Uno scrittore molto attuale: Carlo Levi
Giovanni Russo: Carlo Levi segreto
San Gallo, 18 Agosto 2011 - Nel bel libro Carlo Levi segreto (Dalai editore), Giovanni Russo, uno dei maestri del giornalismo italiano e firma storica del 'Corriere della Sera', ha raccolto i suoi ricordi e gran parte degli scritti dedicati a Carlo Levi. Si va dalla stagione del confino in Lucania e della denuncia sociale che Levi ha affermato con crudezza nel Cristo si è fermato a Eboli, fino al romanzo sulla nascita della Repubblica, intitolato L'Orologio, agli scritti in prosa pubblicati dall'editore Donzelli e ai disegni della cecità, tracciati da Levi prima della morte.
In questo libro Giovanni Russo ha voluto rendere omaggio a Carlo Levi, di cui è stato molto amico e sottolineare allo stesso tempo quanto c'è ancora di attuale in uno scrittore che per i più ha rievocato solo un mondo scomparso. Levi in realtà ha avuto felici intuizioni sul rapporto tra lo Stato e la cultura meridionale, come anche sulle lotte per la libertà e la giustizia (lo scrittore torinese è stato tra i fondatori del gruppo antifascista Giustizia e Libertà).
In questo percorso, Russo evoca alcuni episodi e scritti leviani poco conosciuti e parla anche della passione leviana per la pittura. Russo analizza con sottigliezza scritti di Carlo Levi sull'Italia e su vari altri paesi, su scrittori e pittori, perfino sugli animali. In particolare, nel 1973 quando è riuscito a disegnare nonostante la cecità, Levi ci ha dato una lezione di umanità e ha rappresentato immagini profonde della sua anima sempre in ricerca di senso. E così ha fatto nella scrittura-pittura del suo ultimo libro, Quaderno a cancelli, che va considerato il 'libro segreto' dello scrittore torinese. Segreto perché manca un'edizione integrale del libro (i curatori di quel libro non hanno pubblicato le pagine scritte da Levi dal 1° giugno 1973 al 23 agosto 1973) e perché alla stesura Levi ha affiancato la realizzazione di almeno 145 disegni della cecità (si veda il libro Carlo Levi inedito, Spes, 2002).
Il saggio di Giovanni Russo prende le distanze dal pregiudizio, secondo cui Levi sia stato un denigratore della Lucania. Russo evoca anche la sua amicizia con Rocco Scotellaro, lo sfortunato poeta di Tricarico morto nel 1953 (Rocco considerava Carlo un fratello maggiore e Carlo considerava Rocco un fratello-figlio). Levi, spiega Russo, "ha scritto pagine che ancora oggi hanno un fondamento di verità e di attualità, come quelle del Cristo si è fermato a Eboli, dove parla del problema meridionale", rimarcando il bisogno di una forma di Stato di cui senta di far parte chi lavora la terra. E se la vita di Levi acquista il passo del romanzo, con la giovinezza a Torino, la lotta clandestina al fascismo, l'impegno durante e dopo la seconda guerra mondiale, Russo sottolinea come la parabola dell'autore del Cristo sia quella di un italiano che ha creduto nel destino democratico e civile del nostro Paese, che si è battuto per esso, e che è stato fino alla morte convinto che l'amore per l'arte e la coscienza morale fedeltà fossero inseparabili.
Recentemente è poi uscito un altro interessante libro su Carlo Levi: si tratta del volume Intertestualità leviane (Settore Editoriale e Redazionale, Università di Bari), in cui sono raccolti gli interventi dell'importante Convegno internazionale sullo scrittore torinese.
Donato Sperduto