DINO NARDI (CGIE) LANCIA IL BOOMERANG

Zurigo, 17 Febbraio 2011 - Ormai dovrei essere abituato alle consuete uscite del Dino Nardi nazionale. Adesso però ha superato se stesso. Si aggrappa al gossip. Secondo me, questo modo di fare è puro e semplice provincialismo. Si unisce a chi spia, dal buco della serratura, "sotto le lenzuola", all'interno di una casa privata. Mi chiedo: come mai la Magistratura rossa non mette mai sotto controllo per anni interi i telefonini e le proprietà private dei dirigenti del centro-sinistra? La storia del recente passato ci insegna che anche i dirigenti di sinistra (dei quail non faccio i nomi, almeno per ora) hanno avuto amanti, per di più, quando convivevano ancora con le consorti sotto lo stesso tetto coniugale. Il tutto avveniva con il silenzio di quei mezzi d'informazione e di quei politici e politicanti che adesso si professano moralisti. L'attività sessuale (chissà perchè?) in questa occasione, non rientra più nella sfera della riservatezza delle persone. Ognuno è libero di scegliere o simpatizzare per la pratica seesuale etero, omo,ecc. Mi incuriosisce apprendere chi sceglierebbero gli italiani tra un premier con la bandana e uno con l'orecchino.
Ai cittadini interessa l'attività svolta dal politico in quanto tale. La collettività italiana ha constatato fino ad ora che qui in Svizzera i partiti di sinistra hanno abbondantamente superato I quarant'anni di inutilità. Al lettore sottopongo il mio punto di vista che, qualora lo desideri, potrà confrontare con quanto scritto dal membro del Cgie e del Comites di Zurigo.
1) DIMINUZIONE DELLE TASSE. Nei confronti di quanto fece il Governo Prodi, con Berlusconi le tasse sono notevolmente diminuite, nonostante la crisi finanziaria che ha investito molte Nazioni.
2) UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO. L'occupazione ha fatto un notevole salto di qualità. I nuovi occupati non sono un milione, ma siamo giù di lì.
3) BLOCCO DELL'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. Gli sbarchi degli immigrati clandestine è diminuito notevolmente, anche grazie agli accordi con la Libia. Sono stati chiusi alcuni centri di prima accoglienza perchè non servivano più.
4) IL POLIZIOTTO DI QUARTIERE. Noi siamo latini. Il manganello lo lasciamo ai Celti.
5) IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA. Ricordo ancora ciò che Dino Nardi ha dimenticato (o fa finta di dimenticare) quanto avvenne al Parlamento europeo. I partiti italiani di sinistra che allora erano all'opposizione brindarono perchè erano riusciti anche con il loro voti a far sì che la costruzione del ponte di Messina non rientrasse nelle opera prioritarie della "Comunità Europea". Per di più, con Prodi al Governo annullarono i contratti che erano stati precedentemente stipulate con la aziende.
6) RICOSTRUZIONE DE L'AQUILA. Dino Nardi inciampa anche sulle macerie delle disgrazie naturali. Trentanni fa in Irpinia vi fu un altro terremoto ancora più grave di quello Abruzzese. Molti "terremotati" vivono tutt'oggi nelle baracche o nei container. Che scrivere poi di quanto avvenne nella Valle del Belice (Sicilia)? Le istituzioni furono assenti! Al contrario, in Abruzzo, posso affermare con certezza la gente vive in alloggi provvisori, ma con tutti I confort che servano a una famiglia per condurre una vita normale.
7) L'IMMONDIZIA DI NAPOLI. L'ex presidente del patronato ITAL-UIL in Svizzera, dulcis in fundi, tocca il fondo della … munnezza. Per far raccogliere la spazzatura dalle strade della Campania, Berlusconi e i suoi ministri fecero prima arrestare chi si arricchiva sui rifiuti, I camorristi. Attualmente 'a munnezza sta solo a Napoli dove sindaco è la piddina Iervolino.
8) IL TRICOLORE E L'INNO DI MAMELI. La sinistra italiana come bandiera ha avuto fino a ieri falce e martello. I loro inni erano "bandiera rossa" e "l'internazionale". A tale proposito a Dino Nardi ricordo che, alcuni anni fa, quando Luigi Giustiniani e Cosimo La Torre proposero di far suonare "l'Inno di Mameli" in tutte le cerimonie di una certa portata qualcuno obiettò :"E su, via, non e il caso di scomodare Mameli". A me hanno insegnato che le persone serie, sono anche coerenti. Altrimenti sono puramente parolai.
Dino Nardi, se non sbaglio, non ha ancora risposto alla domanda rivoltagli dal mio presidente: "Se è vero quanto scritto nella lettera del licenziamento di un ex dipedente dell'ITAL-UIL di Lugano perchè non furono informate le autorità e la collettività italiana?". Se Dino Nardi e il suo successore non risponderanno pubblicamente al quesito testé ribadito, a giusta ragione, sorgerebbe il dubbio che, sotto sotto gatta ci cova, il motivo del licenziamento potrebbe essere stato ben altro.
Pacatamente chiedo a Dino Nardi (e prego i lettori di chiedergli): a) perchè dopo 10 anni fu tirata fuori quella lettera?; b) quando e quante volte il patronato ITAL-UIL in Svizzera ha comunicato i nomi dei propi funzionari e collaboratori ai consolati italiani e ai Comites? La collettività ha il diritto di avere risposte. W L'ITALIA

Francesco Giorno - Vice president Modie