INSIEME SI MIGLIORA IL PRESENTE E SI COSTRUISCE UN FUTURO MIGLIORE
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Lo chiedono in tanti. E oggi non ci sono dubbi: il panorama è cambiato

Gay a destra? Sì, è possibile

Riccardo Lo Monaco

Tante, troppe volte mi è capitato di dover sentire sempre la stessa domanda: “come può un gay essere di destra?”. Devo ammettere che spesso mi sono trovato in una certa difficoltà nel dare una risposta del tutto esauriente, anche perché non poche volte mi sono io stesso posto il quesito. La difficoltà non stava tanto nell’enunciare quelli che erano e sono i miei valori di riferimento di una destra europea, storica, liberale, laica, patriottica, legalitaria, quanto la trasposizione e di conseguenza la contestualizzazione di quei valori in quella che era la destra politica italiana.
In effetti non è stato facile convivere in un consesso politico e culturale quasi del tutto egemonizzato da uomini che incarnavano, almeno a parole, lo stereotipo del “camerata” macho che declina pedissequamente, e molto spesso ipocritamente, il trittico Dio-Patria-Famiglia; non è stato facile cercare di portare avanti, in solitaria o all’interno di una ridottissima élite, una visione quasi utopica di una destra capace e soprattutto consapevolmente vogliosa di andare oltre, di proiettarsi verso il futuro e verso le sfide del terzo millennio, ancor più difficile se l’eresia portata avanti si accompagnava ad uno status personale politicamente sconveniente: quello di omosessuale.
Ma veniamo al dunque: perché oggi non ho alcuna difficoltà nel rispondere a quella domanda.
Perché sta finalmente nascendo quella “nuova destra” che in tanti stavamo sognando e aspettando da tempo. Sta prendendo vita una destra europea, moderna, attuale; una destra che si evolve nella consapevolezza di voler dare delle risposte ai quesiti posti dai mutamenti culturali, geografici, storici, antropologici, economici, sociologici; una destra he si dimostra pronta per affrontare le sfide del nuovo millennio e che inserisce nel proprio dna i "nuovi diritti", che si spoglia di tutto ciò che rappresenta beceri stereotipi e allo stesso tempo fa tesoro di idee, valori e tradizioni che le sono proprie.
Anche il vecchio trittico, Dio-Patria-Famiglia, tanto caro ad alcuni, può meglio esser declinato attualizzandolo: consapevoli dell’esistenza di una molteplicità di culti religiosi e rispettosi di chi, per convinzione interiore, un Dio non ce l’ha; patriottici non nella, seppur culturalmente lodevole, anacronistica rivendicazione di Istria, Fiume e Dalmazia, ma nel voler far sentire parte della Patria chi sulla nostra terra non è nato fisicamente ma ne fa parte integrante; assolutamente consci del fatto che una famiglia con figli debba avere precedenza in tema di politiche sociali ma non per questo talmente ottusi da non prendere atto dell’assoluta necessita di riconoscere, di fatto e di diritto, che la società contemporanea è formata anche da nuclei familiari nuovi nella loro composizione.
Soffermandomi sul tema della famiglia e del riconoscimento delle coppie di fatto, siano esse eterosessuali o omosessuali, e soprattutto sul tema del matrimonio che spesso crea scompiglio, sono sicuro di poter affermare che alla stragrande maggioranza di quella parte di comunità nazionale omosessuale sta a cuore il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali e poco importa del matrimonio in sé. Se l’ostacolo insormontabile è rappresentato dal matrimonio in quanto istituzione, sia per le forti influenze della Chiesa Cattolica, sia per un ancora presente gap generazionale e culturale, si sia capaci di trovare una soluzione: stabiliamo in Costituzione che il matrimonio può essere contratto solo tra uomo e donna e facciamo contenti tutti, ma sanciamo sempre a livello costituzionale che la Repubblica riconosce e tutela le unioni e i nuclei familiari formati al di fuori del matrimonio, con tutti i diritti che questo riconoscimento comporta.
Tornando all’essere omosessuale e di destra mi si obietterà, come già accaduto, che le più grandi battaglie del movimento omosessuale sono state appoggiate e cavalcate dalla sinistra ed è vero fino al punto in cui la sinistra, anche quando al governo, non è riuscita neanche ad approvare quella porcheria che erano i Dico. Alcuni sbandierano la tradizione tollerante del Pci ma dimenticano le prime pagine dell’Unità che definiva l’omosessualità “un’aberrazione” o che fu lo stesso Partito Comunista Italiano a rifiutare l’iscrizione a Pier Paolo Pasolini perché omosessuale. Cito, da non missino, che mentre il Pci cacciava Pasolini, Giorgio Almirante nominava responsabile della cultura del partito Armando Plebe, omosessuale dichiarato.
Mi si ricordano le parole del presidente Fini al Costanzo Show nel lontano 1998 sui maestri omosessuali, le ricordo bene, sobbalzai sulla sedia, ma dato che le persone, per fortuna, possono cambiare idea, rivedere e maturare certi convincimenti, abbiamo avuto dimostrazione pratica di come lo stesso Presidente Fini sia oggi distante anni luce da quelle posizioni. Un esempio tra tutti: Gianfranco Fini è stato il primo Presidente della Camera dei Deputati a convocare e incontrare, in veste ufficiale, le associazioni omosessuali, cosa che neanche l’ex presidente della Camera, il compagno Bertinotti, che pur in un famoso congresso si definì “omosessuale, lesbica, transessuale etc”, prese in considerazione.
Sono tanti gli episodi storici che possono denotare tolleranza e intolleranza, da una parte piuttosto che dall’altra, e non mi è difficile riconoscere che la destra italiana ha sempre avuto un atteggiamento di forte contrasto verso il mondo omosessuale e le sue rivendicazioni, così come è stata sempre strenua oppositrice di qualsiasi possibilità di cittadinanza breve e come si è spesso appiattita su posizioni clericali. Ma tutto quello, ora, fa parte della storia, questa è l’alba di una vera “nuova destra” europea, contemporanea, laica, patriottica, liberale, legalitaria; una destra che si nutre delle idee che animano il dibattito al proprio interno; una destra non condizionata da tabù e preconcetti; una destra meritocratica che non osteggia e non “induce” nessuno a mollare l’attività militante e a soffocare la propria passione politica per il semplice fatto di essere differente dai più per razza, religione o orientamento sessuale. Ecco perché, oggi più di ieri, chiunque condivida i valori di riferimento di una destra europea e contemporanea può e deve trovare una casa comune all’interno della quale crescere e confrontarsi nel rispetto delle idee e delle particolarità individuali.
Questa è la nuova destra che nasce dallo spontaneismo che ha portato molti di noi ad incontrarsi in Generazione Italia, in quella che amo definire la mia casa delle idee e che domani entrerà dalla porta principale nel nuovo soggetto politico. Molte donne e molti uomini li abbiamo persi per strada, e per alcuni non deve dispiacerci, altri, una volta presa coscienza, ci raggiungeranno e altri ancora si aggiungeranno a noi per la prima volta per costruire il nostro Futuro e per difendere la nostra Libertà.