Gruppo docenti enti gestori in Svizzera
“Tutte proposte interessate a trovare stabile soluzione?”
Zurigo, 19 Dicembre 2011 - Negli ultimi quattro mesi, in Svizzera e in altre nazioni europee, ha riacquistato centralità e interesse il dibattito sui corsi di Lingua e Cultura italiana. Lo sfascio provocato dall'ex governo e dall'ex sottosegretario Alfredo Mantica ha innescato una sequenza di eventi: prese di posizione e interventi (di alcuni) dei parlamentari eletti all'estero; manifestazioni di protesta a Berna, Zurigo e San Gallo da parte dei docenti locali contro gli ulteriori tagli al contributo del Ministero degli affari esteri (Mae) agli Enti gestori, manifestazioni coordinate dal gruppo Docenti enti gestori in Svizzera (Des); levata di scudi del personale Mae con incontro nazionale e collegi docenti “riservati”, con esclusione programmata dei docenti assunti in loco; svariati articoli e comunicati stampa; partecipazioni a trasmissioni radio; un'assemblea e un comunicato unilaterale di Ecap-Fopras; articolo di un certo signor Longu; presa di posizione durissima dell'intercomites Germania e altrettanto ferma presa di posizione del Cgie, tramite la sua commissione continentale Europa e Africa del Nord riunita a Bruxelles.
Cosa c'è dietro questo improvviso nuovo interesse? Eppure sono trascorsi 18 anni da quando, nell'agosto del 1993, a seguito di una decisione del Governo italiano, i corsi di Lingua e Cultura hanno conosciuto un riassetto obbligato e sono sopravvissuti principalmente grazie all'intervento di supplenza di vecchi o nuovi Enti gestori e dei loro docenti che si sono fatti carico di garantire la continuità della partecipazione dei figli degli italiani all'estero e di potenziarla e qualificarla, anche con l'introduzione degli esami di Certificazione della competenza di lingua italiana.
Una gestione che può essere certamente migliorata, ma che non può essere ignorata o superata con interventi a gamba tesa, come in questi ultimi mesi sempre più auspicato da docenti e supplenti Mae (taluni anche ex-docenti degli Enti gestori). E a dispetto dell'enorme impegno assunto, da quel lontano 1993, gli Enti gestori (gestiti da volontari) ed il loro personale, sottopagato rispetto ai colleghi di ruolo per lo stesso carico di lavoro, vivono nel precariato, per un servizio voluto dallo Stato italiano.
Precariato che si è ancor più aggravato a causa dei continui tagli operati in questi anni al contributo erogato dal Ministero degli affari esteri, che dal 2008 è passato da 30 milioni di euro (per tutto il mondo) a poco più di 6 milioni di euro per il 2012? L'intervento “salvifico” delle Istituzioni italiane continua ad esserci ma solo per una parte degli interventi, cioè per i docenti di ruolo Mae, che possono contare sull'appoggio (poco disinteressato) dei sindacati scuola esteri? Segnaliamo che il problema non riguarda soltanto la Svizzera, bensì la Germania, il Belgio, la Francia, ecc., e dunque decine di migliaia di ragazzi figli di emigrati. In queste ultime settimane si assiste ad un fiorire di proposte che si prefiggono di poter trovare una soluzione finale all'assetto dei corsi di Lingua e Cultura, spesso con approssimazione disarmante.
Segnaliamo che anche eventualità di contributi da parte svizzera è stata già esplorata e che eventuali sostegni finanziari - per altro non possibili per i soli corsi destinati ai figli degli italiani - non potranno coprire l'ammontare dei tagli subiti dagli Enti. Basti pensare che in Svizzera nel 2012, stante l'attuale situazione scompariranno, probabilmente, circa 400 corsi.
Ci piace pensare che le proposte che da più parti vengono avanzate siano davvero “interessate” solo a trovare una soluzione stabile e duratura. Ma fra le tante melodie che in questi giorni riempiono le nostre giornate, non vorremmo ascoltare quella che dice: “Quanta fretta, ma dove corri, dove vai? Se ci ascolti per un momento capirai, io il Gatto e lui la Volpe, siamo in società: di noi ti puoi fidar.”
È bello pensare che davvero chi sta avanzando proposte lo faccia solo nell'interesse dei Corsi di Lingua e Cultura italiana, in qualsiasi parte del mondo essi siano e abbia senso che continuino ad essere offerti, anche in questa terra, la Confederazione svizzera, in cui l'italiano è una delle lingue nazionali. Vorremmo credere che il nuovo Governo e il nuovo Ministro degli Affari esteri, che per altro ben conosce le comunità italiane residenti all'estero, siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche rese in Parlamento e passino dalla parole ai fatti, poiché condividono con gli italiani all'estero una certezza inconfutabile: la nostra lingua e la nostra cultura sono un formidabile strumento di promozione del sistema Italia nello scenario globale. Ma se poi si tagliano i rifornimenti proprio a coloro che lottano, seppur sottopagati, per mantenere e qualificare il servizio, vuol dire che siamo ai proclami senza fatti.
Non vorremmo che alla fine si favoriscano i tanti Gatti e le tante Volpi che nei periodi di magra ricercano i Pinocchi di turno, per illuderli, privarli delle loro piccole ricchezze e, infine, impiccarli. E ci auguriamo che il governo e i nostri rappresentanti sappiano assumere decisioni che tengano doverosamente conto anche dell'esperienza che in questi anni di supplenza consolidata gli Enti Gestori e i loro docenti hanno saputo garantire.
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