L’italiano"- ecco la dimostrazione che gli eletti all’estero, che hanno comunque votato con la maggioranza sia nella prima che nella seconda occasione, avrebbero potuto contrattare ed ottenere molto per gli italiani nel mondo".
"Prendete Razzi: se davvero fosse stato in buona fede e davvero la sua fosse stata una conversione sincera al berlusconismo - argomenta Ferretti - avrebbe potuto chiedere, non per sé bensì per coloro che l’hanno votato, e gli sarebbe stato dato indubbiamente. Quante volte abbiamo detto che gli eletti all’estero si dovrebbero muovere in parlamento come gli altoatesini o i valdostani? Ahimè: vox clamans in deserto!".