L'invito del Comites Argovia all'on Razzi:
"Si documenti prima di scagliare pietre"
Wettingen, 4 Novembre 2010 - Onorevole Razzi, Lei è la prova vivente di quanto il mondo politico sia distante dai problemi dei cittadini. Lei pretende rispetto e ossequi anche quando sa perfettamente di non meritarne. Lei ha iniziato una campagna denigratoria contro le Agenzie consolari di Wettingen e Neuchâtel, senza avvertire l'esigenza di documentarsi sull'attività che svolgono.
Nella sua replica, in occasione del giubileo delle associazioni lucane, non è stato per niente esaustivo: ha fatto un elenco delle proposte di legge da Lei presentate al Parlamento, senza entrare nel merito delle questioni da noi sollevate e ottenendo effetto di distogliere da queste l'attenzione dei presenti. Lei afferma che i documenti presentati dall'Intercomites siano solo carta straccia. Se questo è vero, è anche perché parlamentari come Lei non si sono mai presi la briga di seguire i lavori di questo organismo e di sostenere le sue iniziative. Intendo solo rammentarLe che i Comites sono quegli organismi che lavorano a stretto contatto con l'associazionismo, intercettano i problemi delle nostre collettività e si fanno carico dei loro bisogni.
Onorevole Razzi, io ho semplicemente colto l'occasione di una festa per sollecitarLa a non scagliare più pietre. Visto che alla manifestazione dei Lucani si è discusso anche di problematiche dell'emigazione, mi sono permesso, in un’occasione pubblica, di rispondere al suo comunicato. Credo che la comunità dell'Argovia, che io rappresento, abbia il diritto ad essere informata e messa in condizione di valutare le proposte e le iniziative che riguardano i servizi ad essa destinati.
Per quanto riguarda la Sua attività di parlamentare, che non sono tenuto a conoscere nei dettagli, il mio interesse si rivolge esclusivamente alle proposte di legge che riguardano i servizi per la nostra comunità. E su queste, come presidente del Comites, mi sento in diritto e in dovere di esprimere, insieme ai miei colleghi eletti, una valutazione critica. Lei, onorevole Razzi, da giudizi sulla mia persona senza conoscermi. Il mio impegno sociale è stato sempre caratterizzato da un forte spirito di servizio verso l'associazionismo. Ho dato molto senza chiedere mai nulla, ho dedicato le mie energie e il mio tempo alla ricerca di soluzioni ai bisogni delle nostre collettività. A volte con successo, a volte con delusioni. Non ho padroni di partito: il mio pensiero politico è assolutamente libero e disinteressato. Per questo non guardo in faccia a nessuno, non ho mai chiesto favori, ho solo preteso il rispetto delle leggi, senza interpretazioni di parte. Mi vanto anch'io di essere un operaio!
Sono adulto e vaccinato contro ogni forma di servilismo politico. Quindi, la prego di non offendere: i comunicati li scrivo da solo, senza ricorrere a segretari o portaborse e senza denigrare le persone. La pregherei, anche per giustificare il Suo lauto stipendio, di evitare di fare comunicati senza documentarsi. Credo che sia suo dovere, prima di assumere le Sue posizioni, recarsi sul posto e prendere direttamente visione dei problemi.
Onorevole Razzi, io mi occupo di fatti concreti, come può desumere dai verbali, che testimoniano dell'importante lavoro svolto dal nostro Comites. Ognuno di noi é quello che è. Io non ho mai recato danno all'immagine della nostra comunità. È troppo chiederLe di fare altrettanto?
Mi permetta un'ultima annotazione. Lei parla di buona creanza e di educazione. Mi sembra che secondo Lei questi termini si debbano tradurre in atteggiamenti di servilismo verso i potenti di turno. Ringrazio la mia famiglia di avermi dato una educazione retta e severa, che mi ha fatto crescere con un alto senso civico. Nella mia famiglia vige il motto: prima di essere severi con gli altri, bisogna essere severi con se stessi. Sinceramente del Suo giudizio non so che farmene. Mi interessa solo il giudizio della collettività.
Corrado Trotta - Comites Argovia
La controreplica di Razzi
Roma, 4 Novembre 2010 - Signor Trotta, vedo con piacere che intanto ha fatto buon pro della correzione fattale con la matita rossa ed ha firmato in calce questa volta con nome e cognome piuttosto che chiosare impersonalmente: Comites di Argovia. Pur ribadendo punto per punto quanto rispostole in maniera assai garbata, qualora fosse possibile ne eleverei però a potenza, all’ennesima, il contenuto inasprendo gli aggettivi e concitando l’eloquio.
Nulla di quello che lamenta, riferisca pure a quanti le hanno dettato le parole, risponde al vero. Ma non sono io a confutarlo, sono i miei 40 anni, dico 40, pari a 480 mesi, 2080 settimane, 14.600 giorni, 350.400 ore, 21.024.000 minuti (lascio a lei il calcolo dei secondi) di residenza all’estero da lavoratore a provarlo. Finanche Lei, pensi, potrebbe capire che quanto le hanno imposto di dire non sta né in cielo né in terra e non corrisponde a verità. Amen.
Con la franchezza che mi contraddistingue perché scevra da sovrastrutture e tinture devo imputarle l’approccio scostumato ed indisponente che trasuda da ogni sua parola assemblata alla bisogna. Ribadisco, dicevo, che Lei non è stato capace di mascherare le sue maniere poco urbane neanche per salvare le apparenze nell’occasione di una ricorrenza festosa. E’ chiaro come la luce del giorno che Lei abbia pagato un pegno e tanti altri ne sarà costretto a pagare. Chieda, per favore anche a quelli che hanno buttato alle ortiche il Consolato di Losanna che razza di trattative sotto banco siano state consumate. Chiunque abbia un minimo di buon senso, quindi non occorrono neanche tutti questi anni vissuti sul campo, comprende che un italiano all’estero addirittura presidente di un Comites, trovi tanto logico scagliarsi ed ignorare le necessità di 57.000 italiani suoi concittadini, come se mai tale cosa fosse.
E’ altrettanto chiaro che le incolpevoli preferenze che le hanno appiccato questa medaglia al petto, saranno assai colpevoli se un giorno dovessero reiterare la loro scelta infelice rinominandoLa ancora una volta presidente. La sua ingenuità traspare dalla attitudine assai pronunciata di bersi qualsiasi storiella le vengano a raccontare. Mi creda, Lei è talmente lontano da Roma da non avere la benché minima idea di quello che succede veramente nel “Palazzo”. Si scappella, si inchina al cospetto di quanto le fa credere l’onorevole di turno e finisce con il prestarvi fede.
Lei sì che staziona su di un piedistallo, Lei sì che si ammanta di prosopopea inutile ma ridondante che rifila ai suoi concittadini che hanno a che fare purtroppo con la vita difficile di ogni giorno, Lei sì che dovrebbe avere l’umiltà di studiare e colmare qualche lacuna, Lei sì che è un maestro di presunzione. Allora, mi stia a sentire esca dall’angolo in buon ordine. Esca da quell’angolo nel quale i suoi referenti l’hanno relegato e dove io la terrò bene a bada. Non potrà mai e poi mai avere l’ultima parola. Avendola avuta Lei per primo, io l’avrò per ultimo.
On. Antonio Razzi