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Razzi:"Le mie infinite mortificazioni subite nell’Italia dei Valori
Aspetto ancora che il Presidente risponda ad una mia del 27.1.09"

Roma, 14 dicembre 2010 - "Non è mai successo, mi sono informato presso tutti gli altri colleghi e tutti gli altri partiti, che un deputato di questa Repubblica non abbia ricevuto risposta alcuna ad una lettera spedita al proprio Presidente un anno prima. Non è mai successo e non succede che per parlare con il segretario del proprio partito un deputato debba scrivere una lettera e nonostante averla scritta, non ricevere risposta venendo ignorato come si fa con uno qualunque. Non è mai successo e non succede che per perorare le istanze dei connazionali che ho rappresentato, abbai avuto bisogno di lunghe anticamere fuori alle porte chiuse dei dirigenti di partito. Non è mai successo e non succede che abbia dovuto mettere le mani nelle mie tasche per ogni spesa ed esborso per manifestazioni di partito tenute all’estero.
La lettera che accludo in calce è stata da me scritta il 27 gennaio 2009 recapitata ad Antonio Di Pietro e per conoscenza anche al capogruppo alla Camera On. Massimo Donadi. Rileggendola oggi, mi vergogno di averla scritta, di essermi prostrato al cospetto di cotanta indifferenza maleducata ed irresponsabile. La eloquente strafottenza dovuta all’impermeabile atteggiamento del destinatario, oggi, mi mette veramente la vergogna addosso.
Le offese e gli sputi in faccia nonché le minacce molto serie che sto ricevendo ultimamente e che mettono in serio pericolo la mia incolumità e quella dei mie familiari, non sono niente al cospetto di quanto ho dovuto passare a livello di mortificazioni all’interno del partito.
Oggi sembra che nel mondo intero non si parli di altri che di Antonio Razzi. Ma come? Quello a cui non si reputò che valesse la pena di rispondere, quello sempre ignorato come se fosse una nullità?
Il tentativo miserando di appiopparmi una croce che non è la mia e che non tocca a me portare fallirà perché i mali di questo paese non sono dovuti certo ad Antonio Razzi, l’ultimo arrivato, quello che per scrivere in politichese ricorre agli scrivani, quello che ingenuamente affronta i microfoni dei giornalisti come se fossero amici di lunga data permettendosi anche di fare fuori luogo lo spiritoso ed in cambio ottiene la diffamazione – notizia che aiuta a vendere copie. Non per ultimo l’articolo apparso ieri sul Fatto quotidiano dal titolo “Alfano e Frattini, anche i ministri si sono mossi per Razzi”.
Ci mancherebbe altro che fossi proprio io a pagare i conti di una fase storica confusa alla quale sono stato sempre estraneo a prescindere e per principi.
Il timor di Dio e delle sue leggi, quello sì che mi fa paura, quello sì che mi intima e mi minaccia. Sono una persona perbene che non intende fare da catalizzatore di tutti i guai che affliggono questo paese. Ho ritenuto che l’Italia dei Valori non facesse gli interessi degli italiani all’estero e quindi non fosse idonea a rappresentarli perché se il loro referente era ignorato a questi livelli, tutte le comunità erano ignorate in blocco. Questi sono fatti non chiacchiere. Come fatti sono la mia provata fede e fedeltà al Capo padre padrone non più tardi di due mesi addietro esponendo la mia persona davanti a tutte le platee del mondo al solo fine di dimostrare di quale pasta fossi fatto. Neanche questo è stato sufficiente ad accreditarmi.
La maturazione politica che mi ha spinto ad uscire dal partito è lecita, appartiene agli uomini liberi che hanno il diritto di vagliare e percorrere nuove strade ed esperienze. E’ una prerogativa inalienabile che appartiene ai parlamentari liberi senza vincolo di mandato".