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Italia dei Valori Estero, quali priorità?

Bienne, 4 Gennaio 2010 -  Sono passati una ventina di giorni dal voltafaccia di Razzi, dal suo codardo abbandono di IDV e conseguente fiducia al governo di centrodestra. Giorno dopo giorno questo fatto va a incidere più sulla politica centrale del partito che su IDV Estero e sulla sezione Svizzera. La grande risonanza nelle stanze romane ha superato di gran lunga lo sconcerto negli elettori del collegio estero, che con le loro preferenze hanno mandato Razzi in Parlamento. Del resto l’azione del suddetto sul “suo” territorio nel corso dei due mandati alla Camera è stata così impalpabile che molti si sarebbero accorti del suo bel gesto solo perché ne è stata data notizia al TG svizzero.
 Se torniamo per un attimo con la mente ai commenti dei nostri iscritti immediatamente successivi al consumarsi del tradimento, erano intrisi di sconcerto, di paura, di nubi nerissime che sembravano addensarsi all’orizzonte. Erano le stesse nuvole nere che adesso, dopo la recente presa di posizione degli On. Alfano, de Magistris e altri, sembrano addensarsi all’orizzonte di IDV, in primis sul nostro Presidente Antonio Di Pietro. C’era tanta rabbia in Italia dei Valori all’Estero in quei momenti e ne sta montando adesso in tutto il partito. Ora è necessario trasformare la rabbia in un impulso nuovo verso una democrazia interna, reale e partecipata, che da diversi anni a questa parte qualcuno cerca di perseguire, restando però purtroppo quasi sempre inascoltato.
IDV Svizzera si aspetta ci si rimbocchi le maniche per realizzare finalmente quello che troppo a lungo è rimasto solo un buon proposito sulla carta: organizzare con chiarezza, democraticità e trasparenza la ventunesima regione d’Italia e di IDV, cioè quella che comprende i nostri connazionali residenti all’estero. C’è da rallegrarsi che a condurre tale processo ormai improcrastinabile sia stato designato dal partito quell’On. Niccolò Rinaldi, proprio grazie al quale IDV Estero ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dal partito di ventunesima regione. L’augurio è che voglia muoversi seguendo la linea che negli ultimi mesi alcuni di noi hanno cercato di tracciare, ispirandosi anche a quello successo in primavera nelle Province e Regioni italiane: svolgimento dei Congressi locali, con regole democratiche e relativa nomina dalla base delle cariche direttive.
Il passo successivo è quanto di più naturale ci si possa aspettare: il Congresso regionale di IDV Estero e l’elezione dei responsabili mondiali di IDV rispettando tutti i crismi della democrazia. Il pensiero torna ancora una volta alla mozione IDV estero presentata al Congresso Nazionale. C’è tutto lì dentro, c’è quello che serve a organizzarci per consolidare il consenso e porre delle basi solide atte a incrementarlo. Quella mozione dovrà essere il faro anche per l’On. Rinaldi, in caso contrario tutto l’impegno che giornalmente mettiamo sul “territorio” andrà irrimediabilmente vanificato.
 Il primo grande problema da affrontare sarà definire una volta per tutte cosa si vuol intendere per base del nostro partito. Uno dei quesiti posti nella critica espressa dai nostri Europarlamentari va proprio in quella direzione. Loro invocano il superamento della logica delle tessere che punti a un allargamento della base verso il popolo dei senza bandiera, quello dei giovani schifati dal clientelismo politico; il nuovo censo che trova massima espressione attraverso internet.L’apertura a forme alternative di adesione è un tema sul quale nessuno vuol porre pregiudiziali, ma si tratta comunque di un passo da fare dopo attenta riflessione a causa delle tante sfaccettature che quest’onda di pensiero presenta al suo interno. E non dimentichiamoci di come sono arrivati i nostri successi elettorali. O vogliamo negarli?
La “partecipazione attiva”, il senso di mutua appartenenza espressi dal tesseramento, la presenza “fisica” dei rappresentanti sul territorio ad ascoltare gli elettori, rimane il primo e irrinunciabile requisito su cui si basa il consenso. Solo i tesserati garantiscono voti effettivi! E dovranno continuare a esserci e non si potrà mai chieder loro di avere lo stesso peso nelle scelte dei semplici simpatizzanti. Lo stesso On. Rinaldi in una sua risposta a osservazioni poste nel marzo scorso da IDV Svizzera. riguardanti l’equiparazione dei tesserati paganti con quelli non paganti. aveva mostrato tutta la sua perplessità in merito. Così come l’aveva dimostrata sul fatto che possano esserci Province estere che per il loro tesseramento si ostinano a non voler far capo al Responsabile del Tesseramento Estero, secondo la decisione ratificata nell’unico e ultimo Congresso Mondiale di IDV a Lucerna.
 Se è vero che a IDV serve nuova linfa è altresì inconfutabile che non si possono calpestare tutti coloro che questo partito l’hanno visto nascere e crescere, e hanno dedicato tempo, risorse e passione al suo consolidamento e ai suoi successi. Orientarsi ciecamente verso l’idea delle primarie “aperte a tutti”, come qualcuno ultimamente auspica, ha ampiamente dimostrato in casa d’altri che nel panorama politico italiano attuale si tratterebbe di una mossa tutt’altro che vincente. Tanto che proprio coloro che si avvalgono di primarie iniziano a ripensarci; dovremmo iniziare noi a prendere in considerazione l’idea? Sembra una prospettiva del tutto illogica. E’ invece molto più logico consolidare il nostro elettorato, andare a riconquistarlo porta a porta, tenendo ben presente che laddove vige l’espressione della preferenza, come nei collegi esteri, i voti si concentrano sulla persona e non sull’ideologia: si votano quei candidati che conosciamo, di cui ci si fida, sui quali sappiamo sempre di poter contare. E Italia dei Valori, nelle nazioni estere in cui è presente. non potrà permettersi di azzerare tutto quello che c’è stato solo a causa della scelta scellerata ed egoista di un paio di approfittatori; se lo facesse rischierebbe quasi di scomparire nei voti degli italiani residenti all'estero. Tenere le fila con l’associazionismo, con i patronati, con le istituzioni italiane in loco è ancora un requisito irrinunciabile se si vuol creare il consenso nel mondo dell’emigrazione, di prima e seconda generazione. 

Franco Di Benedetto - Coordinatore IdV Svizzera