Tremaglia, Razzi e il suk degli italiani all’estero
Roma, 14 Dicembre 2011 - "Io penso ai cazzi miei; fatti un poco li cazzi tua e non rompere i coglioni". Antonio Razzi, deputato eletto nelle liste Idv nella circoscrizione estera, avrebbe fatto volentieri a meno della notorietà che la trasmissione Gli intoccabili di Gianluigi Nuzzi gli ha regalato. Look da gagà della domenica, giunto a Roma quasi per caso, non colto, coraggioso ancor meno, il "nostro" aveva solo un desiderio quel fatidico 14 dicembre 2010: salvare la legislatura per salvare il vitalizio. Nel settembre dello stesso anno denunciò un tentativo di corruzione; gli avrebbero offerto l’estinzione del mutuo contro il sostegno al Governo. Ma lui rifiutò sdegnato salvo poi trovare un "mutuo" accordo con la maggioranza qualche settimana più tardi. Secondo l’inchiesta della Sette, una delle contropartite era l’istituzione di un console onorario a Lucerna: cosa che avvenne un anno dopo.Frattini nega che si tratti di uno scambio: la creazione del console onorario a Lucerna e la successiva nomina di Grilli (proposto per l’appunto da Razzi) furono fatti casuali. O meglio all’insaputa del ministro che, davanti alle telecamere, dichiara di conoscere appena Razzi. A che serve che il sostituto procuratore di Roma Giuseppe Cascini ricordi che uno scambio tra un’utilità (anche a favore di un terzo) e un atto di un parlamentare configura il reato di corruzione?
Aldo Di Biagio, deputato di Fli eletto anche lui nella circoscrizione estera, smascherò il «sistema Verdini» denunciando un tentativo di corruzione ai suoi danni; un milione e mezzo di euro da parte di Finmeccanica, per finanziare la nascita di una fondazione.
La vicenda che investe Antonio Razzi è solo la punta di un iceberg: troppe anomalie nel voto degli italiani all’estero e troppi personaggi discutibili. Dalle denunce di brogli, allo scandalo Di Girolamo, passando per Pallaro (quello che non poteva votare contro il governo a prescindere dallo schieramento a cui apparteneva), Razzi ed altri personaggi che non riescono neanche ad esprimersi in italiano, l’immagine degli italiani all’estero che ne consegue è quella descritta da Pigi Battista: personaggi da operetta con look Little Italy.
I partiti sin qui si sono disinteressati di ciò che accadeva all’estero; hanno spesso regalato candidature a faccendieri ed analfabeti ambiziosi. Il meccanismo attuale di voto degli italiani all’estero prevede, contrariamente a quanto accade in Italia, la possibilità di indicare la preferenza personale. Un candidato, per essere eletto, deve poter investire almeno trecentomila euro. Un meccanismo che ha favorito la presenza di una pletora di parvenu, smaniosi di medagliette; dai titoli onorifici alla candidatura in Parlamento.
C’è poi tutto il sottobosco di nomine agli Istituti italiani di cultura dove si trova di tutto ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei potenti. "Il Fatto Quotidiano» ha recentemente denunciato che l’ex ministro Franco Frattini, prima di lasciare il suo incarico, ha messo a posto i propri collaboratori. Capolavoro a Parigi, dove lo scranno da 15mila euro al mese è passato dal fratello di Giuliano Ferrara (Giorgio) a Marina Valensise, già giornalista del Foglio di Ferrara e corrispondente per Canale 5 da Parigi e anche sorella dell’ambasciatore a Berlino Michele Valensise. La paludata parentopoli culturale è stata vigorosamente denunciata da Aldo Di Biagio che ha chiesto, con interrogazione scritta, «di sapere come fosse possibile che venisse nominato in un istituto italiano all’estero qualcuno che non conosce neppure la lingua del paese di destinazione".
Che dire poi dei costi delle singole ambasciate e degli stipendi d’oro dei diplomatici? Qualcuno può spiegare a cosa servono le ambasciate dei singoli stati nei paesi che aderiscono all’Unione europea? A che serve avere tre ambasciatori a Bruxelles (uno per il Belgio, uno per la Nato, uno per la commissione europea)? E che dire dei patronati, strutture spesso opache (come ha dimostrato il caso Giacchetta, il funzionario dell'Inca-Cgil in Svizzera finito sotto processo per aver "distratto" a suo favore un milione di euro di ignari pensionati), e della moltitudine di sigle che operano in campo economico (spesso sovrapponendosi), che ricevono finanziamenti pubblici? Ice, Camere di commercio estere, Enit, Simest, Sace…
Mi auguro che lo scalpore suscitato dalla vicenda Razzi serva a far aprire gli occhi sulle strutture che riguardano gli italiani all’estero. Il grande sogno di Mirko Tremaglia era quello di dare voce e dignità a quei milioni di connazionali che, pur vivendo e lavorando all’estero, volevano tenere un legame con la madrepatria. Tremaglia sognava servizi efficienti ed organismi realmente impegnati nella promozione del Made in Italy: sognava un’altra Italia virtuosa e fiera delle proprie radici e non certo l’indegno suk che è sotto gli occhi di tutti.
Andrea Verde - IL Futurista